LESLEY LOKKO.
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CIELI DI ZAFFERANO.
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Parte 2.
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Traduzione di: Jle Da Rin.
MONDADORI Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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41.
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Le vide appena entrata, appoggiate alla parete del pianerottolo senza troppi riguardi. Si ferm sulle scale e sollev la tela per osservarle meglio.
Charlie, aspetta... grid. Fermati un attimo. Si allontan per esaminarle. Sei opere in tutto, tele enormi ammucchiate l'una sull'altra. Si domand chi fosse l'autore.
Guard la vernice. C'erano parecchi strati. Un tramonto che sembrava quasi fotografato per la qualit e la nitidezza dell'immagine...
i viola e i rossi erano tracciati con spesse righe orizzontali.
Dal rosso sangue al rosa pallido, quasi trasparente. Sopra il tramonto c'erano degli strani simboli cartografici: la direzione e l'intensit dei venti, isobare, dati barometrici... li riconobbe vagamente dalle previsioni del tempo che aveva visto in tiv. Contorni di perturbazioni, aree di alta e bassa pressione e accumuli di elettricit. Osserv il quadro con attenzione, cercando di leggerne il significato: era una specie di cartina? C'erano dei grafici, delle scritte sottili con alcuni nomi... Rotterdam, Le Havre, Calais, Long Beach, Monrovia, capo di Buona Speranza, un miscuglio di porti e approdi di tutto il mondo. E alla fine, l'ultimo strato... migliaia di piccoli segni bianchi riprodotti con lo stampo...
sottili, di forma irregolare ovale e oblunga, che ricoprivano tutta la superficie del tramonto e di quella specie di cartina, in alcuni punti pi spessi, in altri pi sottili e isolati. "Incredibile" pens Becky, rialzandosi. "L'autore ci avr messo un'eternit a realizzarlo." Diede un'occhiata alle altre tele e riconobbe temi simili: un'immagine molto colorata in grande scala sul fondo, annotazioni calligrafiche sovrapposte e i simboli che riempivano lo spazio in primo piano. Quei dipinti erano cos insoliti, sembravano una via di mezzo tra cartografia, poesia e arte.
Becky!  la chiam Charlie in cima alle scale. Cosa cavolo stai facendo ancora l? url.
Arrivo rispose lei meccanicamente. Prese velocemente nota del nome dell'artista: Saba Mehret. Singolare. Poi corse di sopra.
Il luned mattina and al lavoro come un razzo.
Morag, la proprietaria della galleria, la vide entrare velocemente dalla porta. Hai passato un bel weekend? le chiese sorridendo.
Splendido. Morag, ascolta. Ho visto una cosa... hai un minuto?
La sera, correndo a prendere l'autobus, non stava in s dalla gioia.
Ce l'aveva fatta! Non solo era riuscita a convincere Morag a dare un'occhiata ai quadri, ma lei avrebbe addirittura organizzato una mostra. Era la svolta che Becky aspettava. Da circa un anno era assistente conservatore alla ECI, una piccola galleria dell'East End. Era un lavoro fantastico, le piaceva da morire.
A volte non riusciva a credere di aver impiegato cos tanto a mettere veramente a frutto la sua laurea in arte accantonando il pensiero che un giorno sarebbe diventata un'artista. Era successo due anni prima, quando aveva rivisto Amber e Madeleine a Londra. Ormai Amber era una giornalista affermata della prestigiosa rivista "Financial Digest" con sede a Londra e Madeleine era la dottoressa Szabo, destinata a diventare un grande chirurgo di fama mondiale. Becky... be', quando si erano viste a cena lei aveva un lavoro temporaneo. Era stata una serata strana: tutte e tre di nuovo insieme dopo quasi due anni. Dopo l'ultimo incontro con Becky, Amber aveva improvvisamente deciso di tornare a New York e aveva lavorato per due anni in un giornale locale, per fare un po' d'esperienza, aveva spiegato alle amiche. Voleva
essere assolutamente sicura che nessuno potesse mai accusarla di sfruttare il suo nome o i contatti di Max. Era giornalismo di basso livello - cronache cittadine, piccola criminalit, la fondazione della squadra locale di calcio femminile -, ma Amber si era guadagnata i galloni sul campo e ne era orgogliosa. Becky si ricord di come l'aveva ammirata a tavola, seduta di fronte a lei.
Madeleine si era naturalmente laureata con la votazione migliore del suo corso e aveva vinto una borsa di studio per svolgere la seconda parte del tirocinio allo University College Hospital di Londra. Quando era toccato a Becky raccontare che cosa facesse, be', non c'era stato in realt molto da dire. Aveva brindato al successo delle amiche e, cacciando indietro le lacrime, aveva giurato a se stessa che al prossimo incontro anche lei avrebbe avuto un traguardo da festeggiare.
Il fatto strano era stato la rapidit con cui le cose avevano iniziato a ingranare non appena lei aveva preso una decisione. Il luned successivo al loro incontro, aveva visto un annuncio sul giornale. "Cercasi assistente conservatore per galleria, giovane e alternativa. Belle arti, compresa fotografia, scultura e composizioni.
Esperienza gradita ma non indispensabile." Becky non sapeva nemmeno bene che cosa si intendesse per "alternativa".
Aveva buttato gi un curriculum, aveva scritto una breve lettera di accompagnamento ed era andata a imbucare la lettera pregando che succedesse qualcosa. La settimana successiva aveva avuto il colloquio e il giorno dopo il posto. Morag, la proprietaria della galleria, era una simpatica donna di Glasgow, vicina alla quarantina, che aveva fatto lo stesso percorso di Becky: dopo aver conseguito la laurea in Belle Arti alla famosa Macintosh School of Art, si era fermata per quattro anni chiedendosi come mai non ci fossero offerte di lavoro per lei. Aveva vissuto con un gruppo di scozzesi formato da artisti, camerieri e segretarie in un vecchio loft in Charlotte Street nell'East End e riflettendo con alcuni degli altri era giunta a una conclusione: gli edifici industriali abbandonati in quella zona della citt sarebbero stati spazi perfetti per organizzare mostre d'arte, soprattutto per
dare voce a quel genere di arte che non funzionava nelle gallerie ufficiali del West End. All'inizio gli eventi erano stati pochi: la
ECI, che Morag aveva avviato da sola; Showrooms in fondo alla strada su Shoreditch High Street; Cavalier in Bingham Street e la recentissima inva, l'Istituto di arti visive in Rivington Street.
Le strade semiabbandonate a est di Liverpool Street non offrivano molto altro, ma c'erano un sacco di artisti squattrinati che vivevano nei loft sopra i negozi vuoti e Morag ne conosceva parecchi.
Pian piano la sua reputazione nell'individuare un bravo artista emergente o riconoscere una tendenza cominci a crescere.
Nei tre anni di attivit dopo l'arrivo di Becky, aveva ottenuto due grandi successi, il che significava avere finalmente qualche soldo in pi sul conto e potersi permettere, se necessario, di correre qualche rischio.
Cos quando un luned mattina Becky era piombata nella galleria annunciando che aveva appena scovato dei quadri pazzeschi
- Devi assolutamente vederli, Morag... quella donna  un genio, credimi! -, Morag aveva subito accettato la sfida. Le due donne si erano infilate il cappotto e si erano avviate verso la casa dove Becky aveva visto le tele in occasione di una festa di compleanno di un amico del suo fidanzato, Charlie. Quando aveva cercato di rintracciare l'autrice, le avevano detto che se n'era appena andata, diretta a un altro party. Becky aveva passato il resto della serata girovagando in Shore ditch High Street da una festa all'altra in cerca di una tipa di nome Saba Mehret. Quando finalmente l'aveva trovata, aveva scoperto che non solo quella giovane donna era un'artista di grande talento ma che era anche una potenziale star della stampa e tiv. Era prossima alla trentina, mezzo svedese e mezzo etiope, cresciuta a Detroit, nel Michigan, e arrivata a Londra da poco. Era anche bellissima. L per l Becky non aveva badato se fosse anche simpatica: era giovane, esotica e aveva talento. Non c'era bisogno d'altro. Aveva dato a Saba un biglietto da visita, le aveva chiesto un recapito telefonico e le aveva promesso che si sarebbe fatta viva.
Allora, che ne pensi? aveva chiesto Becky senza riuscire a nascondere il nervosismo.
Morag era rimasta un attimo pensierosa. Penso... penso che sono belli. Ha una galleria? Ha gi esposto da qualche parte?
Non credo. In realt... mi sono dimenticata di chiederglielo.
Be', cerca di scoprirlo. Credo si possa costruirle intorno qualcosa di interessante. Sono belli.
Becky avrebbe voluto abbracciarla. Erano tornate alla galleria conversando animatamente e al momento di aprire la porta avevano gi deciso il titolo della mostra - Mark Up - e una serie di date. Il passo successivo, che Becky avrebbe gestito da sola, era di portare Saba alla galleria per un primo colloquio e per le trattative.
Pur non avendo mai esposto a Londra, Saba si rivel molto accorta.
Entr nella galleria con un paio di jeans sporchi di vernice, scarpe da tennis polverose, una giacca di Chanel a quadri bianchi e rosa con bottoni di perla e una collana in tinta. Era minuta, aveva la pelle color caramello e grandi occhi grigi. I capelli erano una massa di riccioli castano scuro e al polso sinistro aveva dei bracciali d'argento che tintinnavano a ogni movimento.
Becky la guardava estasiata. Nella sua testa gi vedeva la pubblicit e il piano di marketing. Enormi fotografe in bianco e nero dell'artista, piccole stampe raffinate di alcune sezioni dei suoi quadri, brani delle sue poesie, esempi dei nuovi lavori ancora in fase di realizzazione. Con un po' di fortuna, la ECI avrebbe potuto raggiungere la stessa fama di cui godeva - o avrebbe goduto - Saba Mehret. Becky se lo sentiva. Ed era stata lei a scoprirla.
Morag ascolt i progetti di Becky per pubblicizzare la mostra. Si capiva che ne era davvero entusiasta. Per la prima volta da quando si trovava all'ECI, aveva finalmente per le mani qualcosa che poteva definire suo ed era emozionata all'idea di veder crescere una cosa che lei stessa aveva creato.
Dopo che i contratti fra l'ECI e Saba furono firmati e tutte le
questioni legali risolte con grande sollievo di Morag e di Saba stessa, iniziarono a occuparsi dell'organizzazione della mostra.
Becky fece rimuovere le sei enormi tele dal pianerottolo e le fece trasportare nel magazzino della galleria. Nello studio di Saba ce n'erano altre otto pi piccole, insieme a una miriade di schizzi e di disegni. Le due donne trascorsero una mattinata davvero piacevole passando in rassegna il contenuto delle cartelline e selezionando i pezzi per la mostra. La scelta cadde su venti disegni a matita e inchiostro, nello stile dei famosi collage di frammenti di fotografie di Basquiat, con appunti scarabocchiati e piccole macchie di colore. Secondo Becky, e Saba era d'accordo, per far risaltare al meglio i quadri sarebbero state pi indicate delle cornici lisce in faggio chiaro con un passepartout bianco. Fissarono un appuntamento con un fotografo amico di Saba perch scattasse le foto in bianco e nero che voleva Becky; tutto sembrava procedere a meraviglia. Nei tre mesi circa che mancavano all'inaugurazione, Saba avrebbe terminato gli otto lavori pi piccoli lasciando a Becky il marketing e l'organizzazione della mostra.
Quella sera Becky rientr a casa che erano quasi le otto. Morag l'aveva praticamente sbattuta fuori dall'ufficio ridendo: Fila a casa! Pensa un po' a te stessa! . Becky aveva preso il cappotto e se n'era andata controvoglia.
Apr la porta chiedendosi se Charlie fosse gi tornato. La casa era vuota e silenziosa. And in cucina ma anche l tutto era tranquillo e pulito, segno evidente che lui non era ancora rientrato.
Lei sorrise fra s e sal di sopra. Si spogli nella grande camera da letto al primo piano e s'infil qualcosa di pi comodo. Cinque minuti pi tardi, con indosso un paio di pantaloni felpati e un maglione di lana, scese in cucina e apr il frigorifero. Charlie probabilmente era a una cena di lavoro. Ultimamente Becky faceva fatica a ricordare i numerosi impegni del suo fidanzato.
Charlie era uno di quegli uomini d'affari che non sapevano mai spiegare bene che lavoro facevano, a parte presenziare a un mucchio di cene. Era molto affascinante, raccoglieva ampi consensi e proveniva da un'ottima famiglia con eccellenti conoscenze.
Aveva frequentato le scuole migliori e, bench fosse stato espulso dall'universit dopo un solo trimestre, la cosa non sembrava aver avuto conseguenze negative sulla sua carriera. Becky si fece una mezza risata al ricordo di quando Charlie le aveva raccontato come avesse ottenuto il posto in cui lavorava da dieci anni e che sembrava adattarsi alla perfezione alla sua indole piuttosto pigra.
Dopo la cacciata estiva dalla Durham, per un po' aveva girovagato con lo zaino in spalla. Aveva visitato il Nepal, aveva consumato abbastanza oppio da bastargli per una vita, aveva passato un anno in una fattoria nell'entroterra e, raggiunta una certa maturit, era tornato a Londra. O, almeno, cos aveva detto. Quando un amico gli aveva consigliato "qualcosa nella City", Charlie aveva tirato fuori un elenco di aziende che assumevano laureati, dimenticando per un attimo di non appartenere a quel selezionato gruppo, e ne aveva scelti due con i nomi che suonavano meglio. La settimana successiva aveva gi ottenuto due colloqui in date diverse, uno dei quali includeva un invito a colazione. Al primo appuntamento era arrivato in ritardo perch si era perso nel dedalo di stradine attorno al Bank; dato che la persona che doveva incontrare era momentaneamente fuori ufficio, era stato fatto accomodare su un morbidissimo divano con una pila di riviste da sfogliare in attesa del dottor Sherburne-Burridge. Aveva passato un'ora molto piacevole sfogliando "Tatler" e "Vogue", senza curarsi delle riviste finanziarie pi impegnate, finch alle tre aveva fatto la sua comparsa un uomo basso e grassoccio, chiaramente reduce da un lauto pranzo. Charlie era stato fatto accomodare in un grande ufficio e aveva risposto ad alcune domande sulla scuola (Harrow), sull'universit
(Durham, purtroppo interrotta dopo poco), sui contatti nella City (nessuno) e sugli sport praticati (un mucchio).
Lui si era mostrato un po' guardingo: non poteva essere cos facile.
E invece lo era stato.
Una settimana dopo, aveva iniziato a lavorare come praticante analista di fondi d'investimento (aveva confessato di non avere la minima idea di che cosa volesse dire), ma nel giro di dieci anni, era riuscito a farsi strada e a far carriera, perfino pi di Sherburne-Burridge, fino a raggiungere la posizione che Becky non era mai riuscita a pronunciare e men che meno a ricordare.
Qualunque tipo di lavoro svolgesse, sembravano pagarlo molto bene. In pi, naturalmente, c'era l'eredit. Charlie era figlio unico, la madre era morta quando era un ragazzino e il padre quando lui aveva ventitr anni. Cos, a ventiquattro anni si era ritrovato con due abitazioni: un fighissimo appartamento da scapolo a Islington e una grande casa nel sobborgo residenziale immerso nel verde di Dulwich. Quando un amico comune gli aveva presentato Becky, Charlie si era reso improvvisamente conto di non avere nessuno al mondo. Le aveva detto che gli ricordava sua madre, una signora dai capelli rossi molto affascinante. Becky, troppo ingenua per cogliere tutte le implicazioni di quella dichiarazione, ne era rimasta lusingata. Gli ci erano voluti tre mesi per convincerla a trasferirsi nella casa di Dulwich, cosa che era avvenuta un anno prima.
Becky chiuse lo sportello del frigorifero con un calcio e and verso il tavolo da pranzo in legno di quercia che lei e Charlie avevano adocchiato durante una vacanza in Spagna e la cui spedizione a Londra era venuta a costare quattro volte il prezzo d'acquisto.
Era solido, aveva una storia alle spalle e smorzava la severit della cucina in acciaio che Charlie aveva voluto acquistare a tutti i costi. Becky si ferm ad ammirare quella tranquillit e quel lusso privo di ostentazione, quei piccoli tocchi che rendevano la casa cos piacevole per lei e per le persone che aveva invitato.
"Guarda... non mi manca nulla. Cucina Aga, lavastoviglie Zanussi, contenitore per il pane Brabantia e tostapane Duralit."
Charlie le aveva addirittura concesso alcuni tocchi artistici: le veneziane al posto delle tende e il vistoso tappeto persiano in ingresso... ruggine, verde oliva e rosso scuro, altro che quelle tonalit di azzurrino e bianco che Charlie amava. A lei piaceva da impazzire ricevere gli amici a casa, persino gli artisti che, contro qualsiasi previsione, erano simpatici anche a Charlie. Dopotutto, era stato proprio alla festa di un direttore editoriale amico di Charlie che Becky aveva visto i quadri di Saba. David Mallam aveva ereditato dai suoi una casa ditrice, piccola ma prestigiosa, specializzata in arte moderna e Saba aveva conosciuto l'affascinante moglie di David, Dot, in una galleria. Saba era arrivata a Londra da poco e, quando si era lamentata per la mancanza di spazio, Dot le aveva generosamente offerto di ospitare i suoi quadri nell'enorme loft che lei e David avevano in fondo a Fournier Street. Strano posto per vivere per un direttore editoriale, non aveva mancato di far notare Becky, ma Charlie si era tappato una narice dicendo che gli artisti non erano i soli in grado di riconoscere un bel posto. Lui stesso aveva pensato a qualche investimento immobiliare in quella zona. Becky aveva sorriso, scuotendo la testa. Charlie. Era proprio incorreggibile.
Scost una delle sedie e si sedette col suo piatto d'insalata di mele, verdure miste e prosciutto. Si vers un bicchiere di vino rosso e apr il giornale che Charlie aveva lasciato al mattino. Diede un'occhiata ai titoli fino alla pagina degli spettacoli e pass velocemente in rassegna i programmi della tiv. Non c'era granch.
Si concentr sul suo piatto con la mente di nuovo rivolta alla mostra da organizzare.
Quando Charlie rincas, Becky era quasi addormentata. Lo sent trafficare da basso, poi ud un tonfo seguito da un'imprecazione tra i denti. Si gir nel letto, divertita, e dopo qualche secondo la porta si apr e Charlie mise dentro la testa.
Dormi? bisbigli.
Non pi rispose lei sottovoce.
Oh, scusami. Temo di aver esagerato con l'alcol si giustific lui, barcollando verso il letto.
Sono d'accordo assent Becky arricciando il naso. Fumo di sigaro e porto. Charlie era un trentaquattrenne con i gusti e le abitudini di un cinquantenne.
Davvero? Faccio proprio schifo esclam sedendosi accanto a lei con un sorriso. Poi fece scivolare una mano sotto il piumone di seta e si fece strada fino alla sua pancia nuda. Ti sei messa la camicia da notte disse con un gran sospiro.
Becky rise. E allora?
E allora? Avevi promesso che non l'avresti fatto.
Quando? chiese lei, sorpresa.
Stamattina, non ti ricordi? Ti ho detto che sarei andato a cena con Gleesman e tu mi hai chiesto se avrei fatto tardi. Io ti ho detto di s e ti ho pregata di aspettarmi senza niente addosso spieg lui giocherellando con la catenina che le pendeva al collo.
Non ricordo nemmeno una parola di quella conversazione rispose Becky allontanando la mano fredda di lui.
Oh, s invece. Charlie si chin verso di lei, e le sue labbra erano quasi altrettanto fredde della mano. La lingua, al contrario, era calda e si fece facilmente largo nella bocca di Becky, che avvert il sapore dolciastro del porto mischiato a un vago sentore di cioccolato. Toglitela le sussurr tirandole la camicia da notte.
Becky si sedette sul letto e si sfil la camicia dalla testa. Charlie dopo un attimo accese l'abat-jour sul comodino. Le piaceva guardarla, ammirare i suoi piccoli seni pallidi, la pelle candida e la cunetta dell'ombelico che per lui assomigliava a un'arancia. Liberatosi a sua volta dei vestiti, si infil nel letto. Aveva gi un'erezione.
A Becky non sarebbero dispiaciuti un po' di preliminari
- le cose che amava di pi -, ma mentre lui la attirava sopra di s, pens che comunque era molto fortunata ad avere un fidanzato come Charlie, una casa bellissima e una vita interessante.
Lei aveva venticinque anni. A pensarci bene, solo poco tempo prima non avrebbe mai detto che sarebbe stato cos facile. Ora aveva tutto ci che desiderava. Da un anno a quella parte, tutto aveva cominciato ad andarle incredibilmente bene. Avevano fissato la data del matrimonio la primavera seguente, e Amber e Madeleine sarebbero state le sue testimoni. Le due amiche non erano fidanzate. Ripensando all'epoca in cui le sembrava che loro avessero tutto e lei niente, Becky dovette ammettere di provare
un certo senso di superiorit. Becky Aldridge non aveva passato un solo giorno da single dal giorno in cui si era infilata nel letto di Kieran Sall e aveva scoperto gli effetti che potevano avere sulla maggior parte degli uomini un paio di tette, una pelle d'alabastro e delle belle gambe.

42
Qualcuno, un giorno, aveva insegnato ad Amber un piccolo trucco: se si fosse concentrata su qualcos'altro, il tempo sarebbe volato.
Cerc di pensare a una cosa qualunque, ma non riusc. Con i muscoli delle gambe contratti e indolenziti guard il contapassi, che segnalava sei chilometri. "Soltanto sei?" Significava che gliene restavano altri tre. Nove chilometri al giorno era l'obiettivo che si era prefissa e che stava per raggiungere, anche se le gambe erano gi molto affaticate. Continu a correre, circondata da uomini e donne che facevano altrettanto. Sembrava la fuga precipitosa di un branco di animali inferociti: venti paia di piedi che pestavano sulla gomma tutti assieme. Non si ferm.
Un quarto d'ora pi tardi aveva finito. Fece i soliti esercizi obbligatori di stretching, si asciug il sudore dalla fronte e si avvi verso la doccia, la parte migliore di qualunque esercizio. Ormai era diventata parte della routine prima di tornare a casa, tre volte la settimana. Come aveva detto a Becky, stare tutto il giorno seduta davanti al computer era deleterio. Fece la doccia e si vest a tempo di record, usc dalla palestra e prese un autobus con tre posti liberi. Un lusso. Arriv a casa giusto in tempo per il telegiornale delle otto.
Entrando, il bip della segreteria telefonica le indic che qualcuno aveva chiamato. Accese la luce, gett il cappotto sulla sedia e si apprest ad ascoltare. La spia rossa che lampeggiava furiosmente le rivel che c'erano sei messaggi. Premette il pulsante e si diresse verso il frigorifero. Grazie al cielo erano tutti di Max.
Sebbene fosse passato quasi un anno dall'ultima di quelle silenziose telefonate di minaccia, ogni volta che alzava la cornetta provava ancora un certo disagio. Era sicura fosse Henry. La voce profonda di Max risuon per tutta la casa. Doveva richiamarlo immediatamente a Minorca. "Proprio adesso che inizia il telegiornale" pens avvicinando il telefono. Avrebbe visto l'edizione delle dieci, si disse componendo il numero privato di Max.
Ciao esclam sedendosi sul divano con un bicchiere di vino.
Ho appena sentito il tuo messaggio. Che c'?
Dov'eri? chiese lui in tono seccato.  tutto il giorno che ti cerco.
Oggi non ero in ufficio, avevo un'intervista. Sono appena rientrata, ero in palestra.
Ah. Comunque, ascolta, ho bisogno di un favore.
Amber aggrott le sopracciglia. Un favore? Max le chiedeva un favore? Di che genere? domand con prudenza.
Mi serve un testo scritto. Un articolo... un pezzo giornalistico.
Si tratta del progetto che stiamo mettendo in piedi. Ho bisogno che tu vada a Bamako...
Dove? Amber trasal.
A Bamako, nel Mali. Dovresti andarci il mese prossimo, prima che...
Max. Io lavoro per guadagnarmi il pane! Non posso alzarmi un bel giorno e partire praticamente senza preavviso. E poi di che progetto stai parlando?
Non  senza preavviso, puoi prenderti le ferie, giusto? E una cosa importante, Amber. Ho bisogno che qualcuno ne scriva...
Senti, perch non ci vediamo questo fine settimana? Se vuoi posso venire a Londra, cos andiamo a cena e ti spiego tutto.
Ma perch non puoi rivolgerti a qualcun altro... voglio dire, avrai centinaia di giornalisti cui chiederlo. Perch proprio a me?
E poi, comunque, sembrer strano... io che scrivo un articolo su uno dei tuoi progetti.
 questo il punto. Non voglio che si sappia che sono coinvolto anch'io. Ascolta, ti chiamo sabato, okay? Pranzeremo al mio circolo. E con queste parole Max chiuse la conversazione mentre Amber restava a fissare il video provando un misto di rabbia e confusione.
Bevve un sorso di vino. C'era dell'altro. Tende Ndiaye. Doveva trattarsi di qualcosa che aveva a che fare con lui. Amber l'aveva rivisto una sola volta dopo la festa di quattro anni prima.
Nonostante tra i due uomini ci fossero quasi trent'anni di differenza, Tende e Max erano diventati grandi amici. Amber prov fastidio accorgendosi che la reazione che provava al solo pensiero di quell'uomo non era cambiata. Aveva il respiro corto e il polso accelerato. Tende aveva suscitato il suo interesse, tutto qui, o almeno era questo che lei continuava a ripetersi. Non voleva proprio scoprire che cosa fosse successo tra lui e Paola. L'ultima volta che l'aveva visto, Tende e Max avevano fatto una tappa di un giorno a Londra andando da qualche parte in Estremo Oriente.
Lei era a casa, avevano scambiato s e no cinquanta parole in tutto e non le era sembrato n il luogo n il momento per affrontare l'argomento: "A proposito, ti sei portato a letto mia sorella?
O magari  stata lei a portare a letto te?". Lui le era parso diffidente, esattamente come quando si erano conosciuti, ma prima che Amber potesse pensare a come tenere viva la conversazione, Max era entrato in cucina e poco dopo i due erano andati fuori a cena. Ovviamente, dopo quell'incontro lei aveva ricominciato a pensare a lui e c'erano volute settimane prima di riuscire a toglierselo dalla mente di nuovo. Un tipo bello e diffidente.
Per un po' Amber si era divertita a trovare degli aggettivi per descriverlo: coinvolgente, controllato e complesso. Poi si era detta che non era il caso di correre troppo con la fantasia.
Adesso Max glielo aveva ricordato, cos a bruciapelo. Amber si chiese quale fosse il progetto a cui Max stava lavorando. Negli ultimi mesi suo padre era sempre pi scatenato. Continuava a viaggiare tra l'Estremo Oriente, l'Australia e il New Mexico ed era stranamente restio a spiegare che cosa stesse facendo e dove. L'ultima
volta che Amber era stata a casa, avevano consegnato una montagna di libri per lui. Aveva cercato di darci un'occhiata, ma gli scatoloni erano sigillati. E dopo il pasticcio che aveva combinato Kieran, quando Max si allontanava da Londra chiudeva a chiave lo studio e la sua camera da letto, per cui non si poteva curiosare tra le sue cose. Amber bevve un altro sorso di vino. Va be', qualunque progetto fosse, l'avrebbe saputo presto. Alz di nuovo il telefono, la sera prima Madeleine le aveva lasciato un messaggio.
Max entr nella sala da pranzo del circolo tutto sorridente. Aveva un ottimo aspetto, era abbronzato, in forma e raggiante. Amber ebbe un tuffo al cuore: qualsiasi cosa suo padre volesse da lei, non sarebbe certo stata n semplice n di poco conto. Max non le aveva mai chiesto un favore prima di allora e lei aveva il sospetto che non ne avesse mai chiesti a nessuno.
Tesoro esclam raggiungendo il tavolo.
Il cuore di Amber era sempre pi in tumulto. Quando mai Max aveva chiamato qualcuno "tesoro"?
Max aspett che entrambi avessero finito di pranzare e che fossero serviti i due espressi. Quindi, dopo essersi passato delicatamente il tovagliolo sulle labbra, si appoggi allo schienale della sedia. Voglio che tu scriva una cosa per me disse venendo al dunque. Un pezzo d'opinione. Adesso ti spiego quello che mi serve e tu deciderai come farlo.
Amber annu cautamente. Naturalmente Max dava per scontato che lei l'avrebbe scritto. Appoggi la tazzina e si prepar ad ascoltare. La storia si rivel affascinante.
Da qualche anno ormai, le spieg Max, si sentiva un po' irrequieto.
Niente di grave, solo la sensazione che una parte del vecchio entusiasmo per il lavoro se ne fosse andato. Era arrivato in vetta, aveva abbastanza denaro per poter garantire il futuro persino agli eventuali nipoti. Era rispettato, temuto e detestato quasi in ugual misura. Il suo giro d'affari era considerevole e la sua influenza andava ben oltre le trattative che conduceva personalmente. Aveva raggiunto l'apice della sua carriera professionale e non gli restavano molti altri obiettivi da perseguire: presto sarebbe iniziata la parabola discendente, ma per lui quello era un pensiero assolutamente inconcepibile.
Quando, nel 1986, aveva conosciuto Tende Ndiaye, ne era rimasto colpito: un giovane viceministro poliglotta con un'invidiabile conoscenza di lingue, culture, sfumature sociopolitiche e fatti del mondo... Chi non ne sarebbe rimasto affascinato? Conclusi i suoi affari a Berlino Est, Max era tornato a Londra e, cos su due piedi, aveva deciso di dare un'occhiata alla voce "Mali" nella prestigiosa enciclopedia allineata lungo le pareti del suo studio. L'articolo non era molto dettagliato. Allora aveva ordinato alcuni libri francesi su quel paese - a quanto pareva le informazioni sul Mali erano quasi esclusivamente in francese - e un giorno, per pura coincidenza, mentre aspettava di vedere un vecchio amico nei suoi uffici della City, aveva sfogliato un numero del "National Geographic" per ingannare l'attesa. L'articolo d'apertura era intitolato: Mali: il regno del sale e a Max erano bastati cinque minuti per divorarlo, abbandonare la riunione con mille scuse e correre gi per le scale davanti agli occhi sbalorditi dell'addetto alla reception. Non aveva perso tempo, come sempre, ed era saltato su un taxi per fiondarsi alla Biblioteca Nazionale per informarsi su tutti i libri, le riviste e gli articoli disponibili su due argomenti: sale e Mali. Nel giro di una settimana la sua segretaria gli aveva consegnato i volumi ordinati e lui si era messo subito a leggere. Gli ci erano volute altre due settimane, ma alla fine gli era venuta un'idea. Era assolutamente folle, pazzesca e inconcepibile... ma erano anni che Max non era cos eccitato all'idea di un nuovo progetto.
Un tempo il Mali, continu a spiegare ad Amber che lo seguiva a bocca aperta, era stato un impero immensamente ricco, costruito soprattutto sui commerci attraverso il Sahara. Citt come Timbuctu e Djenn erano state centri quasi leggendari di potere, erudizione e cultura per generazioni di europei. Il sale era un prodotto talmente prezioso per le popolazioni del Sahara meridionale che in luoghi come Timbuctu era scambiato alla
pari con l'oro. Tuttavia, verso la met del diciottesimo secolo, erano state aperte altre strade per il commercio, erano sorte altre dinastie e il potere e l'influenza dell'impero del Mali si erano drasticamente ridotti. I francesi avevano colonizzato quasi tutti i territori della fascia centrale dell'Africa occidentale, dando a essi il nome di Sudan occidentale francese e, per decenni, il declino era stato pressoch totale.
"Perch non hai mai mostrato tutto questo interesse per le mie lezioni di storia?" avrebbe voluto chiedergli Amber. Non aveva mai visto Max cos entusiasta.
L'articolo che aveva letto sul "National Geographic" era soprattutto di carattere storico, corredato di molte magnifiche foto di paesaggi aridi, delle splendide rovine di Djenn e Timbuctu e delle moschee interamente costruite con il fango. Ma a colpire veramente Max erano state le immagini e le brevi descrizioni delle cave di sale di Taoudenni e Tghaza, nella parte pi a nord del paese. Una didascalia - che Max ricordava ancora parola per parola - parlava di un vecchio cieco che aveva passato tutta la vita a guidare le carovane di cammelli che attraversavano il deserto per portare il sale a Timbuctu. Con l'avanzare dell'et, aveva cominciato a perdere la vista ma si era rifiutato di lasciare il suo lavoro. Alcuni colleghi pi giovani lo mettevano alla prova chiedendogli dove si trovassero. Allora il vecchio cieco si fermava, raccoglieva una manciata di sabbia e l'annusava. E dall'odore della sabbia riusciva sempre a indovinare il punto in cui erano.
Ma  proprio vero? gli chiese Amber sorridendo. L'entusiasmo di Max era contagioso.
Lui fece spallucce. E chi lo sa? Ma ha importanza? Ordin con un cenno un altro caff e prosegu.
L'articolo diceva che sotto il deserto del Sahara c'erano quantit di sale sufficienti per soddisfare la richiesta sempre crescente di sale industriale da parte dei paesi sviluppati. Il problema non era rappresentato dalla quantit disponibile, ma dalle tecniche d'estrazione. Max aveva trascorso un mese intero chino su pubblicazioni tecniche e scientifiche, acquistando dimestichezza con quasi tutto quello che c'era da sapere sul sale. Poi aveva fatto una telefonata per invitare Tende Ndiaye a Minorca in occasione della festa di compleanno. Era stato allora che Max gli aveva illustrato il suo progetto. Voleva creare la pi grande cava di sale del mondo proprio nel punto in cui si trovava l'antica cava.
Fortunatamente per Max, Tende era rimasto subito affascinato dall'idea. In qualit di viceministro per l'Ambiente, l'elaborazione del piano di fattibilit del progetto sarebbe rientrato nella sua giurisdizione. Con molta calma, aiutato da un esperto che conosceva dai tempi del liceo, Tende aveva cominciato a svolgere le necessarie ricerche. Avevano studiato le tecniche impiegate dai minatori: laboriosi scavi con le mani per raggiungere il primo strato di sale, a una profondit di circa mezzo metro. Questo primo strato non era di buona qualit, conteneva ancora sassi e sabbia. Il sale di media qualit si trovava in quello successivo, il secondo, pi o meno due metri pi in basso. Ma il migliore si depositava negli strati pi profondi fino a dieci metri sottoterra: sale puro, bianco e a scaglie, quanto di pi puro si poteva trovare.
I minatori lo estraevano in grandi lastre, che poi venivano spezzate in modo da essere trasportabili sui cammelli. Prima che le lastre di sale fossero caricate sulle groppe degli animali, ogni minatore imprimeva il marchio della propria famiglia. Le gerarchie sociali delle popolazioni che vivevano nelle zone di produzione del sale erano strettamente legate al commercio.
Ma realizzare una cava moderna non comprometter le tradizioni di quel popolo? domand Amber.
Max aggrott la fronte. Be',  proprio l'argomento di cui ti chiedo di occuparti. Voglio un articolo che sottolinei i vantaggi che deriverebbero dalla modernizzazione del sistema. Santo Dio, queste popolazioni vivono nel Medioevo. Pensa alle opportunit che una innovazione del genere porter con s! Amber avrebbe voluto ricordare a suo padre la reazione che lui aveva avuto quando lei gli aveva parlato per la prima volta dell'universit, tuttavia rimase zitta. E che ne pensa Tende Ndiaye? chiese poi con calma.
 in un bel dilemma rispose Max stringendosi nelle spalle.
Non sa che cosa fare. Se sposa il progetto - non so se ti ho detto che sta per diventare ministro -, avr dei problemi con i tradizionalisti.
Se invece si oppone, dovr risponderne al primo ministro.
Il punto  che il paese va modernizzato. So che lui se ne rende conto, ma non  facile. Per riuscire nell'intento, bisogna portare l'opinione pubblica dalla nostra parte.
E tu pensi che un articolino sul "FD" possa essere sufficiente?
No, ma sarebbe un inizio. Ci servono dei sostenitori,  ovvio, e un articolo di quel genere sar letto da migliaia di persone.
Dalle persone giuste. Quando cominceranno a interessarsi al progetto, i giornalisti seguiranno a ruota e comincer l'effetto valanga.
 successo lo stesso in altri casi.
E questo... articolo... quando dovrebbe essere scritto?
Il prima possibile. Sta' a sentire che cosa ho organizzato.
Amber si appoggi allo schienale e stette ad ascoltare sbalordita Max che le illustrava il programma di viaggio, le date e l'appuntamento con Tende Ndiaye a casa del viceministro, a Bamako.
Hai gi pensato a tutto comment Amber quando Max ebbe finito di parlare concitatamente.
Be', a dire la verit l'abbiamo fatto insieme, Tnde e io. L'unico problema  che dobbiamo fare in fretta. Uno dei motivi del viaggio di Tende a Berlino Est era parlare con i tedeschi orientali delle industrie rurali e di un possibile sviluppo. Non si sono focalizzati sull'industria del sale, ma presto lo faranno.  un progetto vincente, Amber. Non possiamo sbagliare.
Amber lo guard. Probabilmente era la prima volta in cui sentiva suo padre parlare di un argomento con cos tanta passione.
Max voleva che quel progetto decollasse.
So a che cosa stai pensando le disse lui a un tratto. Io normalmente non faccio questo genere di cose. Io sono un intermediatore, non un uomo che fa progetti. Per sono stanco del mio ruolo. Per una volta nella vita, voglio essere il capofila, voglio realizzare qualcosa. Sento la necessit di produrre qualcosa di concreto.
Ma tu produci delle cose... fai i soldi.
I soldi. Gi, io faccio i soldi.  l'ebreo che c' in me. Amber alz lo sguardo, sbigottita. No, non intendevo dire questo, volevo solo... Noi ebrei siamo sempre quelli che stanno in mezzo, gli intermediari. Abbiamo i soldi in testa, l'educazione, gli affari...
sono principi cui non possiamo rinunciare, come diceva sempre mio padre.
Non me ne hai mai parlato, io non so nulla dei tuoi disse Amber esitante.
No, infatti non credo rispose Max pacatamente, guardandosi le mani. Amber trattenne il respiro. Comunque, sono cose che appartengono al passato. Sollev lo sguardo rivelando un'espressione determinata. Allora... dove ti faccio avere i biglietti?
A casa tua?
Dove hai detto che vai? Becky non aveva mai sentito nominare il Mali.
In Mali, in Africa.
A far cosa?
Per lavoro, devo scrivere un pezzo sul deserto. Una palla.
Come sta Charlie?
Oh, bene. Questa settimana  via, non ricordo nemmeno dove. Parigi, Milano... qualcosa del genere.
Fantastico! Volevo dire che allora possiamo uscire a cena...
tu, Madeleine e io. M'informer su quando Madeleine  di riposo.
Amber si era corretta appena in tempo. Non che Charlie le fosse antipatico, ma lo trovava irritante. Era il tipo che ti faceva pesare i suoi privilegi.
Quando ebbe finito la telefonata, Amber si volt verso la pila di riviste che Max le aveva procurato. Il sale. Non era esattamente ci che aveva programmato di fare nel weekend, ma le avrebbe lette. Era una delle poche cose che Max le avesse mai chiesto, e lei non poteva rifiutarsi. A dire la verit, Amber si sentiva addirittura lusingata.


43
Dottoressa Szabo esclam lui facendole un cenno con la testa.
Madeleine arross mentre prendeva la sua tazza di caff e si sedeva nell'unico posto libero del piccolo locale, proprio di fronte a lui. Era riuscita a scappare dall'ospedale per una breve pausa di un quarto d'ora ed era stufa dell'acqua sporca che servivano al bar interno. Sai che fortuna ritrovarselo anche l! Ci fu un breve silenzio. Lei aveva dimenticato di portarsi dietro un libro o un giornale e non aveva nemmeno qualche appunto da sfogliare.
Abbass gli occhi, fissando la tazza, poi bevve un sorso bollente dopo l'altro, sperando di non lasciar trapelare il suo desiderio di andarsene al pi presto. In ogni caso, non sarebbe stata in grado di reggere altri quindici minuti in silenzio seduta di fronte alla persona con cui aveva meno argomenti in comune al mondo. I minuti passavano. Il dottor Laing sorseggi il suo caff - nero e lungo, not Madeleine soprappensiero - mentre leggeva "Lancet". Mortimer ce l'ha fatta disse aun tratto, alzando lo sguardo.
Madeleine deglut di colpo, scottandosi la lingua. Come? Ah, s... s, sta molto meglio. Credo che domani lascer l'unit di Terapia Intensiva.
S. Un caso complicato. Comunque, l'intervento  andato bene. Abbiamo ripulito tutto concluse annuendo.
Madeleine era titubante. Secondo il dottor Parker dovrebbe continuare la chemioterapia che gli  stata consigliata disse domandandosi se non avesse parlato troppo. C'era stata un po' di maretta tra i primari di oncologia e il gruppo di chirurgia.
Il dottor Laing si strinse nelle spalle. Be', direi che male non gli far rispose con poca convinzione. Madeleine aveva letto su un numero di "Lancet" che gli esperimenti clinici condotti sul cancro al colon non avevano ancora portato a risultati conclusivi, per cui la decisione di prescrivere un ciclo di chemioterapia era molto difficile da prendere. Il giorno in cui il dottor Parker e il suo assistente avevano detto a Charles Mortimer che spettava a lui decidere, Madeleine era presente. Il paziente era rimasto frastornato, ma i medici non erano in grado di assicurargli che la terapia avrebbe aumentato le probabilit di sopravvivenza. Il dottor Parker si era arrabbiato moltissimo per il consiglio di Laing di affidarsi esclusivamente alla chirurgia. Tipico di quei dannati chirurghi Madeleine l'aveva sentito dire a un collega mentre uscivano dall'unit di Terapia Intensiva. Taglia, ripulisci e fine della storia. A giudicare dal tono, Madeleine aveva intuito che probabilmente non sarebbe stata la fine della storia.
 molto giovane azzard lei un attimo dopo. Sembra incredibile che il cancro possa colpire qualcuno della sua et.
S, l'aspetto interessante di questo particolare tipo di tumore consiste proprio in questo. Vedr dalla sua anamnesi che sia il nonno sia il padre soffrivano dello stesso male, anche se nessuno dei due  poi effettivamente morto a causa di questo. Sappiamo che nelle famiglie a volte succede... la malattia colpisce ogni volta qualcuno una generazione prima. Il nonno a sessantanni, il padre a quaranta e il ragazzo a poco pi di venti. Si suppone che sia la strategia usata dalla natura per eliminare il gene alterato: a un certo punto la cellula malata si sviluppa in una persona troppo giovane per riprodursi, e il gene si estingue. Madeleine lo fiss, era il discorso pi lungo che gli avesse mai sentito fare e anche il pi interessante. Annu. Effettivamente aveva senso.
Quindi le sue probabilit di sopravvivenza sono ridotte?
chiese.
Non  detto. Abbiamo fatto un eccellente lavoro di pulizia e
i risultati di laboratorio hanno rivelato che non c'erano metastasi e che il cancro non aveva ancora intaccato il fegato. Gli  andata bene,  arrivato giusto in tempo. Appoggi la tazza sul tavolino.
Un caso simile  stato riportato sul "New England Journal of Medicine" del giugno '88, credo. Un giovane in California.
Ci dia un'occhiata quando ha un attimo di tempo. Poi il dottor Laing si alz rivolgendole un altro cenno col capo, prese l'impermeabile e usc senza nemmeno darle il tempo di ringraziarlo.

44
Con una breve cerimonia al Palais de Justice di Bamako - durata meno di una ventina di minuti - Tende Toumani Ndiaye prest giuramento come ministro per le Miniere, l'Energia e l'Ambiente.
Strinse la mano al presidente con la consueta determinazione, poi salut il primo ministro, il presidente della Camera e per ultimo suo padre, il ministro della Giustizia. Mohammed Oumar Ndiaye non fece alcun cenno di riconoscimento: il giovane che aveva di fronte era semplicemente un altro servitore dello Stato, che stava partecipando allo stesso cerimoniale al quale anche lui, trentacinque anni prima, aveva preso parte. Se, stringendo la mano del giovane esercit una pressione leggermente superiore al consueto, be', anche quello era comunque normale. A trentadue anni, suo figlio era un uomo eccezionale.
Ci furono applausi e larghi sorrisi rivolti a padre e figlio, poi la cerimonia si concluse. Gli addetti al protocollo si affaccendavano per assicurarsi che non venissero scattate troppe foto al nuovo ministro e che i giornalisti accreditati facessero domande veloci e concise per non sottrarre troppo tempo alla giornata lavorativa. Il primo ad abbandonare la sala fu il presidente, attorniato come sempre dai suoi vice e da un paio di agenti della sicurezza. Dopo che se ne fu andato, i ministri, visibilmente rilassati, andarono a congratularsi con Tende in modo caloroso e amichevole. Poi si trasferirono tutti al Mand, uno degli alberghi pi moderni di Niarla, l'esclusivo quartiere del centro dove li stavano aspettando la madre di Tende e un gruppo di uomini d'affari e di politici.
Quando tutti si furono accomodati, i camerieri iniziarono a girare con discrezione fra i tavoli. A Bamako c'erano poche persone che non avrebbero riconosciuto la testa brizzolata del ministro della Giustizia o quella di sua moglie, la cantante. Mandia Diabat era gi famosa quando aveva sposato Mohammed Ndiaye.
Tende era cresciuto con le foto incorniciate di uomini di Stato come Nkrumah, Nyerere e Mugabe che abbracciavano sorridenti sua madre e suo padre. Nell'ingresso del loro appartamento parigino dove Tende aveva trascorso gran parte delle vacanze scolastiche, c'era una foto di Mohammed molto giovane insieme al primo presidente socialista Moussa Traor e Yuri Andropov, l'ex leader dell'Unione Sovietica, davanti al Cremlino con un gruppo di guardie del corpo sullo sfondo. Era un segnale di quanto potessero essere complicati i rapporti fra pubblico e privato, Est e Ovest, Europa e Africa. Ma provava anche con quanto successo la famiglia Ndiaye avesse gestito le divisioni.
Mentre tutt'intorno la gente mangiava, beveva e si congratulava con Tende e con i suoi genitori scoppiando in fragorose risate per qualunque cosa venisse detta, la mente del giovane ministro vagava. Il portafoglio delle Miniere, Energia e Ambiente era quello cui mirava dal primo momento in cui era entrato in Parlamento. Tra i nuovi ministeri istituiti nel paese, era uno dei pi importanti. Tende era un economista, fedele a uno dei principi della disciplina che aveva studiato: il progresso dei paesi in via di sviluppo doveva passare attraverso l'economia. Solo grazie a uno sviluppo economico efficace e attento il paese sarebbe potuto crescere. Il sistema economico pi idoneo a garantire il progresso era ancora oggetto di dibattito - socialista, capitalista, comunista -, come gli era apparso chiaro fin da quando era un ragazzo. Gli studi nell'esclusivo lyce di Bamako, seguiti dalla laurea a Lione, avevano confermato la sua opinione e l'avevano spinto a ulteriori approfondimenti. Nel Mali aveva avuto modo
di familiarizzare con la dottrina capitalista del laissez-faire ereditata dalla Francia, nonostante i precedenti abboccamenti col marxismo e il retaggio coloniale. Gli studi a Lione gli erano stati utili per imparare qualcosa sugli aspetti di quella dottrina nel contesto europeo: "Puntare al cuore della belva" gli aveva detto una volta suo padre con un leggero sorriso. "Se capisci loro, capirai anche noi." E Tende aveva capito.
Tempo dopo, quando suo padre aveva deciso di mandarlo a studiare a Mosca, lui aveva compreso il motivo. All'epoca per Tende era stata una decisione dura da accettare. Il clima, la lingua, la gente... gli era tutto assolutamente sconosciuto. Aveva studiato il russo per un anno in un istituto privato di lingue, appena fuori citt, e poi aveva trascorso due anni nella prestigiosa Universit Statale di Mosca. Quando era stato il momento di lasciare la citt, aveva capito di aver appena cominciato a entrare nel cuore del paese, a rompere il ghiaccio. L'Unione Sovietica stava attraversando un periodo di crisi laceranti, era un momento storico importante che aveva lasciato un segno profondo su Tende.
Lasciata l'Unione Sovietica, lui era andato nella direzione opposta.
Agli inizi degli anni Ottanta, la Columbia University era un luogo fantastico ed esaltante. Tende si era goduto ogni singolo, prezioso istante. Aveva seguito i corsi del suo idolo e mentore, Edward Said; aveva assistito alle lezioni del brillante filosofo Jacques Derrida, era andato fino a Princeton per ascoltare West, Gates e Morrison, l'lite fra gli accademici africani e americani.
Aveva letto Marx, Fanon e Senghor, si era unito ad associazioni studentesche e aveva preso parte ad accesi dibattiti pubblici e privati. Aveva esplorato ogni angolo di New York, comprese le zone che nessuno, nemmeno gli americani, si prendevano la briga di vedere: conosceva il Bronx quanto il Village e le miriadi di circoscrizioni e comunit che stavano nel mezzo.
E poi, cinque anni dopo, dopo aver conseguito il dottorato, era tornato a casa. Aveva lavorato per un anno al ministero delle Finanze, poi era passato nel settore privato con un periodo di sei mesi a Parigi, fino all'ingresso ufficiale nel governo. Nel giro
di soli tre anni aveva fatto camera: da assistente al viceministro a consigliere speciale del vice primo ministro. Nessuno era mai arrivato cos in alto alla sua et, ma chi conosceva Tende sapeva che faceva semplicemente parte del "piano". Nella vita, lui non aveva mai deviato dal suo cammino. A volte, osservando quel suo viso cos bello e impenetrabile, sua madre si meravigliava.
Era cos determinato, cos sicuro di s. Lei non conosceva nessuno di altrettanto deciso o sfrontato, era impossibile. Ma qualunque fossero le sue preoccupazioni di madre, Tende sembrava fare ogni cosa senza doversi sforzare. A differenza della sorella, lei e il marito non si erano mai dovuti preoccupare per il loro figlio minore. Guard Tende attraverso il lungo tavolo. Comodamente appoggiato allo schienale della sedia, osservava il gruppetto che lo circondava per festeggiare il suo successo. La donna sollev il bicchiere di vino bianco e il figlio, dopo averne incrociato lo sguardo, fece altrettanto. I ni wak nyuma. Congratulazioni.
Sorrisero entrambi.

45
Uscirono insieme dall'ascensore. Il dottor Laing fece un cenno col capo a Madeleine e apr la porta d'ingresso dell'ospedale. Lei lo segu stringendosi la sciarpa attorno al collo per difendersi dal gelido vento che soffiava fra gli alti edifici. Era chiaro che stavano dirigendosi entrambi verso il bar. Quando lui rallent impercettibilmente il passo e lei lo allung, ci fu un attimo di esitazione.
Un bel freddo, stamattina le disse Laing quando l'ebbe raggiunta.
S. Pensavo che la primavera fosse alle porte rispose Madeleine con una smorfia.
Be', dalle mie parti questo sarebbe considerato un clima estivo aggiunse lui dopo un attimo.
Madeleine lo fiss.  scozzese, giusto?
Esattamente. Di Aberdeen.
Oh, non sono mai stata cos a nord. Mi sono laureata a Edimburgo...
Lo so.
Oh. Madeleine non sapeva cosa dire, ma per fortuna erano arrivati al bar. Lui le tenne aperta la porta ed entrarono pi o meno assieme. Sarebbe sembrato un gesto maleducato allontanarsi e cercare un posto dove sedersi da sola.
Cosa prende? le chiese Laing rompendo il silenzio.
Un caff macchiato, grazie.
S'immagini. Con un rapido sorriso lui si avvi verso il banco mentre Madeleine lo seguiva con lo sguardo. Anche se quell'uomo riusciva a renderla terribilmente nervosa, in lui c'era qualcosa di sorprendentemente cordiale. Si rese conto cbe era una delle rare volte in cui lo aveva visto sorridere.
Ecco qua. Port le tazze al tavolo e si sedette di fronte a lei. Il locale era semivuoto. Madeleine incroci le mani attorno alla tazza fumante godendosi quel calore. Iniziarono a parlare dei casi che li aspettavano: a Madeleine erano state assegnate un'appendicectomia alle quattro, un'occlusione all'esofago rinviata dalla sera prima e fissata per le dodici dell'indomani e, per finire, un intervento al torace venerd. Al momento era una specie di jolly, assisteva alle operazioni dove e quando poteva. Nel giro di una settimana avrebbe presentato domanda per un posto nell'equipe chirurgica di Laing. Nonostante le maniere brusche del primario e il timore che incuteva nei giovani dottori, la sua quipe era la pi ambita. In confronto al geniale e affabile Harrigan, un intervento con il dottor Laing era un'esperienza intensa, quasi religiosa. Era un uomo di polso e impartiva indicazioni chiare e precise. In sua presenza, si diceva Madeleine, nulla poteva andare storto. Si chiese se sarebbe sembrato presuntuoso...
se avesse osato... poteva?
Stavo pensando esord col cuore in tumulto alle domande per entrare a far parte delle quipe chirurgiche da presentare la prossima settimana... Mi chiedevo se ci fosse ancora qualche posto disponibile nella sua.
Faccia domanda come tutti gli altri, dottoressa Szabo. Il responsabile del personale le fornir i moduli necessari.
Madeleine arross fino alla radice dei capelli. Si era espressa male, non voleva chiedergli una raccomandazione. Avrebbe voluto sprofondare. Certo... non intendevo... volevo solo... balbett.
Szabo.  ungherese?
La domanda la sorprese. S, i miei genitori sono ungheresi.
E anch'io.
Un paese incantevole.
Ci  stato? chiese Madeleine incredula.
Una volta. A una conferenza a Budapest, diversi anni fa. Un paese ricco di medici eccellenti, devo dire.
Madeleine quasi si aspettava che Laing concludesse la frase dicendo: "Tra i quali, naturalmente, lei non figura", ma non fu cos. Trascorsero invece una ventina di minuti molto piacevoli a parlare di Budapest, con i suoi grandi viali, le piazze e le chiese che a Madeleine ricordavano l'epoca della sua infanzia. Lei trov persino il coraggio di prenderlo un po' in giro. Szent htvn kort... non St Stephen's Avenue. Lui si arrese, quasi ridendo.
Quando venne il momento di rimettersi il cappotto e rientrare in ospedale, Madeleine non riusciva a credere che lui fosse la stessa persona che aveva conosciuto. Le poche volte che sorrideva, era un uomo piacevole. Lei si rese conto che avrebbe desiderato farlo sorridere molto pi spesso.
Tornarono a incontrarsi casualmente in mensa e al bar. Sembravano aver rotto il ghiaccio. Lui le diede la copia di un testo su un intervento di pediatria, scritto in ungherese. Era di un suo collega, le disse porgendole un plico di appunti dattiloscritti. Madeleine ebbe un tuffo al cuore. Rivedere la scrittura ungherese le aveva ricordato il linguaggio dell'infanzia dimenticato in un angolo della mente e il vocabolario di una bimba di dieci anni. Ma lui sembrava cos felice di essere riuscito a recuperare quel testo, che Madeleine lo accett ringraziandolo con un sorriso. Si incontrarono di nuovo mentre stavano tornando a casa e lui le chiese cosa pensasse del testo. Allorch Madeleine gli spieg che il suo vocabolario di termini medici era alquanto limitato, si fecero entrambi una bella risata. Poi un giorno lui la invit a pranzare con lui in un ristorantino ungherese di Maryleboen High Street, non molto lontano dall'ospedale. Lei accett senza riflettere, colpita dalla sua gentilezza. Le era sembrata una cosa assolutamente naturale, raccont per telefono ad Amber. Le aveva confessato di avere un debole per un certo goulash... gulys leves, l'aveva corretto lei. Gli aveva chiesto se avesse mai assaggiato il
tittt csirice - il pollo ripieno - o la kposzt, le verdure novelle di primavera. Lui aveva scosso la testa, nell'albergo in cui erano alloggiati non servivano piatti cos esotici. L'aveva fatta ridere.
Quando servirono il pollo ripieno e lo halaszl, Madeleine gi sapeva che Laing aveva cinquantun anni, veniva da una cittadina appena fuori Aberdeen e che suo padre e suo nonno erano stati agricoltori. Alasdair era stato il primo della famiglia a lasciarsi terra e bestiame alle spalle per studiare e diventare medico.
Gran parte del tirocinio l'aveva fatto in Scozia, negli istituti di Dundee ed Edimburgo, poi si era trasferito a Londra in un clinica universitaria. Aveva bruciato velocemente le tappe accademiche; una permanenza come fellow in un'universit americana aveva confermato ben presto la sua posizione ai primissimi posti della chirurgia. A partire da allora, aveva trascorso diversi anni tenendo lezioni e corsi fino a quando aveva deciso di tornare a Londra per assumere il ruolo di primario del reparto di chirurgia.
E la sua famiglia? chiese Madeleine, gettando un'occhiata fugace alla fede.
Lui ebbe un'esitazione impalpabile. Mia moglie vive a Edimburgo disse lentamente. Non... non sta bene. Abbiamo un figlio di dieci anni.
Oh, mi dispiace.
Non si preoccupi rispose con modi spicci. Allora, adesso che cosa prende? Madeleine esamin di nuovo il menu. Non avrebbe potuto mandar gi nient'altro ma... una sondai galuska oppure un dios s mkos kalcsl Pan di Spagna o il dolce preferito di sua madre, con nocciole e semi di papavero? Non seppe resistere.
Lo guard divertita ordinarli entrambi - "tanto dividiamo, no?" - e si fece una gran risata quando lui chiuse gli occhi al primo assaggio di quel pan di Spagna inzuppato e straordinariamente leggero.
Ha il dottorato in chirurgia disse ad Amber una settimana dopo. Gliel'aveva detto un'infermiera.
Ci non toglie che  sua moglie rispose Amber seccamente.
Lo so.
Madeleine, ha cinquantun anni.  il tuo professore e potrebbe essere tuo padre. Non lo conosco, ma non credo che sia una buona idea.
Tanto non  successo niente. Cio, due pranzi e qualche caff...
non  poi granch, no?
Queste storie iniziano sempre cos comment amaramente Amber.
All'inizio Madeleine cerc di toglierselo dalla testa. Amber aveva assolutamente ragione. Era troppo vecchio ed era sposato. Oltretutto tra loro non era ancora accaduto niente, si disse severamente.
Esattamente come aveva raccontato ad Amber: due pranzi e qualche caff. Anche se l'ultimo pranzo era durato quasi tre ore.
Madeleine aveva scoperto che lui era una persona con cui era estremamente facile parlare. Era difficile credere che quell'uomo cos interessante e attento che le sedeva di fronte ascoltandola mentre lei raccontava di s fosse lo stesso primario freddo e riservato che al primo incontro si era comportato in maniera tanto scostante. Era come se a un tratto avesse aperto in lui una porta che conduceva a una persona completamente diversa, con un acuto senso dell'umorismo, una risata forte e sincera e una generosit insospettabile sotto quella scorza dura. Era un gran bell'uomo: capelli argentati, occhi grigio chiaro sotto ciglia scure, una mascella quadrata con una fossetta che si faceva pi pronunciata quando sorrideva. Aveva un fisico prestante, e sembrava il tipo di uomo cui ci si pu sempre appoggiare, specie per una come Madeleine.
Sola nel suo piccolo studio sopra la stazione della metropolitana di Warren Street dove, ogni dieci minuti, sentiva passare i treni a una trentina di metri sotto i suoi piedi, mise il bollitore sul fuoco e cerc di smetterla di pensare a lui. Impossibile. I rapporti che Madeleine aveva avuto con l'altro sesso erano stati... be', piuttosto disastrosi. A parte l'orribile faccenda con Mark Dormn, di cui non aveva mai fatto parola con nessuno eccetto le amiche, nei dieci anni successivi aveva avuto solo un paio
di brevi relazioni finite male. A pensarci bene, cosa che lei evitava di fare, il rapporto pi lungo che avesse mai avuto era stato proprio quello con Mark Dormn. Al secondo anno di universit aveva avuto una storia di una settimana con un tale Barnaby* Johnson, ma Madeleine lo superava di molto in altezza e aveva sempre la sensazione che insieme fossero ridicoli. L'aveva liquidato con quanto pi tatto possibile e, a dire il vero, lui era sembrato alquanto sollevato. Madeleine aveva avuto il sospetto che le proposte che le aveva fatto una sera allo Union Bar avessero qualcosa a che fare con la nostalgia di casa e gli esami che si avvicinavano...
e ci aveva azzeccato. Due settimane dopo lo aveva visto mano nella mano con una certa Philippa, una ragazza piccola e indifesa che gli si addiceva mille volte di pi.
E poi, davvero, non aveva avuto nessun altro, a parte qualche avventura di una sola notte o, meglio, di una sola ora... Fece un mezzo sorriso. Quelle non contavano. Una volta era successo l'ultima notte del terzo anno, quando lei era completamente ubriaca e un'altra alla festa di qualcuno. Era rimasta alquanto stupita di scoprirsi oggetto delle attenzioni di qualche aiuto medico ospedaliero e tanto era bastato. Becky ripeteva spesso che Madeleine non era sicura di s ed era troppo timida, ma lei sapeva che non era del tutto vero. Madeleine non era timida, in classe non aveva paura di fare domande, non temeva di esporsi o di difendere le proprie opinioni. Era brava e lo sapeva. Era un problema che riguardava il suo rapporto con gli uomini. C'era una componente legata all'adolescenza che aveva avuto, sempre ossessionata dai soldi, figlia unica e costretta a occuparsi dei genitori: tutte quelle responsabilit premature di cui si era dovuta fare carico avevano lasciato il segno. A suo modo, Madeleine sognava i flirt e le avventure, le cotte e le feste dove si beveva champagne, ma era comunque convinta che non fossero cose per lei. Era Madeleine Szabo, alta un metro e ottantacinque per settanta chili (nei giorni fortunati); figlia di immigranti sempre in una situazione precaria. Come le aveva detto Amber, si sentiva quasi obbligata a guadagnarsi qualunque cosa, specialmente gli
uomini. Con loro diventava piuttosto chiusa e si metteva sulla difensiva. Era proprio per questo, sosteneva Amber, che non si era mai innamorata. Era stata una sfortuna incontrare un porco come Dormn ma questo non avrebbe dovuto indurla a rovinare il resto della sua vita. Madeleine annuiva esitante ascoltando questi discorsi. Amber faceva presto a parlare.
"Oh, piantala" si disse alzandosi per andare in cucina a lavare i piatti della sera prima. Mentre apriva il rubinetto si guard riflessa nella finestra sopra il lavandino. Non era poi tanto male. I capelli erano un po' arruffati, ma comunque lunghi e folti... forse avrebbe dovuto insistere? "Piantala" si disse di nuovo, questa volta con pi decisione. "Ha il doppio dei tuoi anni,  sposato e non  minimamente interessato a te. Ragion per cui, basta." Fin di lavare i piatti senza riuscire a smettere di pensare a lui.

46
Angela! chiam Amber salendo le scale verso il salotto del primo piano. Nessun cenno di vita. Apr la porta e vide la madre addormentata sul divano vicino alla finestra. Si ferm e rest a guardarla. Con i lunghi capelli biondi che le ricadevano su un braccio e il viso seminascosto nell'incavo dell'altro, appariva tranquilla come una bambina. Aveva il golf abbottonato male, che le dava un'aria sbilenca. Le gambe erano nascoste da una pesante coperta beige da cui spuntavano i piedi nudi. Amber not immediatamente che le piante erano sporche per aver camminato scalza. Poi sent una fitta al petto. Sul tappeto bianco accanto a lei c'era un bicchiere semivuoto. Nella stanza non c'era altro. Nessun libro, niente televisore, nemmeno una rivista.
Qualunque cosa facesse sua madre per tutto il giorno nelle altre stanze della casa, in quella non faceva assolutamente nulla. Giaceva semplicemente accanto alla finestra con i piedi sporchi avvolti in una bella coperta pulita e guardava la strada sotto di lei.
Amber volt di scatto le spalle a quell'immagine e chiuse piano la porta prima di ridiscendere per le scale.
Si mise a gironzolare in cucina notando che c'erano delle nuove domestiche. Una di loro, giovane, snella e carina che si era presentata come Siobhn, le rivolse un sorriso aperto. No, non sapeva dove fosse Kieran, erano giorni che non lo vedeva. Amber rifiut la tazza di t che le veniva offerta e continu a girare per
le stanze al pianterreno. L'arredamento doveva essere opera di un architetto di Max. Not piccoli cambiamenti nei mobili e nel colore delle pareti, delle tende nuove in sala da pranzo e un grande cassettone in legno di ciliegio ben lucidato nell'ingresso. Si chiese come Max riuscisse a trovare il tempo e l'energia per occuparsi di dettagli in mezzo ai mille impegni per rilanciare le economie di una dozzina di paesi del Terzo Mondo e per la riapertura delle miniere di sale in luoghi che lei non aveva mai sentito nominare.
Fece scorrere il dito lungo la superficie brillante del cassettone: non c'era nemmeno un granello di polvere. Qualunque cosa succedesse di sopra, gli standard non si erano modificati di una virgola. Guard l'orologio, erano quasi le due e aveva appuntamento con Becky per andare a fare shopping.
Si ricorder di salutarmi Kieran e la signora Sall? chiese a Siobhn. Sar di ritorno fra un paio di settimane.
Certamente. Per quanto la giovane domestica fosse tutta sorrisi, qualcosa in lei non convinceva Amber. Sentiva la nostalgia di Krystyna. Dopo il matrimonio con un inglese, lei si era trasferita nelle campagne intorno a Londra. Amber non immaginava come vivesse, ma non era assolutamente voluta tornare in Polonia.
Raccolse la sciarpa e il cappotto e usc.
Venire a fare shopping con te? Certo... ma perch? aveva chiesto Becky al telefono con voce stupita. Era una delle loro eterne discussioni. Amber aveva una sensibilit per la moda praticamente pari a zero, specie considerati gli standard piuttosto rigorosi dell'amica. Eppure Amber si era sempre categoricamente rifiutata di permettere a Becky di darle dei consigli. Due anni a New York non erano serviti a migliorare la situazione, aveva concluso Becky quando Amber era tornata a casa. Ma Amber era inflessibile, i vestiti che indossava le piacevano. Non le importava nulla se gli abbinamenti dei colori erano sbagliati o se gli accessori erano fuori moda. Sbagliati? Fuori moda? A essere fuori dal mondo le sembravano piuttosto le battute sarcastiche di Becky ma Amber non ci badava pi di tanto. Questa volta, per... era diverso.
Be', pu darsi che debba andare da qualche parte aveva ammesso Amber cercando di mostrarsi indifferente.
Dove, nel deserto? Pensavo che andassi nel Sahara.
S, be'... potrei essere invitata a cena a Bamako, la capitale.
Prima di andare nel deserto. E poi c' questo tipo aveva aggiunto esitante.
Un tipo? aveva indagato Becky, sempre pi stupita. Che tipo?
Un collega di Max... aveva cominciato a spiegare Amber, pentendosi subito di aver aperto bocca.
Oh, no... non  possibile! Non mi dirai che anche tu apprezzi gli uomini d'affari da istituto geriatrico. Becky aveva riso. Era reduce da un'ora di chiacchierata con Madeleine nella quale aveva cercato di convincere l'amica che il dottor Laing non era assolutamente adatto a lei.
Che significa "anch'io?" Certo che no, lui non  vecchio.  sulla trentina.
Ed  un collega di Max? Becky aveva un tono incerto.
Be', una specie. Non so esattamente di cosa si stiano occupando, ma c' un piccolo progetto cui vorrebbero che dessi un'occhiata e quindi vado l per due settimane. Non c' molto altro da aggiungere.
E invece ce n', eccome. Non sognarti di tenermi sulla corda.
Cosa stai combinando?
Non sto combinando assolutamente niente. L'ho visto solo due volte aveva risposto Amber sentendosi arrossire.
Di dov'? Inglese? Francese?
No,  originario dell'Africa.  proprio del Mali.
Che cosa?  africano? Nero?
E allora? aveva ribattuto Amber, subito sulla difensiva.
Come allora...? Allora tutto. Max lo sa? aveva squittito Becky.
Non c' niente da sapere! aveva continuato Amber secca, con le guance in fiamme.
Sapeva che Becky avrebbe avuto quella reazione; Dio, a volte riusciva a essere cos limitata. " africano?" Aveva ancora nelle
orecchie quelle parole e l'allusione che nascondevano. Ma era la domanda successiva che l'aveva innervosita. "Max lo sa?" "Oh, per Dio" aveva borbottato fra s, seccata. "Non c' niente da sapere e non ha nulla a che fare con il fatto di rivedere Tende Ndiaye. Vado l per lavoro. Per Max. Punto."
Non vorrai mica metterti quella roba? indag Becky scioccata facendola arrossire in pieno Selfridges.
Cos'ha che non va? chiese Amber con le guance in fiamme.
Era convinta che la trasferta a New York avesse affinato il suo gusto.
 ridicolo. Hai venticinque anni, non quarantacinque. Davvero, Amber.
Becky le tolse l'orribile capo dalle mani e la spinse verso un altro settore. Vuoi che questo tipo ti noti, s o no?
Non ho mai parlato di... sibil Amber in preda all'agitazione.
Non ce n' bisogno. Allora, che ne dici di qualche bikini?
Vado a lavorare, Becky, non si tratta di una vacanza.
Lo so, ma con questo sentenzi facendo dondolare con disprezzo davanti ad Amber il vestito che lei aveva scelto hai le stesse probabilit di attirare la sua attenzione che se ti infilassi addosso un sacco. Coraggio, metti in mostra le forme! Ne vale ancora la pena, sai. Amber divenne ancora pi rossa.

47
Tende fu uno dei primi passeggeri a scendere dall'aereo. Togliendosi la giacca si avvi di corsa verso la macchina che lo stava aspettando. Anche alle otto e mezzo di sera la temperatura superava i trenta gradi.
Bonsoir, m'sieur lo salut Majeed, il suo autista.
Lui rispose con un cenno del capo, era bello essere di nuovo a casa. Stavolta era stato via quasi un mese. L'auto scivol sull'asfalto e fu rapidamente inghiottita nel traffico serale mentre puntava verso il centro. Sul Pont du Roi Fahd che attraversava il pigro e limaccioso Niger, Tende guard dal finestrino la citt che cominciava ad animarsi. Si era in pieno Ramadan, il digiuno era finito da un paio d'ore e la vita stava riprendendo. I ristoranti erano affollati e i pi economici chioschi degli ambulanti che vendevano riz au gras, t e saga-saga in sacchetti di carta avevano gi il loro da fare. Svoltarono in avenue al-Quds, dirigendosi verso la casa di Tende a Hippodrome, vicino alla citt vecchia.
Quando ebbero oltrepassato i due noti alberghi, Le Djenn e Le Relax, Tende cominci a rilassarsi. Proseguirono poi per Missira, superarono lo stadio e imboccarono la via di casa. Davanti alla recinzione in muratura, due sentinelle armate montavano la guardia. Una di loro, arrivata da poco, si avvicin alla macchina e guard dentro.
Vous cherchez? chiese in francese con l'AK-47 che gli pendeva disinvoltamente da una spalla come una borsa.
I t'aie don, ndoman? "Non lo riconosci, imbecille?" gli sibil l'autista.
La guardia, presa in contropiede, fece un salto e cominci a darsi un gran daffare per lasciar passare l'auto con gesti esagerati, urlando al collega: Apri il cancello! Chiudi il cancello! Apri la porta!.
Tende scese dalla macchina sorridendo fra s. Finalmente a casa. L'aria era secca ma non ancora polverosa. Le piogge erano ormai finite. Lui si ferm per un attimo in veranda, aspirando il dolce profumo del gelsomino che sua madre aveva piantato impartendo precise istruzioni al giardiniere perch lo innaffiasse ogni giorno. La veranda, su cui si affacciavano le tre camere da letto del bungalow, era costellata di enormi vasi con gelsomini profumati, sfavillanti ibisco bianchi e viola e pallide roselline. Mandia non smetteva di contrabbandare semi e talee dai suoi viaggi in Europa, ben decisa a farli fiorire. Tende fece un sorriso pensando che se non fosse stato per sua madre quel posto sarebbe rimasto esattamente come quando erano arrivati, quasi un anno prima. Grazie alle cure di Mandia, se non altro sembrava vivo.
Spinse il pesante portone di legno che si apr con uno scricchiolio.
Probabilmente nelle ultime settimane non era mai stato aperto.
Lameen, il cameriere di Tende - per usare un termine inappropriato
- era pi vecchio di lui, abitava negli alloggi sul retro della casa ed entrava ogni giorno passando dalla porta di servizio della cucina. Tende lasci cadere la borsa sul pavimento in legno lucidato e premette gli interruttori. In un attimo il locale fu inondato di luce. Si guard intorno in quella bella stanza arredata con semplicit. Mandia aveva eliminato tutti i mobili in impeccabile stile governativo che si trovavano in casa. Alle finestre aveva fatto appendere lunghe tende tinte dopo essere state annodate provenienti dalla Costa d'Avorio e aveva saccheggiato il mercato locale di tutti gli eleganti pezzi in mogano in stile coloniale; al centro della stanza c'era un tavolino in legno decorato tra due lunghi divani ricoperti con un tessuto grigio. Lungo una parete vi erano alcuni scaffali e su quella di fronte un lungo tavolo da pranzo in legno chiaro che Mandia aveva ottenuto lusingando
- e tormentando - i falegnami locali.
Lui attravers il salone e and in cucina per sbirciare nel frigorifero.
Lameen, sapendo del suo arrivo, aveva lasciato diverse bottiglie di birra Castle ghiacciata e un piatto di cibo coperto.
Prese una birra, si tolse la cravatta e torn in sala. Le guardie avevano gi sistemato i suoi bagagli vicino alla porta. L'indomani Lameen li avrebbe disfatti e ora di sera tutti gli abiti sarebbero stati appesi in guardaroba, puliti e stirati. Quella di Tende era proprio una vita da scapolo, ma gli piaceva, nonostante la madre continuasse a rimproverarlo.
L'indomani si svegli presto e rimase confuso per qualche secondo.
A destarlo era stato l'invito alla prima preghiera del mattino.
Diede un'occhiata alla sveglia sul comodino e vide che erano le cinque. Si udiva il gallo cantare e il rumore delle credenze che venivano aperte in cucina: Lameen stava preparando la colazione.
Certo, si era nel periodo del Ramadan. E lui era di nuovo a casa. Scost il leggero lenzuolo di cotone e si diresse verso la doccia. Essendo stato in viaggio dall'inizio del digiuno, ne era esentato. Emise un mezzo gemito, mancavano due settimane all'Eid, la fine del Ramadan. Poi si butt sotto il debole getto d'acqua. In occasione del prossimo viaggio, avrebbe dovuto procurarsi una pompa dell'acqua. Il fiacco gocciolio che gli zampillava sul collo era una ben misera soddisfazione. Avrebbe avuto bisogno di una sferzata di energia per affrontare la giornata che lo aspettava.
Alle sette e un quarto in punto, Majeed ferm la macchina davanti a casa e gli apr la portiera. Tende afferr la sua valigetta e, senza smettere di leggere gli appunti, prese posto sul sedile posteriore. Non ci avrebbero messo pi di venti minuti per arrivare al ministero. Lo aspettava una giornata lunga e piena di impegni. Si pass una mano sul viso, era il primo passo verso la
realizzazione del loro progetto. La figlia di Max, la giornalista - l'aveva incontrata solo di sfuggita - sarebbe dovuta arrivare a Bamako nelle settimane successive, subito dopo la fine del Ramadan. Meno male che non era la sorella, pens tra s con un sorrisino. Alla festa che Max aveva dato quattro anni prima se l'era dovuta togliere letteralmente di dosso. Sbuff pensando che la cosa migliore per far fallire il piano prima ancora che partisse era mettersi a fare lo scemo con le figlie di Sall. Ecco qual era il punto con i ricchi, con i facoltosi uomini europei, specie quelli come Max. Tutto era ammesso: accordi sottobanco, qualche bustarella o un'oliatina qua e l facevano parte del gioco. Ma le figlie, quelle erano sacrosante. Nei dieci anni in cui aveva lavorato con gli europei, non aveva mai infranto quella regola. Oltretutto nel deserto non sarebbe venuta la piccolina sexy ma la sorella, quella seria e inaccessibile. Tende non ricordava nemmeno bene che aspetto avesse: alta, magra e con i capelli cortissimi, un taglio quasi da uomo, gli sembr di rammentare.
Appena la macchina entr nel complesso del Parlamento, una guardia in divisa gli si fece subito incontro. Tende scese aggiustandosi la cravatta. Quel giorno aveva deciso di indossare un completo, avrebbe dovuto parlare a lungo cercando di essere convincente e aveva bisogno di sottolineare la sua familiarit con gli occidentali e il loro modo di condurre gli affari. Indossare un completo all'occidentale nel suo paese lo faceva sentire un po' a disagio - anche per via del caldo infernale -, ma sapeva che avrebbe dovuto dare il meglio di s, soprattutto in quell'occasione.
Non poteva permettersi il minimo errore. Era consapevole che a parecchi dei presenti non sarebbe dispiaciuto assistere
al passo falso di un giovincello vanitoso. E stavolta non ci sarebbe stato suo padre a spianargli la strada. Quel giorno era da solo.
Prese la valigetta ed entr.

48
Francesca era stranamente da sola. Seduta sul divano foderato in seta, si allung per prendere una sigaretta. Paola era fuori con i suoi amici e sarebbe tornata tardi, sempre che decidesse di rientrare.
Accese la sigaretta e ne espir lentamente il fumo. Poi si diede una controllatina alle unghie. C'era qualcosa che la innervosiva.
Anzi, qualcuno: si trattava di Max. Quell'uomo la stava facendo ammattire. E Paola pure. Tir un'altra lunga boccata.
Francesca aveva quarantacnque anni, non era sposata e l'unico lavoro che avesse mai fatto era stato crescere una figlia che si era rivelata pi un grattacapo che altro. Riceveva da Max un assegno molto generoso e aveva una vita sociale abbastanza intensa che faceva di lei una delle padrone di casa pi affascinanti di Roma.
Tutto qui. Sapeva benissimo che quel "tutto" era pi di quanto avessero molte altre donne, ma ultimamente si sentiva meno soddisfatta di s e della piega che stava prendendo la sua vita. E questo per diversi motivi. Le sue preoccupazioni era nate dopo un episodio accaduto in primavera, in occasione di una festa di fidanzamento cui lei aveva partecipato con Paola nel fine settimana.
All'inizio, mentre si vestivano e si preparavano assieme, la prospettiva le era sembrata molto divertente. Francesca si era fatta tagliare i capelli il giorno prima; un elegante taglio corto alla maschietta che le aveva consigliato il suo adorato coiffeur Antonio, il ciuffo era leggermente asimmetrico con le punte rivolte
in fuori. Lei aveva tentennato pensando che quell'acconciatura l'avrebbe fatta sembrare pi vecchia, ma Antonio era stato talmente convincente da farla cedere. Paola aveva invece dato ragione alla madre: era un taglio carino, ma troppo drastico rispetto alla chioma lunga e lucente che Francesca aveva sempre portato.
E cos la giornata non era cominciata nel migliore dei modi.
La faccenda dei capelli l'aveva innervosita, inoltre quando si era svegliata, guardandosi allo specchio aveva notato due brufoletti rossi sottopelle. Colpa dello stress, certo, ma il fatto di conoscerne la causa non la faceva sentire meglio. Quando era stato il momento di salire in macchina con la figlia, si era resa conto che avrebbe preferito rimanere a casa o concedersi un giorno alle terme. Non se la sentiva proprio di sottoporre il suo nuovo look al giudizio di decine di occhi critici. La festa all'aperto cui erano state invitate era per il fidanzamento di Maria Luisa, la migliore amica di Francesca. Il suo ricco amante, l'industriale Giancarlo di Gervase-Toscini, aveva stupito tutti facendo finalmente la cosa giusta, ossia divorziare dalla moglie dopo oltre trent'anni di matrimonio e chiedere la mano di Maria Luisa. Lei, che di anni ne aveva quarantasette, due pi di Francesca, all'improvviso si ritrovava in un'altra categoria. Francesca aveva fatto finta di rallegrarsi come tutti gli altri mentre ammirava l'enorme solitario di diamanti e chiacchierava a proposito dell'abito, della data, del luogo e della torta fino a farle scoppiare i timpani. E poi c'erano stati i commenti... Mi farai da damigella d'onore, ovvio... voglio dire da dama d'onore... no, damigella, vero? e Francesca era arrossita sotto lo sguardo contrito di Maria Luisa.
Chiss perch la cosa le aveva dato cos fastidio. Continuava a ripetersi di aver avuto comunque il meglio nel suo rapporto con Max. Era l'amante e non la moglie: conosceva il suo aspetto pi piacevole. Max la vedeva quando aveva voglia di farlo e non quando era costretto. E oltretutto aveva avuto una figlia da lui, il che le dava sicurezza. Tuttavia a quella festa aveva chiacchierato
- anzi, flirtato - con uno dei tanti bei giovani italiani che Maria Luisa sembrava avere sempre a portata di mano. Stavano parlottando in quel tono complice e tranquillo che di solito prelude a qualcosa di pi intimo, quando Francesca aveva notato lo sguardo annoiato del giovanotto. Aveva avuto un fremito, era una cosa che odiava. Aveva avvicinato il bicchiere alle labbra facendo finta di bere il Martini che lui le aveva appena portato e si era guardata intorno con discrezione per vedere chi o che cosa il giovane stesse osservando. Per poco non aveva fatto cadere il bicchiere. Lui stava fissando Paola. Francesca aveva seguito lo sguardo dell'uomo. La ragazza si trovava alla loro sinistra ed era intenta a chiacchierare - meglio, a flirtare con un bel tipo, molto simile a quello con cui stava Francesca. Francesca c'era rimasta male. Madre e figlia in competizione per gli stessi uomini? Aveva vuotato il bicchiere tutto d'un fiato e si era allontanata, lasciando il giovanotto con un palmo di naso.
Una volta rientrata nell'enorme ed elegante casa dell'amica, si era infilata in bagno sentendo che stava per scoppiare in lacrime.
In un angolo del locale aveva notato un piccolo divano molto carino e si era ricordata di un giorno di vent'anni prima, in cui ci si era seduta. Ovviamente non era lo stesso divano - Maria Luisa riarredava la casa ogni due anni -, ma le ricordava la volta in cui aveva aspettato seduta, con le gambe rannicchiate, che l'amica finisse di prepararsi dietro al vetro smerigliato. Ricordava la loro conversazione come se fosse avvenuta solo qualche settimana prima. Giancarlo le aveva appena comprato quella casa elegante ma fatiscente e le due amiche stavano ridacchiando al pensiero di quanto fosse stato facile e veloce tirarsi fuori dalle ristrettezze di provinciali e trovare un lavoro in citt, iniziando cos la scalata sociale. Francesca aveva appena saputo di essere incinta ed era logico credere che Max avrebbe provveduto a lei.
A ventiquattro anni, due pi di lei, Maria Luisa era ormai un'amante ufficiale; qualunque cosa fosse successa a Giancarlo o alla loro relazione, adesso lei si era assicurata un reddito e naturalmente una bella casa in cui vivere.
Credi che un giorno lascer sua moglie? le aveva urlato Francesca attraverso la porta.
E chi se ne frega? Maria Luisa aveva riso alzandosi e tirando l'acqua. Poi era uscita con gli occhi che scintillavano. Questo  molto, molto meglio. Guardati intorno! aveva aggiunto agitando le braccia per abbracciare il bell'appartamento con la vista sui colli romani e le enormi stanze dai soffitti altissimi. Ma ci pensi? Io vengo da Bari, accidenti. Avresti mai detto che saremmo arrivate fin qui?
Hai ragione, ce la godiamo infinitamente di pi noi! aveva commentato Francesca ridendo. E in quel momento - e per molti anni a venire - era stato pi o meno cos. Stare con Max era grandioso. Lui apprezzava molte cose di Francesca: la bellezza, il modo in cui gestiva la casa, la capacit di organizzare ricevimenti e insegnare alla figlia a diventare bella e accomodante e poi il fatto che Francesca pendesse sempre dalle sue labbra.
Lui era un bravo amante, molto attento; non era possessivo o geloso in maniera patologica, come per esempio Giancarlo.
Max non le aveva mai chiesto cosa facesse quando lui non c'era e non aveva mai messo in discussione le sue costose abitudini, il gusto nel vestirsi, nella scelta squisita dell'arredamento e persino delle automobili. Le volte in cui era stato lontano per mesi, non le aveva mai chiesto se qualcun altro avesse preso il suo posto nell'enorme letto a baldacchino con la vista su Villa Borghese. "Non  che non gliene frega niente" si diceva Francesca.
Lui riteneva semplicemente che non fossero affari suoi, proprio come faceva Francesca con Angela e tutti gli altri flirt di cui era al corrente. Una perfetta liaison. Nessun matrimonio, nessun contratto... una liaison, diceva lui in francese. Francesca non gli aveva mai chiesto dove l'avesse imparato, ma quel termine sembrava piacergli.
La luce stava ormai calando e regalava a Roma quel suo famoso colore dorato. La citt eterna. I raggi del sole filtravano attraverso le pesanti tende damascate e colpivano il pavimento in parquet, ma in quel momento Francesca non aveva voglia di pensare all'eternit, agli anni e alla vita. Era preoccupata per s, per Paola e per il senso di estraneit che d'improvviso sentiva per la
propria vita. Una vita che, almeno fino a quel momento, le era sempre sembrata riuscita sotto tutti gli aspetti.
Spense la sigaretta chiedendosi se fosse giunto il momento di pensare a come rendere pi stabile la propria situazione. Ma in che modo? Non le era mai venuto in mente di discutere le decisioni di Max riguardo a lei e Paola. Nel caso a lui disgraziatamente fosse successo qualcosa, che fine avrebbero fatto loro due? Quando alla festa aveva visto la felicit fin troppo evidente di Maria Luisa si era resa conto per la prima volta di quanto fosse invece precaria la sua situazione. Finch fosse stata giovane, bella e desiderabile non avrebbe avuto di che preoccuparsi.
Era abbastanza sicura del suo fascino da sapere che Max sarebbe tornato e avrebbe continuato a farlo. Ma un domani, senza queste armi, che cosa sarebbe successo? Aveva capito che il matrimonio era anche un contratto, che peraltro Max non le aveva mai proposto. Un contratto che andava oltre la bellezza, il desiderio e la passione, carte che Francesca aveva giocato in passato per garantirsi una certa sicurezza. Per ironia della sorte, quella glaciale ubriacona di Angela si era assicurata tutte le cose che Francesca non era riuscita a ottenere, e senza fare il minimo sforzo.
Da quel che Francesca sapeva, Angela e Max non andavano a letto insieme da quasi dieci anni. Angela per aveva qualcosa che a Francesca mancava: un albero genealogico di tutto rispetto e una rete di conoscenze di cui Max aveva bisogno. Era quella la sua dote. E, a pensarci bene, era quello che veramente contava. La storiella di Paola con il principe finita cos male ne era una prova. Francesca Rossi, per quanto bella o desiderabile si rendesse, restava sempre Francesca Rossi di Corsara, un paesino sperduto sulle colline a una cinquantina di chilometri da Pescara con neanche ottocento abitanti, di cui almeno cento imparentati fra loro. E Francesca aveva finalmente capito che per Paola non avrebbe potuto essere diverso. Certo, sua figlia era cresciuta in un ambiente totalmente differente: una bella casa, le scuole migliori - anche se la figlia non ne aveva tratto grandi benefici - e tutti i giocattoli, i vestiti e le scarpe che una ragazzina potesse desiderare, Paola aveva avuto ogni cosa, tranne la stabilit. Francesca era consapevole che la figlia aveva imparato molto da lei: come entrare nelle grazie di Max e come diventare pi bella e affascinante per conquistare un uomo. Da quando era piccola, Paola aveva sempre cercato di attirare l'attenzione di Max, senza mai riuscirci.
Per la prima volta in vita sua, Francesca si augur che sua figlia non facesse le sue stesse scelte, accontentarsi del ruolo di amante.
Non aveva importanza se il loro tenore di vita era di gran lunga superiore a quello della maggior parte delle donne. Si alz aggiustandosi la gonna con gesto meccanico. Si chiese dove fosse Max, era quasi un mese che non passava da Roma. Ecco un altro problema: Francesca non sapeva praticamente nulla di quello che lui stava combinando. Di qualunque affare si trattasse, implicava frequenti viaggi in Africa. Si strinse nelle spalle. I motivi per cui chiunque, soprattutto Max, avesse la necessit di recarsi cos spesso in Africa andavano oltre la sua immaginazione. Laggi non c'era altro che fame, guerre e terribili serpenti velenosi.
Francesca li aveva visti in qualche documentario in tiv.

49
Madeleine era seduta di fronte ad Alasdair Laing e pensava che il cuore stesse per scoppiarle... o per fermarsi. Era la loro seconda cena e questa volta non ci potevano essere fraintendimenti.
Si trattava di un invito. Le aveva chiesto un appuntamento. Tecnicamente parlando non era illegale, per restava il fatto che lui era il capo dell'equipe in cui lei lavorava. Madeleine non era pi una studentessa e la decisione di accettare spettava solo ed esclusivamente a lei. Naturalmente accett. Quando lui glielo aveva chiesto era diventata tutta rossa e aveva annuito, troppo confusa per parlare. E ora era seduta davanti a lui a un tavolino di un piccolo ristorante francese all'angolo della via dove Alasdair aveva un appartamento. Per tutta la serata aveva aleggiato un invito inespresso. Che cos'avrebbe fatto? Che cosa doveva fare? Si chin sul piatto incapace di immaginare quel che sarebbe accaduto.
Alasdair Laing sapeva ascoltare. Per la prima volta da quando era arrivata in Inghilterra, Madeleine prov il desiderio di rispondere alle sue domande pacate e di parlare di s, della sua infanzia, dei suoi genitori. Era stata sul punto di raccontargli anche di Pter, ma si era fermata appena in tempo: non aveva mai confidato a nessuno quello che era successo a suo fratello. Nella nuova vita di Madeleine nessuno sapeva com'era morto. Lei aveva semplicemente eliminato quella parte del suo passato dal nuovo capitolo inglese. Non era nemmeno sicura di riuscire a pronunciare il nome di Pter a voce alta, E comunque non le sembrava il caso di farlo di fronte a uno sconosciuto. In realt, stranamente Madeleine non percepiva Alasdair come un estraneo. Non pi. Nell'ultimo mese aveva imparato ad accettare la dicotomia tra il severo chirurgo e l'uomo serio e tranquillo che la ascoltava con gli indici appoggiati alle guance senza mai distogliere lo sguardo da lei.
I tuoi cosa fanno?
Mia madre  una domestica a ore negli uffici e nelle abitazioni private e mio padre lavora in fabbrica.
E prima?
Be', mia madre  una scrittrice. Scriveva libri per bambini.
Madeleine fece una risatina. Mio padre invece ha sempre lavorato in fabbrica. Ma in Ungheria era un tecnico specializzato, dirigeva un'azienda che produceva lenti per i microscopi. La Kovacs, forse ne hai sentito parlare.
Alasdair annu. Si trovano bene qui, in Inghilterra? chiese bevendo un sorso di vino.
Madeleine si strinse nelle spalle. Non credo si pongano il problema, sai.  stato mio padre a decidere di partire. Aveva avuto un'occasione... e cos siamo venuti via. Non pensavano a quello che avrebbero trovato. Mia madre non ne parla, almeno non in mia presenza ma penso che detesti questa vita. Non lo faresti anche tu?
Credo di s.
Ma perch parliamo sempre di me? chiese tutt'a un tratto Madeleine. Era vero. Alasdair parlava raramente di s.
Perch sei molto pi interessante le rispose con un sorrisino pacato, mentre lei sentiva la faccia sempre pi bollente.
Non dire cos esclam Madeleine fissando il piatto vuoto.
Perch no?
Perch non  vero. Io non mi considero interessante, mi sento straniera e a volte impacciata e...
Perch?
Lo sai benissimo. Sollev lo sguardo. Non era sicura di riuscire a dirlo e improvvisamente sent gli occhi riempirsi di lacrime.
Sarebbe una di quelle storie... sai, quelle che conoscono tutti? Un uomo di successo che vuole divertirsi un po' con una ragazzina un po' sciocca... Sai come succede. E sai anche come va a finire...
Smettila. Madeleine lo guard. C'era del dolore nel tono di voce e nell'espressione del suo viso. Lui scosse lentamente la testa.
Ti prego. Poi allung la mano in cerca di quella di lei. Era la prima volta che si toccavano. Madeleine sent il calore defluire a poco a poco dal viso e raccogliersi nelle dita che lui stringeva.
Non lascer mai mia moglie, Madeleine. Mai. Non so perch sono qui con te e non so che cosa voglio. Non ho mai incontrato qualcuno come te... penso che tu sia la donna pi straordinaria e coraggiosa che abbia mai conosciuto e... Emise un lungo respiro. Naturalmente, se vuoi che ti lasci stare lo far, senza che vi siano ripercussioni sul lavoro. Te lo prometto e, Dio santo, non so che altro dire aggiunse poi distogliendo lo sguardo come se fosse incapace di ascoltare la risposta.
Madeleine non sarebbe mai riuscita a ricordare o ricostruire chiaramente quel che accadde nei minuti che seguirono. Avrebbe rammentato di aver emesso un suono... un no? Un s? Chiss.
Ripresero a parlare contemporaneamente proprio mentre il cameriere si avvicinava. Ci fu una breve discussione sul conto e poi, senza sapere come, si ritrov accanto a lui, con il viso contro il suo collo e le braccia di lui che la cingevano. Fu all'uscita dal ristorante, nell'aria gelida, che lui la baci. L'attir verso di s cingendola con le braccia e lei percep il profumo del suo dopobarba che la avvolgeva. Qualunque fosse la risposta che Madeleine aveva pensato di dare al ristorante, dopo quel momento d'intimit non ci sarebbe stato modo di tornare indietro. Sarebbe anche potuta morire felice in quel preciso momento. La sensazione delle sue braccia attorno a lei, del suo corpo contro il proprio, un corpo cui lei si poteva appoggiare, e l'odore di lui... lo respirava come se non ne avesse mai abbastanza. Era un odore tipicamente maschile: dopobarba, sapone, sudore... Madeleine si
abbandon a lui come faceva con suo padre quando le insegnava a nuotare nella piscina comunale di Lukcs Frd. L'odore di Alasdair era lo stesso che aveva Pter quando usciva per vedersi con Rzsa, la sua ragazza. I ricordi la travolsero con un fiume di emozioni e nostalgia. E si strinse ancora pi forte a lui.
Non poteva paragonare quell'esperienza a nessun'altra. Il primo contatto, il calore delle labbra, la lingua cos pressante e sicura nel farsi strada dentro e intorno alla sua bocca, quella dolce sensazione di umidit e poi quell'impulso, l in fondo... Ansim come se qualcosa l'avesse punta. Lui sembrava capire e anticipare le sue reazioni: una leggera stretta quando voleva qualcos'altro, un bacio, un bisbiglio. Con grande sorpresa di Madeleine, quell'uomo era riuscito a scoprire dentro di lei una riserva segreta di emozioni. L'orgasmo, che lei raggiunse molto prima di lui, colse entrambi di sorpresa. Il piacere e l'infinita dolcezza che la invasero durarono ben oltre il momento in cui il corpo di lui scivol via dal suo e il respiro fu tornato normale. Coi lunghi capelli biondi che coprivano i loro corpi e lui che le accarezzava la testa, Madeleine cadde in un sonno profondo e senza sogni, per la prima volta in vita sua accanto a un uomo.

50
Amber cap subito. Prima ancora che Madeleine riuscisse a spiegarle o descriverle le circostanze che l'avevano portata a vivere il momento pi magico della sua vita, Amber gi sapeva.
L'hai fatto, vero? le chiese dando un'occhiata al viso insolitamente scintillante di Madeleine.
Cosa?
Niente "cosa" con me! Sei andata a letto con lui, vero?
Becky alz di scatto la testa. Andata a letto con chi?
Oh, per favore... dobbiamo proprio parlarne? domand Madeleine con la faccia paonazza.
Stai scherzando? Per filo e per segno. E subito.
Amber e Becky si appoggiarono al tavolo della cucina e rimasero a osservare l'amica imbarazzatissima. Madeleine distolse lo sguardo con un'espressione sognante dipinta sul volto. Le altre due si guardarono con un sorrisino.
Coraggio, Szabo. Fuori i particolari. Tutti le intim Amber in tono perentorio.
Molto pi tardi, dopo che Becky le aveva dovute lasciare a malincuore per incontrarsi con Charlie alla stazione di Waterloo, Amber si volt verso Madeleine per farle la domanda che l'aveva angosciata per tutta la sera.
E la moglie? Che cosa ti ha raccontato di lei?
Oh, Amber... non lo so. Noi... lui non ne parla. Non la lascer mai, me l'ha detto chiaro e tondo fin dall'inizio. Hanno un figlio di dieci anni. Non so come si chiama, di lei non so nulla a parte che  malata e vive a Edimburgo... strano, no?
Che cosa?
Be', potrei averla incontrata quando ero l... magari per strada o in un bar. Non si sa mai.
No, non si sa, e per te  meglio cos. Amber si interruppe.
Che cosa stava facendo? Che cosa avrebbe potuto dire all'amica?
"Non fare la stupida con un uomo sposato perch soffrirai?" Le cose non andavano sempre cos. Bastava pensare a Max e Francesca...
quei due erano felici e soddisfatti. Adesso che era cresciuta, Amber aveva ammesso con se stessa di provare una certa ammirazione mista a invidia per Francesca e per il modo in cui quella donna aveva organizzato la propria vita. Non era facile capire come Angela avesse accettato di essere relegata in secondo piano, per di pi con un figlio. Non si era mai chiesta come si sentissero Francesca e Paola nei panni della famiglia del weekend di Max. Non era certo una vita idilliaca, pens subito dopo. Ma quando torn a guardare Madeleine, Amber per la prima volta riconobbe in quel volto raggiante e sensuale una persona nuova rispetto alla ragazza sempre corrucciata con i vestiti sciatti e sformati... Che male avrebbe potuto farle, dopotutto? A te piace, vero? le chiese.
S rispose Madeleine semplicemente. S, mi piace.
Pi tardi, dopo che Madeleine se ne fu andata, Amber guard la resistente valigia metallizzata con le iniziali incise sulla serratura che giaceva aperta sul pavimento del salotto e si sent percorrere da un leggero fremito. Era davvero una follia volare fino nel cuore dell'Africa per scrivere un articolo su un argomento di cui non sapeva nulla. Non era proprio cos, si corresse subito.
Ora sapeva molte cose sul sale, pi di quante avrebbe mai immaginato.
Eppure, fare un volo di migliaia di chilometri per andare da un uomo che aveva visto solo due volte in vita sua... A dire la verit, era senz'altro una delle idee pi bislacche di Max.
Anzi, si corresse di nuovo, lei non sarebbe affatto stata con Tende
Ndiaye. Avrebbe alloggiato in una foresteria della casa dei suoi.
A voler essere sincera, doveva ammettere che ci era rimasta anche un po' male, perch in fondo il motivo principale per cui aveva deciso di andare nel Mali... Lo faceva per Max, ovvio. Era la prima volta che lui le chiedeva un favore e Amber non poteva certo rifiutare. Ma quando il padre le aveva parlato di Tende, un fremito l'aveva percorsa. Voleva rivederlo. E la proposta di Max sembrava perfetta.
Si alz e and alla finestra. Da lass poteva vedere Canonbury Square fino a Upper Street. Adorava quell'appartamentino all'ultimo piano, anche se le cinque rampe di scale a piedi a volte la sfiancavano. Max gliel'aveva acquistato appena era tornata da New York. Un regalo per la laurea, l'aveva definito. Spesso, guardando i suoi amici e colleghi, Amber si sentiva in colpa perch lei non doveva affrontare le difficolt che affrontavano tutti gli altri: l'affitto, il mutuo, le bollette, insomma, la quotidiana gestione finanziaria che causava sempre pi tensione a mano a mano che ci si avvicinava alla fine del mese, quando l'arrivo dello stipendio faceva tirare un sospiro di sollievo. Guardava Becky percorrere l'intero ciclo mese dopo mese, anche se nel suo caso Amber non riusciva proprio a capire il perch di tanta preoccupazione. Come diceva spesso l'amica, per tutte quelle faccende cos seccanti c'era Charlie.
L'appartamento aveva le dimensioni ideali per lei: due camere da letto, un bel soggiorno pieno di luce, una cucina appena ristrutturata e il bagno. Inoltre, il grande valore aggiunto era che lo stabile era ubicato accanto al palazzo in cui George Orwell aveva scritto 1984 e diverse altre opere, come ricordava una targa sul muro dell'edificio. Il precedente proprietario non aveva fatto alcun lavoro di ristrutturazione dagli anni Sessanta, le aveva spiegato Max, il quale aveva poi convocato la sua arredatrice per sistemare un po' l'appartamento prima che Amber ne prendesse possesso. Per fortuna le due donne si erano trovate d'accordo su colori, tessuti e tappeti, impedendo a Max di stravolgere tutto con il suo gusto sobrio e austero. Il risultato era una casa accogliente e originale che rispecchiava la personalit di Amber ed
era piena di oggetti strani ma carini, come la credenza da merceria dove teneva le stoviglie. Amber si volt a guardarla. L'avevano trovata con Henry in un mercatino vicino a casa dei genitori di Henry a Trincham. Henry... Erano anni che Amber non pensava a lui.  strano come una persona che una volta  stata al centro della tua vita possa improvvisamente uscirne definitivamente.
Lei ed Henry erano stati cos uniti e certamente questo era stato una parte del problema, eppure avevano condiviso un'intimit che oggi le sembrava impossibile. A volte aveva l'impressione che nessuno la conoscesse meglio di Henry, nemmeno Becky. Invece quel rapporto cos stretto si era dissolto quasi da un giorno all'altro. Quando lui l'aveva sentita pronunciare la frase: "Non penso di essere pronta", aveva preso la porta e se n'era andato. Sul momento Amber si era sentita sollevata: a volte Henry la soffocava. Ogni tanto, per, come ora, le capitava di domandarsi che fine avesse fatto. Qualche anno prima, un giorno Becky l'aveva incontrato per caso e lui le aveva raccontato che lavorava in banca o qualcosa del genere. Amber aveva aggrottato un sopracciglio, non era da Henry. Si era resa conto ancora una volta di non conoscerlo. Non pi.
Dopo la rottura della relazione con Henry, Amber aveva avuto diversi ragazzi; tipi carini e affidabili, non troppo diversi da Henry, che sembravano fatti con lo stampino. Sebbene l'aspetto curioso dell'attrazione che Amber aveva provato all'inizio per Henry era che lui appariva diverso da quello che a prima vista sembrava. C'era voluto un po' prima che Henry le confessasse chi era veramente lui. Quando l'aveva fatto, lei si era stupita: perch ci aveva messo tanto? D'accordo, non era inglese... e allora?
Perch gli sembrava cos importante? Conoscendolo meglio, per, Amber si era resa conto che c'erano alcuni problemi che Henry si portava dietro dall'infanzia nello Zimbabwe e che non sarebbe mai riuscito a risolvere completamente. La prima volta in cui lui le aveva detto di non essere di Trincham e di essere cresciuto in un posto cos diverso da sembrare un altro pianeta, Amber non aveva capito bene quale reazione si aspettasse
da lei. Henry sembrava volerle dire che lui aveva perso qualcosa e che non avrebbe mai potuto ritrovarla, ma per Amber non significava nulla. Che importanza poteva avere se i genitori di Henry avevano lasciato il paese senza sostenere i cambiamenti che si stavano verificando?
No, non capisci aveva detto Henry con gli occhi neri che gli si offuscavano. Non  per loro,  per me.
Mmm, s... ma continuo a non capire. Qual  il punto?
Ma Henry non era riuscito a spiegarglielo, tanto che ad Amber era venuto il sospetto che nemmeno lui l'avesse capito bene.
Quello che Amber sapeva di Henry era che lui era nato in una cittadina chiamata Makuti, prossima ai confini con lo Zambia, e che era stato mandato in un collegio a Salisbury, una scuola inglese molto esclusiva che si chiamava Prince Edward Academy e che all'epoca era riservata ai ragazzi bianchi. Proprio in quella scuola doveva essere successo qualcosa che aveva indotto Henry a rimettere in discussione tutto ci che pensava di aver capito sul mondo e sul posto che lui vi occupava... e prima che avesse potuto realizzare del tutto la nuova situazione, i suoi genitori gli avevano comunicato che avrebbero cambiato casa.
Ma non capisci? Quella era la mia casa. E lo  ancora. A volte l'aveva tirata scema con le sue smanie di appartenere a un posto. Per Amber, il concetto di casa era molto discutibile: era forse Holland Park con Angela, che lei non riusciva nemmeno a chiamare mamma, e Max dal luned al venerd? O magari Minorca con il suo personale di servizio e la continua minaccia dell'arrivo di Francesca? In realt Amber pensava che fosse mille volte meglio non avere una casa o almeno interpretare il concetto con molta pi flessibilit.
Henry non era d'accordo. Poteva andare bene per una persona come Max, aveva detto. Max era abbastanza forte per farsi delle regole proprie. Henry lo venerava come un eroe e Amber sapeva che Max era molto pi vicino all'ideale paterno di Henry rispetto al suo padre naturale, un acido direttore di banca che non si era mai ripreso dallo shock di aver abbandonato l'Africa. Henry
l'aveva chiamato "il complesso di buiana". Suo padre era cresciuto nella stessa fattoria dove Henry era nato, ?Avonlea - Ci pensi, Amber? Nel cuore dell'Africa - e aveva sempre creduto di essere il padrone di tutto ci che vedeva. Prima ancora di imparare a camminare, era gi un bwana, un padrone. Si trattava del diritto e del privilegio che avevano tutti i bambini bianchi nel paese di Cecil Rhodes.
Ma perch l'hai definito un complesso? gli aveva chiesto Amber.
Perch a Trinchara nessuno lo chiama "padrone", e lui  uno come tutti gli altri. Nessuno di chi gli sta intorno far mai qualcosa solo perch gliel'ha ordinato lui. No, qui ha dovuto lottare per conquistarsi un posto e una posizione.
Be', dovresti essere contento per lui.  sicuramente una vita migliore rispetto all'altra, no?
Potrebbe se solo lui fosse capace di accettarlo, ma non ci riesce.
Odia alzarsi ogni mattina e andare in banca. Odia dover rispondere del suo lavoro a gente che ha la met dei suoi anni e, soprattutto, non sopporta che a casa non ci sia qualcuno da comandare a bacchetta o con cui urlare solo perch lui ha voglia di farlo. Amber non aveva detto nulla. Lo odio. Henry si era girato sulla schiena e aveva fissato il soffitto. Li odio tutti e due.
Amber si chiese che cosa fosse successo a Henry e alla sua famiglia.
D'un tratto sent il desiderio di chiamarlo e dirgli: "Indovina dove vado?". Sarebbe stato cos invidioso, pens con un sorrisino. Era una cosa che le aveva ripetuto un sacco di volte:
"Ti ci voglio portare per farti vedere da dove vengo". All'epoca lei alzava le spalle, Henry per lei era cominciato l, in Inghilterra...
a Londra. Non le importava dove fosse stato prima o perch per lui fosse cos importante. Non le era mai capitato di pensare a lui come a un africano, sarebbe stato stupido. Si chiese pigramente se lui e Tende si sarebbero capiti, e al solo pensiero di Tende sent uno sfarfallio nello stomaco. Mancavano tre giorni alla partenza. "Smettila" si disse di nuovo con severit. "Smettila, smettila, smettila."

51
Che significa che non sai dov'? chiese Max guardando esasperato la moglie.
Be' che non lo so. Mi dispiace, non lo so. L'ho... l'ho visto la settimana scorsa, credo... balbett Angela con voce gi stridula.
La settimana scorsa? Vivete nelle stessa casa, carissima!
Non  tenuto a informarmi tutte le volte che entra o esce rispose lei seccata.
Forse sarebbe meglio che lo facesse ribatt Max. Una settimana?
In una settimana potrebbe essere successo di tutto.
Non  un bambino, Max cerc di farlo ragionare Angela.
Chi l'ha detto? Si comporta e vive come un bambino... e ti ci metti pure tu a trattarlo come se lo fosse!
Io no di certo protest Angela con il labbro tremante. Era una vecchia storia. Max l'aveva sempre incolpata per la fragilit di Kieran. "Lo vizi terribilmente" continuava a rimproverarle.
Non cominciamo con queste stronzate, Angela. Non ho tempo e non mi interessa. Voglio solo che tu scopra dov', che cosa fa e perch non  a casa. Dal momento che mantengo un fannullone e finanzio la sua vita patetica, voglio sapere dove si trova in qualunque momento. Chiaro? Max la fiss e Angela abbass lo sguardo incapace di reggere il disprezzo che leggeva negli occhi del marito.
Lui se ne and sbattendo la porta. Angela si butt sul divano
prendendosi il viso tra le mani. Non poteva andare avanti cos.
All'inizio era stato bellissimo avere Kieran sempre a casa. Amber era cos presa con la sua nuova vita all'universit e poi con il lavoro, e comunque madre e figlia non erano mai andate molto d'accordo, nemmeno quando Amber era piccola. Kieran era il suo bambino, invece Amber le aveva sempre fatto spietatamente capire che aveva ben poca considerazione di lei, esattamente come Max. Era vero che Kieran si era messo in diversi pasticci, ma Angela li considerava le birichinate tipiche dei ragazzi.
Anche se l'ultima volta il figlio aveva rubato quasi quindicimila sterline dal conto di Max e le aveva spese per Dio solo sa quale droga... be', persino lei aveva dovuto ammettere che definirla una birichinata era un po' riduttivo, ma in fondo tutti i bambini attraversavano la fase della crescita... Nel caso di Kieran stava solo durando un po' pi del solito, tutto qui. E l'ultima cosa di cui Kieran aveva bisogno era un altro furibondo litigio con Max o sentire il disprezzo nella voce del padre quando gli diceva di trovarsi un lavoro o di andarsene. Nessun bambino meritava un trattamento simile, pens Angela ormai con le lacrime agli occhi.
Bussarono alla porta. Si raddrizz asciugandosi in fretta la faccia e si volt. Chi ?
Sono io, signora. Siobhn.  meglio che passi pi tardi?
No, non ti preoccupare, Siobhn. Vieni pure. Angela sospir.
Era davvero ridicolo che Siobhn l'avesse vista nelle condizioni peggiori, quando si contorceva sul pavimento come una bambina senza potersi o volersi alzare, lavare i denti, pettinare, vestire... Quante volte negli ultimi mesi le aveva tenuto la mano o portato da bere e fatto ingoiare pastiglie assicurandole che sarebbe arrivata alla fine della giornata, pi o meno sobria. Eppure quello sciocco protocollo fra personale e datore di lavoro che Max continuava a pretendere obbligava Siobhn a chiamarla "signora".
Era davvero ridicolo. Nessuno le era vicino come quella ragazza, nemmeno i suoi figli. E di chi  la colpa? le aveva rinfacciato Max l'ultima volta che Angela aveva cercato di andare sull'argomento. Si asciug meglio il viso e cerc di sorridere.
Si sente bene, signora? le chiese premurosa Siobhn.
Angela annu. Tutto a posto. C'... potrei avere...
Le ho portato una cosa, signora prosegu Siobhn avvicinandosi con un vassoio su cui erano posati una tazza di t, una focaccina imburrata e un bel bicchiere di vino. Angela sospir e la ringrazi con un cenno del capo.
Grazie, Siobhn, sei davvero un tesoro. Prese il bicchiere e bevve un sorso. Ah, poi, Siobhn e si interruppe per asciugarsi una goccia di vino sul mento stasera devo uscire... una cena di beneficenza cui non posso mancare. Saresti cos carina da aiutarmi a vestirmi?
Certo, signora. Le preparo anche un bagno?
S, grazie, ottima idea rispose Angela vuotando il bicchiere.
Focaccina e t rimasero intatti. E mi tireresti fuori l'abito argentato di Dior?  sulla seconda fila di grucce nello spogliatoio.
Quello lungo tutto luccicante. Lo metter con i sandali di sai, quelli col diamante davanti. Ebbe un attimo di esitazione.
Certo. Glielo prendo mentre lei fa il bagno. Siobhn raccolse il vassoio e il bicchiere vuoto. Prima controllo che non abbia bisogno di una stiratina e glielo lascio sul letto.
Grazie, Siobhn.
Mezz'ora dopo, Angela guard il vestito sul letto corrugando la fronte. Non era quello che voleva. Siobhn le aveva portato un abito bianco lungo di... sbirci l'etichetta... di Valentino. Non ricordava nemmeno di averlo comprato. Si allacci la vestaglia e apr la porta. Lo spogliatoio occupava un'intera stanza accanto al suo salotto privato. All'inizio aveva un armadio a muro appena fuori dalla camera da letto, ma con l'aumentare del guardaroba era diventato impossibile farci stare centinaia di vestiti, scarpe, cappotti, pellicce, cappelli e vari altri accessori per i quali Angela spendeva un patrimonio. Apr la porta ed entr. Tre lunghe aste correvano lungo tutta la parete, Angela si avvicin alla seconda dove pensava di aver appeso il Dior d'argento. Frug tra le grucce ma... no, non c'era nessun abito di quel tipo. Era sicura di averlo messo l, vicino a quello verde e oro sempre di Dior...
Scosse la testa. La stanza era piena di vestiti nella custodia di plastica, alcuni avevano addirittura ancora attaccata l'etichetta col prezzo. Ci sarebbero volute ore per trovarlo. Va be', il vestito bianco poteva andare. Spense la luce e torn in camera sua.
Siobhn la stava aspettando con un asciugacapelli e un flacone del suo profumo preferito. Angela si sedette allo specchio e lasci che la ragazza le mettesse delicatamente in piega i capelli e le ritoccasse il trucco sul viso.
Ah, un'ultima cosa, Siobhn... se non sbaglio ho sentito Kieran rientrare. Gli puoi riferire per favore che suo padre lo sta cercando?
E digli anche che stasera non deve uscire.
La ragazza annu. Certo, signora.
Come se poi Max restasse a casa... borbott Angela fra s.
Si volt e con qualche incertezza scese le scale. Ad attenderla sulla porta c'era Clive. Lei si diede un'occhiata nello specchio da basso per controllare che tutto fosse perfettamente a posto e usc lasciando aperto il portone.
Siobhn corse gi a chiuderlo. Era stata brava, i capelli della signora Sall erano venuti proprio bene, si disse guardando Angela infilarsi con leggerezza sul sedile posteriore della Jaguar. Guard l'orologio a muro, erano le otto e un quarto. La signora Dewhurst l'aveva gi avvisata che il signor Sall non sarebbe rientrato. Cucina e sala da pranzo erano impeccabili, non aveva altro da fare da basso. Rimase un attimo in ascolto. La signora Dewhurst se n'era gi andata. Si infil in cucina, apr in fretta la porta della dispensa e accese la luce. Si diresse in fondo al locale dov'erano conservate le bottiglie di vino. Ce n'erano a centinaia, stipate fino al soffitto, alcune per terra in cassette ancora chiuse. Si chin per aprirne una e sollev una bottiglia: Chateuauneuf-du-Pape 1990. Siobhn s'intendeva pochissimo di vini. Veniva da un paese fuori Dublino e aveva pi dimestichezza col whisky. Questa bottiglia sembrava prestigiosa e vecchia, c'era polvere sulla cassa e sulla bottiglia... doveva essere un buon vino. Aggiust un po' la
paglia per riempire il buco che era rimasto, e comunque se qualcuno se ne fosse accorto avrebbero pensato che fosse stata Angela.
Si infil la bottiglia sotto il maglione e corse nella sua stanza.
Sorridendo fra s all'idea di un venerd sera passato a guardare la tiv con una buona bottiglia di vino, gir la chiave nella serratura.
La porta era aperta. Si era dimenticata di chiuderla? Stava cominciando a diventare come Angela, pens con una risata spalancandola. Ma che...! Per poco non le venne un colpo. La porta si richiuse sbattendo alle sue spalle. Come... come ha fatto a entrare? Cosa ci fa qui? esclam guardando Kieran che, seduto sul letto, stava fumando tranquillamente una sigaretta. Quando Siobhn realizz su che cosa il ragazzo fosse adagiato, sbarr gli occhi per la paura. Su dei vestiti. I vestiti di Angela, per la precisione.
Potrei farti la stessa domanda disse Kieran socchiudendo gli occhi. Anche quella te l'ha data mia madre? prosegu indicando con la sigaretta accesa la bottiglia di vino. La ragazza arross fino alla radice dei capelli. Hai perso forse la lingua? le chiese con un sorrisino odioso.
Li... li ho solo... li ho presi per lavarli farfugli Siobhn col cuore che le martellava in petto. Poteva essere che lui...?
Anche questi? domand Kieran aprendo la mano e mostrandole gli orecchini di diamanti e zaffiri di Angela. E quelli?
prosegu indicando una parure di diamanti e oro bianco nella custodia di Garrard di velluto nero. La ragazza abbass lo sguardo.
Era stata colta con le mani nel sacco. Ci fu un silenzio carico di tensione.
Mi... mi dispiace. Volevo... volevo solo... cominci a dire con la mente che turbinava. E adesso come diavolo avrebbe fatto a cavarsela? Se Kieran avesse chiamato la polizia, cosa che sembrava intenzionato a fare, sarebbe saltato fuori tutto: era la terza volta che veniva sorpresa a rubare in casa dei datori di lavoro.
Era riuscita a falsificare le referenze per la signora Dewhurst, ma con la polizia non c'era da scherzare. Ges, Kieran... per favore non dica nulla a sua madre... mi dispiace davvero tanto... non so cosa mi abbia preso... la prego, non lo dica alla signora Sall...
Chiudi quel becco del cazzo. La voce di Kieran era fredda e tagliente. Fece ruotare le gambe e si alz avvicinandosi a lei.
Per un attimo Siobhn pens che volesse picchiarla. Si scans lasciando cadere la bottiglia di vino che cadde sul tappeto con un tonfo sordo. Kieran prese la ragazza per una spalla e la stratton con forza, facendola cadere in ginocchio. Lei alz lo sguardo mentre la consapevolezza di quello che lui pretendeva si faceva lentamente strada nei suoi occhi. Siobhn ebbe un attimo di esitazione, dopodich si tir su e cominci a slacciargli i pantaloni.
Kieran rise.
Meglio laggi. Star seduto mentre ti dai da fare. Kieran and verso la sedia che stava nell'angolo della stanza. Non dir nulla se anche tu farai altrettanto le disse passandosi una mano tra i capelli. E ti indicher un posto dove potrai venderli.
La ragazza ci sapeva fare e lo fece godere in pochi secondi. In quell'attimo Kieran chiuse gli occhi afferrandole la testa. Lei aveva lunghi riccioli neri che normalmente teneva raccolti. Kieran riapr gli occhi e gli piacque quell'immagine: la sua mano era nascosta tra i capelli di lei. Si ritrasse e si appoggi all'indietro sullo schienale guardando Siobhn che si puliva la bocca col dorso della mano. Aveva ingoiato, e anche questo particolare non dispiacque a Kieran. Lui teneva ancora in mano gli orecchini della madre.
Ci vediamo domani. Se sarai carina con me, ti dir dove puoi strappare il miglior prezzo. Siobhn rimase in silenzio. Oppure potrei restituire questi, sai... aspetta solo che Max sappia dove li ho trovati...
Verr rispose in tono piatto. Per favore non lo dica alla signora Sall. Domani le restituisco i vestiti.
No, tienili. Ho detto che sar il nostro segreto. Kieran si tir su la lampo. E se vuoi rubarne degli altri, scegli almeno quelli che non ha ancora messo. Cos li puoi riportare in negozio. Poi si alz e usc dalla stanza. Anche lui, come Angela, non si curava di chiudere la porta.
Scese da basso, canticchiando sottovoce. Erano secoli che non faceva sesso e gli era piaciuto. La ragazza non era male. Abbastanza carina anche se un po' troppo tranquilla per i suoi gusti. Non si capiva mai che cosa pensasse, e poi aveva sempre quel maledetto sorriso stampato in faccia. Si chiese chi l'avesse assunta. Oltretutto, era anche una stupida. Aveva continuato a implorarlo di non raccontare niente ad Angela. Se fosse stata sveglia, avrebbe dovuto temere Max, piuttosto. Sarebbe stato lui a chiamare la polizia e a licenziarla, non Angela che non ricordava nemmeno i gioielli che possedeva o quali vestiti aveva comprato. Strano.
Rimasta sola nella sua stanza, Siobhn and a sedersi sul letto.
Kieran aveva preso gli ultimi sei vestiti che lei aveva rubato e li aveva gettati per terra. Appoggi le mani sulle ginocchia mordendosi il labbro e not che lui aveva dimenticato le sigarette.
Si allung sul letto e ne prese una con le dita che le tremavano leggermente. L'accese e si appoggi ai cuscini. Aveva bisogno di bere qualcosa per togliersi quel sapore che le era rimasto in bocca.
Espir lentamente, fissando gli anelli di fumo che salivano deformandosi.

52
A Bamako il cielo era color prugna e una massa scura e minacciosa di nuvole sul filo dell'orizzonte faceva spirare ogni tanto delle folate di vento caldo e arido sulla citt. Era la stagione delle piogge e il fiume in piena aveva un colore grigio arancio. Nel modesto salone degli arrivi, un uomo la stava aspettando con un cartello scritto a mano: MADAME AMBER SALL. Amber gli fece un cenno per farsi riconoscere.
Salve. Lo ringrazi con un sorriso tirandosi dietro la valigia.
Grazie per essermi venuto a prendere. C' un bel caos da queste parti! L'uomo alto e magro la fiss impassibile.
Par ici, madame. Le indic la strada e con un incredibile schiocco delle dita attir l'attenzione di una mezza dozzina di ragazzi che si affaccendavano intorno ai passeggeri in arrivo. Certo.
Il francese. Si sarebbe data uno schiaffo. Quando il tipo url qualcosa, un ragazzino con lo sguardo vispo e una T-shirt con il coniglietto di Playboy fece un balzo in avanti sogghignando. Si occup della valigia di Amber facendosi beffe dei suoi amici che lo guardavano in un silenzio carico d'invidia mentre lui seguiva fuori dall'edificio l'uomo alto e la blanche. Nonostante l'imminente arrivo della pioggia, c'era molta umidit che si depositava sulla pelle e ne impediva la traspirazione. Dieudonn - cos avevano chiamato l'uomo che era venuto a prenderla- le spieg che sarebbero andati a casa del signor ministro e l'indomani l'avrebbero accompagnata in aereo fino a Timbuctu e da l a Tghaza con una macchina a quattro ruote motrici.
E quanto ci vorr per raggiungere Tghaza?
Direi due, forse quattro giorni. Dieudonn si strinse nelle spalle. Per lui evidentemente il tempo non era fondamentale.
Amber aggrott la fronte. Max le aveva detto che il suo viaggio sarebbe durato dieci giorni. Se ci volevano quattro giorni per raggiungere quel dannato posto e altri quattro per tornare...
E Tende? Monsieur Ndiaye? ...  qui a Bamako?
Non. Il signor Tende  a Tghaza. Il est dj parti.
Oh.
Bamako scorreva veloce dal finestrino posteriore della Mercedes con l'aria condizionata. Attraversarono il fiume grigio e lento, si lasciarono alle spalle diversi vialoni alberati e svoltarono in quella che aveva tutta l'aria di essere una delle zone pi ricche e antiche. Dopo il paesaggio arido e pieno di edifici in costruzione che circondava l'aeroporto, vedere del verde fu una sorpresa per Amber. Qui c'erano grossi alberi scuri, palme sottili dalle foglie acuminate, coloratissime buganvillee rampicanti e altre piante fiorite di un color arancio vivo. A ogni incrocio, segnali colorati e dipinti a mano indicavano le strade per la Residence de l'Ambassade de France o per il Salon de Beaut Aminata. Si fermarono davanti a un alto muro bianco sormontato da filo spinato. Mentre il portone si apriva silenziosamente, una guardia in uniforme si mise sull'attenti. Procedettero quindi fin sotto la tettoia del garage esterno di un grande edificio tutto bianco, con un ampio porticato e persiane verde scuro.
Una cameriera in divisa e un giovanotto con un paio di pantaloncini e una camicia color cachi scattarono sull'attenti mentre Dieudonn apriva il portone e a una parola dell'uomo il ragazzo scaric la valigia dall'auto. Poi attraversarono un labirinto di stanze fresche e in penombra passando per un cortile e per altri corridoi, fino a quando la cameriera si ferm davanti a una porta in legno intarsiato e la apr. Agli occhi stanchi di Amber quella stanza enorme e con pochi mobili sembr una vera oasi.
Il ragazzo appoggi con cura la valigia su una piccola panca ai piedi del letto e si allontan in silenzio insieme alla cameriera.
Amber si guard attorno. La stanza era bella. Aveva pareti verde pallido, il pavimento in legno scuro e due o tre mobili che dovevano appartenere all'epoca coloniale: un grande letto basso con un copriletto a motivi astratti tra il verde, il marrone e il nero, una piccola scrivania in un angolo e due comode poltrone in vimini ricoperte con la stessa stoffa del copriletto rivolte verso le altissime porte finestra che si affacciavano sull'ampia veranda piena di piante in vasi di terracotta.
Chiunque avesse scelto l'arredamento della casa di Madame Ndiaye, doveva avere buongusto. Amber avanz verso la porta sull'altro lato della stanza e scopr un ampio vano doccia separato dal gabinetto e dal bidet da una parete in legno decorato. Si diede un'occhiata nello specchio sopra il lavandino, pensando che le dieci ore di viaggio avrebbero potuto fare danni ben peggiori.
Poi guard l'orologio, erano le sei. In quel momento giunse da fuori un lamento dolce e melodico, l'invito alla preghiera, e il rumore di gente che si muoveva nel cortile. Amber non aveva idea di chi ci fosse in casa o delle abitudini locali, per cui avrebbe fatto una doccia e si sarebbe riposata un po'. La verit era che non sapeva assolutamente nulla dei suoi ospiti, a parte la spiacevole notizia che Tende Ndiaye era a due, o addirittura quattro giorni di distanza da l. Amber aveva anche fame, ma in camera non c'era nulla da mangiare e se fosse uscita per cercare la cucina, probabilmente non sarebbe stata capace di ritrovare la sua camera in quel labirinto. Decise quindi di infilarsi dritta nella doccia. La pressione dell'acqua era bassa, ma almeno il getto era caldo. Mezz'ora dopo torn verso il letto. Era sfinita. Nonostante avessero viaggiato di giorno, la notte prima non aveva quasi chiuso occhio.
Si sdrai sulle lenzuola, nuda, ad ascoltare i rumori della gente fuori e i grilli che cominciavano il loro canto notturno. La sera calava rapidamente e attraverso le persiane si vedeva la luce diminuire all'improvviso. Rimase l sdraiata, lasciandosi avvolgere dal caldo tropicale che le impediva di percepire la variazione di temperatura tra la sua pelle e l'aria che la circondava. Ormai gi mezzo addormentata, pens che avrebbe dovuto puntare la sveglia e sprofond in un sonno profondo.
Il mattino dopo fu destata dall'invito alla preghiera. Apr un occhio, guard la sveglietta sul comodino e ricadde all'indietro sbalordita. Aveva dormito per quasi dodici ore di fila. Erano le cinque e mezzo del mattino. Attraverso le persiane cominciavano a filtrare le prime deboli strisce di luce bianca. Dieudonn le aveva detto che sarebbero partiti per l'aeroporto alle otto e mezzo.
Sarebbe sbarcata a Timbuctu per proseguire il viaggio fino a Tghaza su una quattro per quattro. Cos distesa nella penombra, Amber cominci a chiedersi in che razza di impresa si fosse imbarcata. D'un tratto il viaggio che stando a Londra le era sembrato un po' bizzarro ma fondamentalmente eccitante, cominciava ad assomigliare a un vero incubo. Sarebbe voluta tornare in quel nido anonimo che era la sua casa di Londra, prendere la metropolitana delle otto e un quarto come ogni mattina e rituffarsi nel mondo che conosceva e dove si sentiva al sicuro, tanto diverso da quello in cui viveva Max, con i suoi contatti e i suoi affari. Chiuse gli occhi. Timbuctu? Era forse ammattita?
S, convenne poche ore dopo guardando dal finestrino, quando il piccolo velivolo si ferm con un sussulto. Doveva essere diventata matta, almeno un pochino. Il pilota, una giovane francese
- alta la met di Amber, tanto da doversi sedere su un cuscino per vedere oltre il quadro dei comandi - spense i motori e si volt verso di lei con un sorriso. Voii. On est l annunci con un ampio movimento del braccio che indicava il nulla. Amber guard di nuovo dal finestrino. Non c'era niente fuori. Una costruzione piccola e bassa semicoperta di polvere con due muli che le gironzolavano attorno... una Land Rover rotta mezzo inclinata e senza le ruote posteriori. Dopo le due ore trascorse sull'aereo con il rumore assordante del motore, il silenzio le parve irreale.
Ci siamo? chiese slacciandosi la cintura.
Temo di s. La citt vecchia  quasi cinque chilometri pi a sud. Cos'ha detto che  venuta a fare?
Non rimango a Timbuctu, vado a nord, a Tghaza.
La donna pilota aggrott le sopracciglia. Da sola?
No. Devo... insomma, dovrebbe esserci un autista a prendermi, anche se ancora non lo vedo. E poi ci verranno ad accogliere a Tghaza.
Bonne chance! esclam la donna con una risata.
Il cuore di Amber ebbe un altro sussulto. Che vuol dire?
Oh, non si preoccupi. Non mi dia retta, credo che il suo autista la stia aspettando. Ecco qua. Riusc finalmente ad aprire il portellone e a far uscire la scaletta. A terra c'era un funzionario dell'aeroporto. Buon viaggio! si sent augurare Amber mentre scendeva i gradini con attenzione. Torno a prenderla sabato. Spero! aggiunse con un'altra risata. Amber alz gli occhi al cielo, proprio la frase che avrebbe voluto sentirsi dire in quel momento! Affid la borsa all'uomo che si trovava ai piedi della scaletta e lo segu sull'asfalto bollente fino all'unico edificio dell'aeroporto.
Nel giro di dieci minuti si ritrov seduta sul sedile posteriore di una Toyota Land Cruiser con targa governativa godendosi l'aria condizionata e squadrando perplessa le tre guardie del corpo e l'autista che si erano sistemati davanti e la seconda Land Cruiser che li seguiva con a bordo quattro uomini con i mitra appoggiati con noncuranza sulle ginocchia. L'organizzazione era assolutamente perfetta, forse persino esagerata, si disse allontanandosi dall'aeroporto e dirigendosi verso l'immenso territorio che si estendeva davanti a loro, il deserto del Sahara. L'autista, che si era presentato come Abdoulaye, parlava bene l'inglese ed era certo pi cordiale dei suoi compari. Quando aveva visto la faccia allarmata con cui Amber aveva fissato le guardie del corpo, i mitra e le cartucciere si era fatto una risata.
Purtroppo  ncessaire aveva detto con un gran sorriso. La strada per Tghaza  piena di banditi.
Banditi? Che genere di banditi? aveva balbettato lei.
Ladri, assassni... i Tuareg aveva risposto Abdoulaye con un'allegra smorfia. Non si preoccupi, siamo ben protetti! E aveva strappato ad Amber un vago sorriso.
Era difficile definire strada quella che stavano percorrendo per uscire da Timbuctu. Si trattava piuttosto di due solchi polverosi nella sabbia e Amber sent le ruote slittare mentre cercavano di fare presa su quella superficie cedevole. Attorno a loro il paesaggio era bianco panna, movimentato da colline disseminate di arbusti verde scuro e piccoli cespugli che lottavano per sopravvivere in quella sabbia arida. Attraverso le foglie Amber riusc a scorgere in lontananza alcune dune che si ergevano solide e maestose come giganti mezzelune che qualche artista celeste avesse tracciato con forme assolutamente perfette. Erano quasi le undici del mattino e il sole stava raggiungendo lo zenit. Il colore della terra cominci lentamente a passare dal grigiobianco al bianco immacolato mentre tutto il resto sbiadiva per l'effetto combinato di cielo e sabbia. All'interno dell'auto, Amber appoggi la testa contro il finestrino benedicendo l'aria condizionata, mentre intorno a lei riecheggiava il suono musicale di quella lingua che ascoltava ormai da un giorno senza riuscire a distinguere le parole o a coglierne vagamente il significato. Secondo Abdoulaye avrebbero impiegato tutta la giornata per arrivare a Tghaza, quindi con un po' di fortuna sarebbero giunti al crepuscolo. Amber guard fuori. Era davvero difficile credere che quella distesa vuota e sconfinata li avrebbe mai potuti condurre da qualche parte.
Alle quattro del pomeriggio, dopo due o tre soste e una manciata di datteri, era stanca, assetata e, nonostante l'interno della macchina fosse pi fresco, aveva caldo. Fuori, le varie tonalit di arancio, rosso e giallo della sabbia sembravano quasi aumentare la sensazione di calore, pens mentre sentiva la pelle appiccicarsi allo schienale per il sudore. A eccezione di un paio di cammelli e del Tuareg con quel suo strano abbigliamento, non avevano pi incontrato anima viva ormai da diversi chilometri. Due
degli uomini che le sedevano di fronte si erano addormentati e le loro teste ballonzolavano a mano a mano che l'auto procedeva sulla pista di sabbia, l'unica a portare verso nord. Il deserto si stava preparando alla sera: le ombre sul terreno si allungavano mentre in cielo i disegni creati da pallide nuvole bianche volgevano lentamente all'arancio, poi al rosa e finalmente a un infuocato giallo zafferano.
Un'ora pi tardi, durante la preghiera della sera, si imbatterono in una fila di uomini inginocchiati, con i sandali di plastica ordinatamente allineati sulla sabbia. Sotto le tende improvvisate
- costruite con paletti in legno e tele da sacchi - trenta o quaranta figure erano prostrate in un gesto di supplica con le piante dei piedi rivolte verso le automobili e il busto inchinato verso la Mecca. Quando Abdoulaye ferm la macchina, le guardie del corpo balzarono a terra lasciando le armi a bordo. Poi tirarono fuori due taniche di acqua e i loro tappeti per la preghiera.
Un po' a disagio, Amber li guard in silenzio lavarsi piedi, mani e faccia e, come il gruppo che avevano appena oltrepassato, inginocchiarsi sulla sabbia. I loro talloni apparivano e scomparivano mentre le preghiere si alzavano tutt'intorno a lei, un suono dolce e vivo in quel nulla che si stendeva davanti a loro.
Madame? Il viso di Abdoulaye apparve dal finestrino. Vuole mangiare? le chiese indicando un piatto di riso con qualcosa che ricordava della pasta ripiena di carne e verdura. Amber ringrazi con un sorriso, apr la portiera e scese sulla sabbia morbida e ancora bollente. L accanto c'erano degli alberelli sparpagliati e qualche arbusto. Si diede un'occhiata intorno, prese dei fazzolettini dalla borsa e, con quanta pi dignit possibile, si diresse verso la pianta pi vicina, accovacciandosi rapidamente. Quando torn all'auto si accorse che gli uomini, con molta delicatezza, si erano voltati. Accett un piatto da Abdoulaye, si sedette sul bordo del sedile e mangi insieme a loro.
Ancora una, due ore... disse l'uomo, socchiudendo gli occhi nella luce ormai meno accecante e siamo arrivati. Amber annu con riconoscenza. Passare un'intera giornata sul sedile posteriore di una macchina che procedeva a sobbalzi era estenuante, nonostante lei non avesse mosso un passo. Finirono di mangiare in un rilassato silenzio, versandosi a turno dall'enorme contenitore un po' di acqua tiepida nelle tazze di plastica che Abdoulaye si era saggiamente portato appresso. Poi, dopo essersi scrollati di dosso le briciole, risalirono a bordo.
Quando finalmente le macchine si fermarono in uno spiazzo accanto a una fila di bungalow illuminati, Amber si era quasi addormentata. Sotto un cielo nero come l'inchiostro illuminato solo da una luna perfettamente disegnata e dalle stelle luminose, gli uomini cominciarono a scaricare i bagagli. Amber rimase l mentre loro portavano in una delle piccole costruzioni le armi, alcune provviste, i recipienti dell'acqua e alcune scatole.
Abdoulaye grid qualcosa a uno degli uomini, dopo pochi secondi si ud un altro grido di risposta e la porta di uno dei bungalow si spalanc. Amber si volt lentamente. Sulla soglia, con la luce che ne disegnava i contorni, c'era Tende Ndiaye. Amber deglut, poi prese la sua borsa e si avvi verso la luce.

53
?Becky scorse per la terza volta l'elenco per assicurarsi che tutti i nominativi avessero ricevuto l'invito. Era nervosissima. Morag stava rientrando da New York e sarebbe arrivata all'inaugurazione direttamente dall'aeroporto, nonostante Becky le avesse assicurato di avere la situazione assolutamente sotto controllo: non c'era motivo di preoccuparsi, in queste cose era davvero brava.
Morag era salita sull'aereo per il JFK diretta a New York per scoprire nuovi talenti, lasciando a Becky il compito di organizzare e gestire ogni cosa da sola. Il nervosismo di Becky era palpabile.
Amber era ancora in Mali e Madeleine non capiva un bel niente di arte. Becky pregava solo di non aver commesso errori e che tutto andasse come doveva. Sull'elenco della ECI c'erano duecentoquaranta nominativi. Morag lo aggiornava ogni mese, aggiungendo o togliendo qualche nome qua e l. Custodiva quell'elenco come un gioiello o un segreto di famiglia; lei sapeva che il successo della galleria dipendeva quasi interamente dai nomi che vi comparivano e dal numero di pezzi che avrebbero acquistato per ciascuna stagione.
Facendo passare i nomi dello schedario girevole da tavolo Rolodex di Morag, Becky aveva praticamente saltato la sezione relativa ai proprietari della galleria concorrente. Poi si era dovuta occupare di far stampare altri inviti per i cinquanta o sessanta nominativi dell'ultimo momento ma, per fortuna, aveva fatto in
tempo ed erano stati spediti la settimana prima. Le tartine e il vino erano stati ordinati: sessanta bottiglie di un ottimo rosso, altrettante di bianco e trenta di champagne. Non avendo la pi pallida idea del quantitativo necessario, aveva telefonato alla National Portrait Gallery spacciandosi per una studentessa che doveva scrivere un pezzo sull'organizzazione di un'esposizione privata: un vero colpo di genio. In effetti la quantit di vino le era sembrata un po' eccessiva, ma con trecento invitati bizzarri che gironzolavano col naso all'ins sarebbe stato scolato velocemente.
Aveva invitato tutti gli ex compagni dell'istituto d'arte: quella sarebbe stata la serata di Becky Aldridge e voleva essere sicura che tutti lo sapessero. Be', in realt era la serata di Saba Mehret, si disse. L'artista era Saba, non lei.
Si alz dalla scrivania e sal nello spazio espositivo della galleria per assicurarsi che le luci funzionassero, che i quadri fossero appesi e posizionati perfettamente e che tutto fosse impeccabile.
Si ferm sulla soglia ammirando il risultato. Una parete era stata dipinta di rosso scuro per far risaltare al massimo tre grandi tele di Saba. Era un colore che trasmetteva un certo calore al locale e insieme ai mattoni a vista sulla parete di fronte dava all'ambiente il tocco moderno e all'avanguardia che lei e Morag desideravano ottenere. Fece una pila di piccoli cataloghi su una delle vetrinette, sistem un paio di fiori all'ingresso e fece un passo indietro per dare l'occhiata finale. Era tutto a posto. Quando guard l'orologio erano quasi le quattro. Si vers un gin tonic e scese per cambiarsi.
Alle sei in punto suon il campanello. Becky ingoll l'ultimo sorso di gin tonic, si spruzz un po' di profumo sui polsi e corse di sopra. Erano gli addetti al catering. Sei giovanotti e sei ragazze in nero, come aveva chiesto, il vino e il cibo. Ci fu un attimo di tensione quando la responsabile dichiar - mentre Becky la fissava stupita - che era la prima volta che allestiva un buffet in una galleria d'arte. Proprio in quel momento per arriv Saba e poi Becky dovette occuparsi di sistemare all'interno bevande e
tartine, e non ebbe il tempo di preoccuparsi se avesse fatto o no la scelta giusta. Niente cibo? Si guard rapidamente intorno e vide che nessun altro sembrava essersi meravigliato, quindi lasci perdere.
Dov' la cucina? chiese la responsabile del catering.
La cucina? ripet Becky. Non l'abbiamo.
Oh esclam l'altra con aria sconcertata. Il fatto  che ha ordinato tartine calde. I gamberetti e gli spiedini in salsa satay...
ci serve un posto dove scaldarli.
Merda, non ci avevo pensato.
Ah.
Becky. Sulla porta c'era Saba, splendida in un lungo abito bianco con una giacca di pelle e scintillanti orecchini a goccia.
Becky si volt. Sei sicura di aver ordinato questa roba? chiese indicando i piatti di cibo che venivano scaricati dal furgone.
Non vorrei che qualcosa finisse sui quadri...
Oh... non succeder. Mmm, non ti preoccupare... faremo in modo che non accada nulla. Comunque  tutto assicurato aggiunse in fretta. Era vero? Non ne aveva la minima idea. Dentro di lei cominci a farsi strada un familiare senso di panico. Le cose si stavano mettendo male.
Be', se lo dici tu... afferm Saba senza convinzione. Si volt a guardare la galleria: le stampe incorniciate erano al sicuro dietro i pannelli in perspex, ma le opere pi grandi... Si morse un labbro.
Sta' tranquilla esclam Becky rivolgendole un'occhiata nervosa.
Andr tutto bene concluse girandosi per aiutare uno dei ragazzi a impilare le casse di vino.
Ha gi preparato il tavolo? chiese un altro degli addetti al catering affacciandosi alla porta.
Quale tavolo?
Per i bicchieri del vino.
Oh... mmm, potrebbe portar su la mia scrivania... Venga, le faccio vedere.
Becky fu assalita dal panico. Non aveva minimamente pensato a quei dettagli; aveva creduto che se ne sarebbero occupati quelli
del catering. Trattandosi di una societ che Morag aveva gi utilizzato in passato, aveva pensato che loro sapessero che cosa fare.
Il ragazzo sembr leggermente seccato. Avanti, mi aiuti a portarlo su. Lei scese le scale di corsa. Merda, non aveva neanche una tovaglia da metterci sopra. Oddio, le cose stavano precipitando.
Becky inizi a sudare.
Dieci minuti pi tardi, un quarto d'ora prima dell'apertura delle porte, il tavolo era stato allestito: venne ricoperto con fogli di carta bianca trovati da una delle ragazze. L'effetto era gradevole. Solo allora, da quando era suonato per la prima volta il campanello, Becky riusc a rilassarsi. L'avvio era stato un po' problematico, ma ora le cose cominciavano ad andare meglio. Juliet, la responsabile del catering, aveva proposto a Becky di rinunciare ai gamberetti e al pollo in salsa satay; ovviamente quei costi sarebbero stati comunque addebitati alla ECI, ma almeno gli invitati non si sarebbero visti servire del cibo freddo e gommoso. Becky aveva annuito riconoscente, avrebbe fatto qualunque cosa per risolvere la situazione. Era una vera sfortuna che non ci fosse un frigorifero abbastanza grande o una vasca piena di ghiaccio: il vino bianco era tiepido, come del resto lo champagne. Non ti preoccupare, dopo qualche bicchiere non se ne accorger nessuno la rassicur Juliet. Becky annu distrattamente. Fuori si era appena fermato un taxi e lei not con sollievo che era quello di Morag. Corse alla porta.
Ciao esclam uscendo sul marciapiede per aiutarla a scaricare i bagagli.
Morag arrivava direttamente da Heathrow e aveva un'aria distrutta.
Sembrava anche sbalordita. Ciao, Becky... che cosa sta succedendo? Cos' tutta questa roba? chiese lasciando cadere a terra la valigia e indicando all'interno della galleria il tavolo del vino che troneggiava al centro della stanza. Che ci fa il tavolo l?
 il vino... abbiamo... ho dimenticato di chiedere un tavolo alla societ di catering e quindi ho portato su la mia scrivania e...
No... che cosa ci fa in quel posto? Vicino ai quadri? Morag aveva un tono allarmato.
Oh, be'... gi non c'era davvero posto e...
Spostalo nell'angolo. Immediatamente! Morag abbandon i bagagli sul ciglio della strada lasciando sbalordito il tassista e si fiond all'interno della galleria. Svelta! Tu... esclam rivolta al tipo che aveva portato su la scrivania dall'ufficio di Becky. Sollevalo da quella parte. Ecco... mettiamolo l. Poi si volt verso Becky. Sempre lontano dai quadri. Non voglio che qualcuno distrattamente schizzi... Si interruppe non appena vide una delle ragazze che avanzava reggendo un vassoio di spiedini con pomodorini ciliegia e feta. Cosa diavolo...?
Gradisce una tartina, signora? La ragazza sembrava confusa.
Becky si sent gelare.
Una tartina? Morag si volt verso Becky. Sei impazzita?
In quel momento Saba fece il suo ingresso nella galleria. Becky guard per terra. Ehm, solo un attimo esclam Morag afferrandola per un braccio e tirando fuori dal portafoglio una banconota da venti sterline. Pu pagare il taxi e portare dentro i miei bagagli?
chiese al cameriere che assisteva a bocca aperta alla scena che si stava svolgendo davanti ai suoi occhi. Torniamo fra un secondo. Le due donne scomparvero da basso.
Oddio mio... mi dispiace, Morag attacc a piagnucolare Becky appena furono entrate nel suo ufficio. Era molto pallida.
Becky, ti ha dato di volta il cervello? Del cibo a un'inaugurazione?
Credevo sapessi come si organizzano queste cose. Non siamo assicurati e se succede qualcosa alle opere... che cosa diavolo pensavi? Becky deglut sotto lo sguardo di Morag. Non osava parlare per paura di scoppiare in lacrime. Senti, gli ospiti saranno qui a momenti. Datti una mossa, dobbiamo sbarazzarci del cibo... fai portare i vassoi qui in ufficio. Cosa c' di sopra, vino bianco e acqua?
E del vino rosso... e dello champagne. Becky tir su col naso.
Champagne? E lo paghiamo noi? Morag aveva assunto un tono arrabbiato. Molto arrabbiato.
Mi dispiace, Morag torn a ripetere Becky.
L'hai gi detto. Ges, Becky... ci coster una fortuna. Questa serata avrebbe dovuto essere pagata con i proventi della mostra di Saba, lo sai?
Becky la fiss. Pensavo... pensavo... Poi ricominci a frignare.
Sa Dio cosa pensavi. Ascolta, una di noi deve stare di sopra.
Vado io, tu vedi di trovare una soluzione e sali appena puoi. Ne riparliamo dopo. Detto questo, Morag scosse la testa, si volt e usc lasciando Becky in lacrime in mezzo alla stanza. Trascorsero un paio di minuti durante i quali lei sent Morag che, di sopra, accoglieva a mano a mano gli ospiti. Becky guard l'ora, erano le sette e un quarto. Doveva reagire. E anche in fretta. Fece un profondo respiro, si asciug la faccia e apr la porta.
Becks! Si volt. Charlie si stava avvicinando con due bottiglie di champagne in mano. Becky ebbe un tuffo al cuore, era completamente ubriaco. Dietro a lui c'erano due dei suoi fighetti, come li chiamava lui. Sapeva che era contento del fatto che lei gestisse una galleria. Non che lei avesse molta esperienza... Becky non aveva mai visto Morag cos furiosa. A Charlie piaceva l'idea che le ragazze che frequentava Becky fossero cos diverse da quelle del suo giro di conoscenze. Le chiamava "le pollastrelle dell'arte". Erano talmente pi divertenti delle donne che Charlie vedeva ogni giorno. Dentro di s, Becky era alquanto imbarazzata dalla descrizione di Charlie delle segretarie e delle assistenti personali che gli ronzavano intorno ogni momento. E come se non bastasse, sarebbe morta piuttosto di confessare a Morag che qualche volta lui la chiamava "la pollastrella dell'arte" - mentre lei, Becky, era semplicemente "la pollastrella", senz'arte n parte -, ma lo diceva per scherzo. A volte Charlie sapeva essere davvero irresistibile. Becks! La raggiunse e dopo averle circondato le spalle con un braccio le diede un bacio veloce e un po' viscido sull'orecchio.
Becky si scost. Quella sera ci mancava solo Charlie ubriaco e su di giri. Tesoro gli disse prendendolo per un braccio torno fra un minuto, vado a controllare una cosa. Charlie era troppo ubriaco per notare la sua agitazione. Aveva appena notato che Morag fissava pietrificata Penelope Gottlieb e Dominic Barclay
- i proprierari della galleria qualche metro pi avanti - che stavano entrando in quel momento. Forse Becky non avrebbe dovuto invitarli? Era stato un errore anche quello? Si affrett a raggiungere Morag. Quella stava diventando la peggiore serata della sua vita. Peggio di cos non poteva andare.
Invece, le cose precipitarono. In bagno ebbe un altro concitato scambio di opinioni a mezza voce con Morag: ovvio che non doveva invitare i proprietari di un'altra galleria. Che diavolo le era preso? Anche se non aveva mai organizzato un evento simile in vita sua, non aveva proprio un briciolo di buonsenso? Saba, la loro preziosa artista, stava flirtando felice e contenta con Dominic Barclay... Be', le puoi tranquillamente dire addio! Morag era furibonda.
E proprio quando Becky stava pensando di aver toccato il fondo, ecco che Charlie aveva iniziato a ballare al centro della galleria e uno dei suoi amici si era acceso una sigaretta. Morag ordin a un cameriere di buttarli fuori senza piet e Becky dovette rifugiarsi nei bagni per non sentire Charlie che imprecava e urlava perch lei andasse a dargli una mano. Rimase seduta sul water per un quarto d'ora, troppo sconvolta persino per piangere, finch la ragazza che stava aspettando fuori dalla porta non minacci di farla sul pavimento.
Scusi farfugli uscendo sotto lo sguardo sospettoso della tipa.
Cosa diavolo aveva fatto l da sola per un quarto d'ora? Becky torn su di corsa e si guard attorno con circospezione. Ormai erano le dieci e un quarto, la piccola folla stava cominciando a disperdersi. In un angolo Morag stava chiacchierando con una coppia che Becky riconobbe: erano degli artisti che visitavano spesso la galleria. Dalla parte opposta, ammassati gli uni sugli altri, c'erano alcuni dei suoi altezzosi ex compagni di corso e Becky era sicura che stessero ridendo di lei. Si augurava solo che la serata si concludesse il prima possibile. Non desiderava altro che infilarsi in un taxi e dimenticare il mondo, finch non fosse
arrivata a casa, sana e salva. La sua carriera era finita prima ancora di cominciare.
Salve, chiedo scusa... Becky? Becky Aldridge? Nell'udire quella voce profonda e stranamente familiare, si volt.
Henry! esclam incredula. Era l'ex ragazzo di Amber. Quello delle telefonate silenziose e tormentate nel cuore della notte.
Oh, Dio mio... cosa...?
Ciao, non ero sicuro...
Che cosa ci fai qui?
Sono un amico di Saba. Ho sentito fare un paio di volte il tuo nome e ho pensato che dovessi essere tu. Capelli rossi eccetera eccetera... aggiunse con un sorriso. Sono appena arrivato.
Oh, buon per te, allora. Ti sei perso il meglio esclam Becky sull'orlo delle lacrime.
Ehi... che ti prende? Becky? Henry la fiss preoccupato.
Oh, non farci caso rispose lei voltandosi dall'altra parte.
Sto solo... e si allontan dalla porta.
Aspetta... vieni un po' qui. Cosa c' che non va? Le lacrime le stavano ormai scendendo copiose sul viso. Henry la port subito fuori dalla stanza.
Mi dispiace farfugli lei tra i singhiozzi. Ho appena combinato il peggior casino della mia vita. Ho rovinato l'inaugurazione e domani, per prima cosa, Morag mi caccer e... s'interruppe, incapace di proseguire.
Domani  sabato le disse Henry con calma. Ascolta, non so che cosa sia successo prima, ma a me non pare un disastro totale come dici tu. Sembrano tutti piuttosto contenti, invece. Entrando ho visto Saba e mi ha dato l'impressione di essere tranquilla.
Tieni... le disse estraendo un fazzoletto dalla tasca.
Becky lo prese con aria riconoscente. Sono desolata esclam soffiandosi il naso.
Non ne hai motivo. Aspetta, vado a prenderti un bicchiere d'acqua. Becky annu grata. Erano in fondo all'ingresso. Un paio di persone che salivano le scale tornando dal bagno le rivolsero un'occhiata, ma ormai erano tutti troppo stanchi o troppo ubriachi per accorgersi di lei. Mentre Henry ricompariva con in mano due bicchieri d'acqua, lei si soffi il naso. Vuoi che ci sediamo da qualche parte? le chiese guardandosi attorno. Becky scosse la testa.
Voglio solo tornarmene a casa disse.
Forza, ti accompagno io.
Oh, no... figurati, prendo un taxi, davvero. Abito lontanissimo.
Non c' problema. Oltretutto credo che la festa stia per finire.
Hai borsa e cappotto?
Becky annu. La mia roba  in ufficio. Ma sul serio, Henry, posso tranquillamente prendere un taxi.
Sciocchezze. Va' a prendere le tue cose, ti aspetto qui. Becky si soffi un'ultima volta il naso, si aggiust i capelli dietro alle orecchie e scese nel suo ufficio. Henry era davvero tenero, strano, non se lo ricordava cos. A un tratto l'idea di starsene da sola in un taxi le sembr triste. Avere un po' di compagnia le avrebbe fatto bene. E, una volta a casa, avrebbe trovato Charlie. Almeno cos sperava. Non aveva idea di dove fossero finiti lui e i suoi amici. Raccolse la borsa e il cappotto e torn su di corsa.
Pronta? le chiese Henry allegro.
S. Per dovrei dirlo a Morag... Ci metto un attimo. Tremando, entr nella galleria per cercarla. Morag era sorprendentemente calma. Diede un'occhiata al viso stravolto di Becky e le disse di andare a casa e di farsi una bella dormita. Di fronte a quella gentilezza Becky stava per scoppiare di nuovo in lacrime, quando Henry comparve improvvisamente al suo fianco e la port via, evitandole cos di rendersi ancora pi ridicola. Non sarebbe stato possibile, gli fece notare Becky salendo in macchina.
Sono cose che possono succedere disse lui mettendo in moto.
Da quel che mi hai detto, era il tuo primo evento, giusto?
E anche l'ultimo.
Non  vero. Aspetta e vedrai. Gi luned mattina tutto ti sembrer diverso. Dammi retta. Becky non rispose nulla. Piuttosto, sei riuscita a mangiare qualcosa? le chiese Henry infilandosi nel traffico.
No, me ne sono dimenticata. C'era talmente tanto da fare...
All'angolo con Old Street c' un ottimo ristorante thailandese. Andiamo a mettere qualcosa sotto i denti, degli involtini primavera, una zuppa o qualcos'altro. Poi ti accompagno a casa.
Sono solo le undici e scommetto che stai morendo di fame. Che ne dici?
Becky lo guard con un sorriso. Accidenti, sei veramente un tesoro, Henry. Ho... ho davvero voglia di una zuppa thai.
Perfetto, allora andiamo!
La zuppa era meravigliosamente calda e l'atmosfera del piccolo ristorante simpatica e chiassosa, ed entrambe le cose la rinfrancarono molto. Nel giro di mezz'ora Becky aveva pressoch dimenticato la disperazione di poco prima. Henry si rivel una piacevole compagnia e quando lui ebbe pagato il conto e si furono riavviati verso la macchina, Becky non ricordava gi pi che l'ultima volta in cui si erano incontrati lui l'aveva chiamata "idiota".
Adesso invece sembrava un tipo divertente. Le aveva fatto un sacco di domande sul suo lavoro e anche personali... Becky gli aveva mostrato il suo anello di diamanti e gli aveva parlato di Charlie. Henry le aveva raccontato senza darsi arie del suo lavoro presso il Consiglio per i rifugiati dell'Eritrea, costringendola a confessargli di non avere idea di dove fosse l'Eritrea. Era sempre stata un po' in soggezione nei confronti di Henry, cos sicuro di s, alto e con l'aspetto da ragazzino. Aveva l'impressione che lui la considerasse un po' frivola, col suo lessico da scuola d'arte e i suoi modi finto bohmien.
Una volta mi hai detto che sono un'idiota gli disse mentre risalivano in macchina.
Henry ebbe il buongusto di mostrarsi imbarazzato. Mmm, me lo ricordo. Scusami.
No, probabilmente me lo meritavo.
Dubito aggiunse lui seccamente. Spesso ero... a dir la verit, sono ancora capace di essere un pezzo di merda. Almeno stando a quel che dicono i miei amici.
Be', di certo non stasera. Grazie davvero. Ero cos gi.
Capita, no? comment lui mettendo in moto. Ricordo che
quando  finita la mia storia con Amber ho pensato che il mondo sarebbe finito. Becky lo fiss. Era la prima volta in tutta la sera che Henry nominava Amber. E invece poi passa concluse lui con una smorfia.
Gi. Avrebbe dovuto esserci anche lei, stasera spieg lei.
Henry non reag. Ma  in Africa. Torna la prossima settimana.
In Africa? A... a far che? La sua voce adesso aveva un tono innaturale e Becky pens di aver detto la cosa sbagliata.
L'hanno incaricata di scrivere un articolo sul deserto.
Ho capito. Be', buon per lei. Allora, da che parte vado? Henry si volt a guardarla e sul suo viso Becky lesse un'espressione di dolore. Ormai Amber ed Henry avevano rotto da quattro anni e, checch ne dicesse l'amica, era chiaro che lui soffriva ancora.
East Dulwich, temo rispose Becky sentendosi improvvisamente triste per lui.  un bel viaggio.
Non per questa ragazzina comment Henry assestando degli affettuosi colpetti al cruscotto. Becky, guardando la macchina, che aveva la sua bella et, non pot trattenere una risata.
Tesoro farfugli Charlie quando Becky apr la porta della camera da letto e accese la luce. Lei non si aspettava di trovarlo in casa. Era rimasta a chiacchierare con Henry in macchina per qualche minuto e dalle finestre aveva notato che all'interno della casa tutte le luci erano spente. Aveva pensato che lui non fosse ancora rientrato. Becky ed Henry si erano lasciati con una vaga promessa di restare in contatto, ma Becky aveva capito che lui non parlava sul serio. Quella sera era stato molto gentile con lei, ma quando Becky gli aveva parlato di Amber, lui era parso turbato; non lo avrebbe certo biasimato se avesse preferito mantenere le distanze. Aveva seguito i fari dell'automobile allontanarsi e sparire in fondo alla strada e si era meravigliata di essere quasi riuscita a dimenticare il disastro che era successo poche ore prima alla galleria d'arte.
Vieni qui, tesoro biascic ancora Charlie, agitandosi.
Becky spense in fretta la luce. Dormi gli sussurr spogliandosi. Poi and in bagno, chiuse la porta e accese la luce. Aveva un aspetto terribile: il viso era rigato di lacrime ormai asciutte e il mascara si era sciolto imbrattandole le guance. Sorrise mestamente.
Era stata seduta di fronte a Henry Fletcher per tutta la sera con quella faccia? Non c'era da stupirsi che lui l'avesse compatita.
Si sciacqu il viso in tutta fretta e si lav i denti. Che serata!
Spense la luce e s'infil nuda nel letto. Sapeva per esperienza che Charlie le sarebbe rotolato sopra cercando di toccarla o addirittura di baciarla prima di ripiombare nel sonno. Non si sbagliava.
Sent una mano calda e sudata che cercava a tentoni un capezzolo, per poi accarezzarle il collo. Quindi la mano ricadde inerte e lui ricominci a russare. L'ultimo pensiero di Becky prima di addormentarsi fu per Henry: il viso di lui mentre la guardava attraverso il tavolo e il suo sorriso. Le piaceva come sorrideva.

54
Dall'altra parte della citt, poco prima che spuntasse l'alba, Madeleine era sveglia e rifletteva. Accanto a lei, avvolta nel piumone, c'era la grande sagoma di Alasdair che si muoveva appena.
Lei invece stava pensando al weekend che era appena finito; era stata a trovare i suoi come faceva sempre nei giorni di riposo e naturalmente sua madre aveva notato qualcosa di diverso nella figlia. I capelli sciolti, un paio di stivali nuovi - molto carini
- e la sciarpa... Madeleine non era stata pronta a ribattere.
Questa? Oh, l'ho... trovata l'altro giorno aveva farfugliato arrossendo. Non era mai stata capace di nascondere qualcosa a sua madre. Lo sguardo di Maja l'aveva seguita mentre lei si alzava per andare in cucina.
E allora? Come va il lavoro? le aveva chiesto la madre quando era tornata.
Bene, nessuna novit. Ho fatto un'infinit di visite. Senti, stavo pensando... non vi piacerebbe farvi una vacanza quest'anno?
Andare a Budapest?
Maja l'aveva guardata allarmata. Una vacanza? A Budapest?
No... non essere sciocca. Costerebbe un occhio della testa...
Mamma, te l'ho detto, posso pensarci io... Non c' problema.
Mi farebbe piacere, davvero.
Madeleine, smettila. Se volessimo andare a Budapest, tuo padre e io troveremmo i soldi per farlo. E comunque, chi ha voglia di andarci?
Mamma, da quanto tempo mancate? Magari  cambiato tutto.
Madeleine, adesso basta! aveva esclamato Maja in tono deciso.
Madeleine aveva sospirato. Finiva sempre cos. Erano orgogliosi dei suoi successi, certo, ma ne avevano anche paura. Madeleine sapeva che la madre temeva i cambiamenti che il successo della figlia avrebbe potuto comportare: un lento allontanamento da loro, il rischio di dimenticare la lingua e la cultura d'origine, un rovesciamento dei ruoli fra genitori e figlia... Madeleine si era sempre trattenuta a fatica dal dirle che i ruoli si erano invertiti nell'istante in cui avevano messo piede in Inghilterra e poi, cosa ancor pi importante, non si rendevano conto che anche lei aveva diritto a una vita sua? Che se non andava a trovarli a Kensal Rise ogni sabato e domenica era perch forse era di turno o a spasso con amici o magari era impegnata a coltivare la sua vita sociale? Ma era inutile parlarne con Maja. Era talmente permalosa, specie in quel periodo, e Madeleine non sopportava quell'aria afflitta sul volto del padre quando Maja faceva anche solo un accenno al fatto che Madeleine non desiderava andare a trovarli. Fino allora, con Alasdair che ogni weekend andava a casa sua in Scozia, non c'erano stati problemi, ma adesso lui le aveva chiesto se lei avesse voluto accompagnarlo a Parigi in giugno.
L'avevano invitato a una conferenza e loro due avrebbero potuto passare qualche giorno insieme alla scoperta della citt...
Ci sarebbe andata volentieri?
Madeleine lo aveva guardato con gli occhi azzurri che brillavano.
Andarci volentieri? Era forse impazzito? Lei avrebbe fatto carte false per partire. Invece non doveva fare altro che compilare un modulo per la trasferta e trovare il modo di dire ai suoi che sarebbe stata via una settimana.
Aveva ritentato. Mamma... da noi le cose sono cambiate, non  pi come una volta. Potreste andare a trovare Pter... sai... vi farebbe bene.
E da quando in qua tu sai che cosa pu far bene a noi? ribatt Maja col viso arrossato.
Madeleine aveva sospirato e tra loro era caduto un silenzio imbarazzante. Allora, io vado in vacanza aveva esclamato dopo un po', con la maggior naturalezza possibile. Degli amici dell'ospedale vanno a Parigi. Si tratta solo di una settimana.
Parigi? Vai a Parigi? Maja era sorpresa. Be', certo... adesso che sei tutta cos raffinata e poi dottoressa eccetera eccetera...
Oh, santo cielo, mamma. Non c' niente di raffinato, andare a Parigi non costa niente. Prendiamo il traghetto.
Chi va a Parigi? Imre era entrato nella stanza.
Tua figlia, immagina un po'.
 fantastico, Madeleine. Una citt stupenda. Devi assolutamente vedere la Torre Eiffel e il Louvre. La reazione del padre non avrebbe potuto essere pi appropriata.
Madeleine gli aveva rivolto uno sguardo colmo di gratitudine.
Lo far, papi. Senti, stavo giusto dicendo alla mamma... perch quest'anno non vi fate una bella vacanza e tornate a Budapest?
Penser a tutto io.
Oh, non credo proprio. Stiamo bene dove siamo e poi con quel che costa... potremmo comprare talmente tante altre cose.
Tipo? Ve lo offro io, papi. Sar il mio regalo di Natale o di qualcos'altro.
Madeleine lo stava quasi supplicando. In quale altro modo avrebbero potuto spendere i soldi? Si rifiutavano di lasciare l'appartamentino che era stato loro assegnato quando erano arrivati.
Madeleine aveva fatto il possibile per apportare le piccole migliorie che aveva ritenuto necessaria: una lavatrice, un televisore nuovo, addirittura un nuovo divano. Aveva fatto gli acquisti dopo molte discussioni e infinite rimostranze da parte di Maja. Di cos'altro avevano bisogno per rinunciare a due settimane a Budapest?
Ormai aveva uno stipendio da praticante, non era una
gran cifra ma poteva certo permettersi una vacanza ogni tanto.
Nessuno offre niente e nessuno va a Budapest. Punto. Maja
si era alzata dal divano nuovo ed era sparita in cucina. Imre aveva guardato la figlia e si era stretto nelle spalle, rassegnato. Madeleine invece avrebbe voluto urlare.
Adesso, al sicuro nella stanza di Alasdair, mentre guardava attraverso le tapparelle l'alba spuntare su Londra, ripens a quella discussione e decise che avrebbe semplicemente comprato i biglietti e prenotato l'albergo. Fine della storia. Una volta comprati, Maja non li avrebbe certo sprecati. Ci sarebbe stata qualche rimostranza, magari un paio di giorni di malumore e poi la madre sarebbe stata felicissima di partire. Cos Madeleine si sarebbe sentita meno in colpa per il viaggio a Parigi con Alasdair.
Non ne aveva mai parlato con nessuno, ma non riusciva a evitare di provare un certo rimorso quando pensava ai miglioramenti economici e sociali che si erano verificati nella sua vita in confronto all'indigenza in cui vivevano i genitori. E l'ultima cosa al mondo che voleva era partire per una settimana sentendosi triste e in colpa.
Alasdair si mosse e Madeleine si allung al suo fianco con il senso di piacere e trepidazione che provava ogni volta che era in intimit con lui. Sent il calore del corpo di lui attraverso il pigiama scozzese e sorrise fra s. Un pigiama scozzese! A volte, quando in ospedale lo vedeva correre da una sala operatoria all'altra o da un'aula a una riunione, si domandava se quell'uomo era lo stesso che di notte la stringeva tra le braccia, che si lasciava accarezzare e coccolare da lei e nei cui occhi grigi vedeva riflesso il proprio piacere. In quei momenti si doveva fermare, tremante, nei freddi corridoi del pronto soccorso o correre in bagno per  asciugarsi le lacrime che sgorgavano senza preavviso.
Alasdair si gir verso di lei, ancora addormentato. Un raggio di luce entr improvvisamente nella stanza attraverso una fessura delle tapparelle. Alasdair aveva scostato il piumone e giaceva supino respirando tranquillamente. Madeleine si appoggi sul gomito e lo guard, osserv la morbida peluria scura che gli copriva il petto assottigliandosi verso l'ombelico nascosto dal pigiama; la pelle alla base del collo che pulsava regolarmente; l'interno chiaro delle braccia... Appoggi il viso contro il suo corpo caldo e aspett che si svegliasse e che le sue mani iniziassero a scorrere su di lei. Quando i turni di Madeleine lo permettevano, loro passavano spesso la notte insieme. Lui le aveva chiesto di lasciare la sua quipe chirurgica perch, le aveva spiegato, il suo viso solare lo distraeva durante gli interventi. Avrebbe potuto commettere qualche errore. Passare all'equipe di Harrigan era stata una piccola delusione per Madeleine, ma lei sapeva che Alasdair aveva ragione. Oltretutto, in quel modo ogni incontro imprevisto durante la giornata diventava ancora pi speciale. In sala operatoria e durante i turni di guardia Madeleine era perennemente in uno stato di tranquilla attesa, con i sensi carichi di un'inspiegabile tensione erotica; nessuno le aveva mai scatenato una reazione simile. C'erano giorni in cui addirittura non riusciva a resistere. Un paio di volte, mentre stavano facendo l'amore, guardando il viso di lui distorcersi per il piacere, alla mente di Madeleine si era affacciato il ricordo di Pter... Quella strana smorfia seguita da uno stato di abbandono cos totale da farle pensare che Alasdair fosse come morto... Anche per Pter era stato cos? Scacciava subito il ricordo. Sapeva che non era naturale pensare a Pter in quei momenti, ma non riusciva a impedirselo.
Era come se, stando con Alasdair, alcuni frammenti di s e della propria vita che lei aveva rimosso tornassero improvvisamente in superficie, riempiendo gli angoli freddi e vuoti della sua anima. Alasdair le dava il calore di cui lei aveva bisogno e completava la sua vita. La presenza di lui risanava la mente, il corpo e il cuore di Madeleine.
Sent la mano di Alasdair scivolarle sulla pancia e il solletico delle ciglia di lui sulla sua guancia.

55
La mano di Henry esit sulla tastiera del telefono. Aggrott le sopracciglia, non era da lui essere cos indeciso. Sollev la cornetta per riabbassarla qualche secondo dopo. Che cosa avrebbe detto? "Oh ciao, Becky, come va? Ti chiamavo solo per..." Per che cosa? Rimase a fissare l'apparecchio. La notizia imprevista di Amber in Africa lo aveva turbato. Alz di nuovo il ricevitore.
Cinque minuti pi tardi riagganci chiedendosi se avesse fatto la cosa giusta. Becky gli era sembrata un po' sorpresa di sentirlo, ma aveva accettato di bere qualcosa con lui venerd sera.
Non ne era sicuro, ma aveva avuto l'impressione che fosse addirittura lusingata. Era quella la parola giusta? S, lusingata. Torse le labbra. Non era sua intenzione illuderla, voleva solo trovare un modo per avere altre informazioni su Amber. Si erano lasciati da quattro anni, un periodo sufficiente perch entrambi si fossero ricostruiti una vita propria. Dopo di lei, Henry era uscito con tante altre ragazze, lui non era il tipo da restare solo a lungo. Invece, a quanto pareva Amber era andata avanti per la sua strada, facendo cose importanti. Non aveva un'idea precisa di che cosa stesse combinando in Africa, ma di qualunque cosa si trattasse era sicuramente meglio che starsene in uno squallido ufficio di Clapham, vagliando ogni giorno migliaia di domande di asilo da parte dei rifugiati eritrei. Non era il lavoro impegnato che Henry aveva sognato di fare una volta finita l'universit,
ma gli permetteva di pagare l'affitto e, se non altro, gli garantiva una certa stabilit. Vedeva i pochi amici che gli erano rimasti da allora soccombere uno dopo l'altro sotto il peso del lavoro, delle fidanzate, delle vacanze e a volte anche del mutuo e si augurava che la sua vita prendesse un'altra direzione.
Forse era proprio quello l'aspetto che pi gli mancava della storia con Amber. Lei non era come le altre ragazze, le altre donne, si disse subito. Amber era diversa. Non solo perch era ricca, ma anche perch conduceva una vita completamente differente dalla maggior parte della gente che lui conosceva. Faceva ci che voleva, quando e come desiderava. E poi c'era Max. Henry avrebbe dato qualsiasi cosa per avere un padre, un mentore, un amico come Max. Uno capace di influenzare il corso della storia, di girare il mondo come se fosse il suo parco giochi privato; di andare a trovare i leader mondiali cos, tanto per fare. Erano quelle le qualit che pi ammirava in Max. Henry si domandava che effetto facesse aprire il giornale e vedere la faccia del proprio padre, leggere le sue dichiarazioni... Ecco che cosa lo faceva impazzire del padre di Amber. Max non era un modesto impiegatuccio di banca come il padre di Henry, morbosamente attaccato al ricordo di un paese che non esisteva nemmeno pi. La Rhodesia. Una barzelletta.
Qualcuno sbatt una pila di documenti sulla sua scrivania riportandolo brutalmente alla realt. Henry li fiss chiedendosi quanto tempo ci sarebbe voluto per evadere tutte quelle pratiche.
E poi, quali effetti avrebbe sortito? Nessuno. Alz gli occhi verso la poesia che aveva visto nella stazione del metr qualche giorno prima e che aveva ricopiato in tutta fretta sul blocchetto degli appunti. L'aveva attaccata al muro sopra la scrivania e riassumeva alla perfezione il suo stato attuale. Mosse le labbra leggendo il primo verso: Ho conosciuto l'inesorabile tristezza delle matite - Poi continu fino all'ultimo, senza emettere alcun suono:
Lasciando cadere sulle unghie e sulle tenere ciglia un velo sottile, appannando lo sguardo sui capelli sbiaditi, sui volti grigi riprodotti in serie.
Henry non voleva essere uno di quei grigi volti sbiaditi. Voleva tornare l, alla luce del sole, in mezzo a gente dal sorriso aperto e sincero e con un futuro brillante e, in tempi come quelli, pi di ogni altra cosa al mondo, voleva stare con Amber.
Il venerd successivo, alle sei meno un quarto, Henry guard l'orologio e allontan una pila di carte. Doveva vedere Becky.
Contrariamente al suo solito, era nervoso, non sapeva bene che cosa l'avesse turbato per tutta la settimana. Il fatto di rivedere Becky Aldridge? Quando stava con Amber, lei non gli era mai piaciuta molto; la considerava una sciocchina vanitosa e abbastanza insignificante. Ma la settimana precedente, alla galleria, pur cos afflitta e indifesa, lui era riuscito a farla sorridere.
Lei gli era stata molto grata ed Henry si era sentito bene.
E una volta che si era un po' rasserenata, Becky si era rivelata un'ottima compagnia. Carina, divertente e molto femminile.
Una cosa che gli era piaciuta. Poi gli aveva accennato al viaggio di Amber. Era andata in Africa. Non si sarebbe mai aspettato di provare quell'improvvisa fitta di invidia e gelosia. Lui aveva sempre voluto portarla in Africa. Lei era libera di conoscere il resto del mondo e di andare in posti che lui non aveva mai sentito nominare, ma l'Africa apparteneva a Henry. Era la sua casa, toccava a lui accompagnarla l. Anche se non aveva osato chiedere a Becky se Amber fosse partita con qualcuno, lui non aveva potuto fare a meno di pensarci per tutta la settimana.
Sette giorni da incubo, lacerato fra il pensiero della gioia di Becky davanti all'invito al ristorante thai e la visione di Amber da qualche parte nel cuore del Sahara. C'era da impazzire.
L'unica cosa che gli era venuta in mente era di richiamare Becky. E adesso stavano per incontrarsi ancora. Si augur di non aver fatto un grave errore, di non aver riaperto vecchie ferite.
Se Becky era fidanzata, perch lui le aveva chiesto di uscire?
E perch lei aveva accettato?
Ferma davanti alla porta di Lamb and Flag a Covent Garden, Becky si stava chiedendo nervosamente la stessa cosa.

56
Seduta fuori, sui gradini davanti al bungalow, Amber guardava la luna d'argento che brillava quasi verticalmente sulla sua testa contro un cielo blu che sembrava di seta. Una miriade di stelle erano sospese lass e splendevano immobili. Il silenzio era assoluto.
D'un tratto sent un fruscio avvicinarsi all'orecchio, uno strano rumore simile all'aria che colpisce una vela e si rese conto che era un uccello che batteva le ali alzandosi nella notte. Si cinse le ginocchia con le braccia, incapace di credere a quanto fosse scesa la temperatura. Dai cinquanta gradi del pomeriggio si era passati pi o meno a quindici gradi. Guard la superficie bianca e perfettamente liscia delle piane di sale ammirando la luce argentata che la luna gettava sulla terra conferendo a ogni cosa un aspetto spettrale. Dal bungalow accanto, le giungevano i rumori degli uomini che si preparavano a dormire stendendo i materassi e portando fuori alcuni secchi d'acqua. Da quelle parti bisognava arrangiarsi: non c'erano n elettricit, n acqua corrente, n telefono. C'era solo quel mare di sale che si stendeva davanti a loro e, all'orizzonte, l'inizio della catena dei monti dell'Air e le prime alture del Tibesti.
Bello, vero?
Amber si volt. Tende l'aveva raggiunta in silenzio ed era fermo dietro di lei. Lei deglut e fece segno di s con la testa. Era il loro secondo giorno nel deserto. Di l a due giorni sarebbero ripartiti verso Timbuctu. Avrebbero passato una notte nella citt vecchia e sabato sarebbero rientrati a Bamako. E poi lei sarebbe ripartita per Londra e avrebbe ripreso il lavoro. In quei momenti, per Amber era quasi come se il resto del mondo non esistesse.
Nel giro di poche ore si era completamente immersa nell'ambiente del deserto, polvere e vento, sole e ombra, sabbia giallo oro e implacabile cielo bianco e azzurro. E poi il silenzio. Un silenzio profondo, impressionante, che faceva pulsare le tempie.
Non aveva mai provato nulla di simile e adesso, dopo due soli giorni passati in queste condizioni, le sembrava quasi impossibile che al di fuori di quel tempo e di quello spazio potesse esistere un altro mondo. Rifletti continu Tende sottovoce parlandole vicinissimo all'orecchio. Ges ha impiegato quaranta giorni e quaranta notti per creare tutto questo. E altrettanto si narra del Profeta. Credo di sapere il perch.
Amber si volt a guardarlo.  il posto pi straordinario che abbia mai visto bisbigli incapace di trovare le parole per descrivere quel che provava.
Non sembra neanche reale, ti spaventa e ti attrae allo stesso tempo. Tende rimase in piedi dietro di lei.
Amber rabbrivid. Credi che funzioner? chiese. Tu e Max...
la vostra idea?
Dipende rispose lui dopo un attimo, andandosi a sedere accanto a lei sui gradini. Dipende da cosa intendi. Se verr realizzata?
Certo. L'idea in s  troppo romantica per non funzionare.
Tutti vorranno mandarla avanti. Il punto della questione  che cosa scatener... Questo  gi pi difficile da prevedere.
Intendi lo sviluppo e il progresso? Sono certamente cose positive per il paese. Max dice...
Max dice molte cose continu Tende in tono pacato,  un uomo d'affari e guarda le cose dal suo punto di vista: bianco o nero, perdita o guadagno, tutto qui. S'interruppe per un attimo.
Ed  giusto che sia cos. Se c' una persona capace di far decollare un progetto come questo senza le complicazioni e i compromessi che s'incontrerebbero lavorando, per esempio, con quelli della Banca mondiale, be', quella persona  proprio lui. E alla fine preferisco mettermi in affari con Max Sall piuttosto che con il Fondo monetario internazionale.  pi pulito.
Stai dicendo per che potrebbero esserci dei problemi con questo piano? Ripercussioni negative per te e per il paese? chiese Amber con la mente che correva, come le succedeva ogni volta che parlava con lui. Le erano bastati due giorni per rendersi conto che Tende Ndiaye era di gran lunga la persona pi interessante che lei avesse mai conosciuto. La prontezza fisica e mentale
- con cui lui agiva era impressionante.
Ma certo. Guardati attorno. Perch credi che abbiamo bisogno di guardie armate? Nel nostro paese  in corso da decenni una guerra di secessione. Gli arabi del Nord - i Tuareg - non vogliono far parte del Sud nero. Ecco il motivo di tanta violenza, rapimenti e omicidi. Se questa miniera dovesse decollare - e succeder
-, trasformerebbe questa zona del paese in una delle province pi ricche. Pensi forse che i Tuareg resteranno l a guardare permettendoci di ripartire i fondi al Sud come meglio crediamo?
Ma che cosa potete fare? Voglio dire, tu stesso affermi che la cosa andr avanti...
Deve. Hai visto l'area qui attorno. La gente che vive qui muore per malattie che nelle altre parti del mondo sono gi state dimenticate: poliomielite, malaria, tubercolosi, malnutrizione. La vita nel deserto si sta esaurendo, per le nuove generazioni non ci sono prospettive. Loro vogliono televisori, automobili e il diritto allo studio. Be', per queste cose bisogna comunque pagare.
Un progetto come il nostro pu togliere dalla disperazione un'intera regione. Max deve ottenere il finanziamento, io mi devo occupare dei politici. Ma  cos che dovrebbe essere. Il problema  che qui in Africa soldi e politica sono troppo legati. L'economia dovrebbe seguire il proprio corso, governata da una propria logica interna. Non abbiamo certo bisogno che i politici ficchino continuamente il naso ovunque prima che i tempi siano maturi.
Amber tacque. Non sapeva praticamente nulla del paese e dei suoi problemi e meno ancora del rapporto cui lui aveva accennato tra la politica e l'economia. Ma era affascinata. Stare l seduta nell'oscurit argentata, in pieno Sahara, accanto a un uomo che aveva visto tre volte in vita sua e che, ne era assolutamente certa, lei avrebbe seguito ovunque le avesse chiesto di andare...
Tutti gli altri pezzi del puzzle - Max, Londra, gli amici, la carriera, gli aspetti di se stessa che ancora le erano sconosciuti andarono improvvisamente al loro posto. Era come se fino a quel momento Amber avesse avuto di s un'immagine sfuocata. In quel momento, per la prima volta in vita sua, tutto era nitido, fin nei minimi dettagli. Un rischio calcolato disse improvvisamente.
Devi correrlo. Non puoi sapere come andr a finire, ma non puoi permetterti di non tentare.
S. Amber sent che lui la stava valutando in silenzio.
Credo che sia proprio questo che ha spinto Max fin qui. Una volta mi ha detto di essere stufo di sistemare le cose perch altri potessero portarle avanti. Vuole essere uno degli attori, non stare dietro le quinte.
 un uomo interessante prosegu Tende dopo un attimo. La prima volta che l'ho visto, mi  sembrato uno dei tanti uomini d'affari che mi  capitato d'incontrare, affascinante, deciso, potente...
Sai, le solite cose. Amber annu. Ma quando mi ha telefonato per invitarmi alla festa a Minorca, ho colto in lui qualcosa di insolito. Non so, ero curioso. Ho letto qualcosa sul suo conto in una biografia pubblicata qualche anno fa. Non un granch...
Era furibondo quando l'ha vista. Amber sorrise. Diceva che avevano sbagliato tutto.
In effetti, Max non mi sembra il tipo da biografia. Non me lo vedo che racconta a qualcuno delle cose su di s, men che meno a un estraneo.
Non parla volentieri del passato. Io stessa... tutti noi... non sappiamo quasi nulla.
Ma questo progetto lo interessa, intendo dire che lo prende molto. Un sacco di gente si dichiara interessata a fare cose del genere, lui invece... Prendiamo te, per esempio. Ha mandato sua figlia. Perch sei qui?
Perch me l'ha chiesto rispose semplicemente Amber. Sentiva su di s lo sguardo di lui.
E farai quello che ti ha chiesto?
In realt, non mi ha chiesto nulla. Vuole che faccia un articolo su questo posto. Non mi ha detto che cosa scrivere. Penso che sappia che non funzionerebbe.
Sai gi cosa scriverai?
S, lo so.
Allora, aspetter con ansia di leggere il tuo articolo. Improvvisamente sorrise. Buonanotte, Amber Sall.
Lei si volt sorpresa ma lui si era alzato ed era gi sparito nel buio. Amber ud alle proprie spalle il rumore della porta del bungalow che si chiudeva. E si sent subito sola.
Il mattino dopo, stava per aprire il rubinetto arrugginito della doccia di fortuna, quando con la coda dell'occhio vide qualcosa muoversi. Rimase impietrita, in piedi, nuda nella vasca bianca smaltata e piena di crepe. La cosa si mosse un'altra volta. Amber gir la testa con un movimento estremamente lento, mentre il suo stomaco era attanagliato dai crampi per la paura. Era un ragno. Il ragno pi grande, disgustoso e strano che lei avesse mai visto in vita sua. Piatto come una ciambella, di un marrone spento che quasi lo faceva confondere con le pareti color ocra, le lunghe zampe che sembravano tentacoli. Quando l'animale attravers la vasca dirigendosi verso il suo piede, Amber cacci un urlo. Arretr sempre gridando e, abbandonato ormai ogni contegno, torn nella stanza dove aveva disseminato i vestiti sul pavimento e appallottolati fra le lenzuola. Si stava guardando intorno battagliera alla ricerca di un asciugamano, una maglietta o qualunque altra cosa, quando la porta si spalanc e nella stanza piomb Tende, seguito a ruota da Abdoulaye. Ci fu un attimo di silenzio attonito prima che Amber si gettasse sul mucchio di indumenti e lenzuola cercando freneticamente di coprirsi.  solo un ragno... di l, in bagno balbett.
Tende le gir subito le spalle scontrandosi con Abdoulaye, che
era stravolto e aveva gli occhi fuori dalle orbite, e usc chiudendo la porta con un tonfo. Tutto bene? le grid attraverso la porta.
Amber aveva la faccia in fiamme. S... s rispose sempre urlando.
Scusatemi,  solo che non me l'aspettavo. Mi ha colto di sorpresa.
Siamo in Africa, signorina Sall. Dovrebbe aspettarsi sorprese simili. Amber ud i passi che si allontanavano sul cemento prima di sparire nella sabbia. Si sarebbe data uno schiaffo. Che figura imbarazzante... da perfetta idiota. Le ci sarebbe voluto un po' per dimenticare l'espressione sbalordita di Abdoulaye davanti a lei nuda che si dannava per coprirsi o quella sprezzante di Tende.
"Siamo in Africa, signorina Sall." Oddio, che vergogna! Doveva cercare di dominarsi. Dopo quella scena, come avrebbe potuto guardarlo in faccia?
L'episodio, per, pass sotto silenzio. Quando ebbe recuperato il controllo di s e usc imbarazzata dal bungalow, Tende era gi andato alle saline con i suoi uomini. A farle compagnia era rimasto solo Abdoulaye, che per tutta la mattina cerc con molto tatto di non incrociare il suo sguardo. Tende quel giorno non le rivolse quasi la parola, a parte un breve cenno col capo e due brevi frasi durante la pausa per il pranzo.
Amber non poteva credere di aver fatto tutta quella strada con tanto entusiasmo per mandare all'aria ogni cosa a causa di uno stupido ragno. Oltretutto si era dimostrata ancora pi imbranata e infantile di quando lei e Tende si erano incontrati per la prima volta. Trascorse la sua ultima notte nel deserto senza riuscire a chiudere occhio, cercando disperatamente di aggrapparsi a qualunque ricordo - luoghi, conversazioni, immagini - che potesse rimandare l'inevitabile momento in cui sarebbe scesa dalla Mercedes all'aeroporto di Bamako uscendo per sempre dalla vita di Tende. Tuttavia, eccezion fatta per la fin troppo breve chiacchierata sui gradini del bungalow, loro due non erano quasi mai rimasti da soli.
Il soggiorno di tre giorni nel deserto era trascorso in un lampo.
Quel mattino si alzarono prima dell'alba per intraprendere il viaggio di ritorno verso Timbuctu. Amber ripieg le poche cose che aveva portato con s, prese i suoi appunti e rassett il letto. Rimase immobile nella pallida luce del mattino ad ascoltare i rumori degli uomini che sgombravano il loro accampamento temporaneo.
Nell'aria c'era aroma di caff. Non era la prima volta che le capitava di pensare con meraviglia alla capacit di quegli uomini di crearsi un riparo nei luoghi pi inospitali. Non aveva idea se fossero sposati, avessero dei figli o magari pi di una moglie, ma fin dal giorno in cui lei era arrivata, era rimasta colpita dalla silenziosa efficienza con cui sbrigavano i vari compiti.
Avevano appena finito di pulire un fucile, ed eccoli gi affaccendati ad accendere una stufa a carbone e a pelare le cipolle per la cena. Diede un'occhiata alla stanza e si accorse che non c'era nulla che indicasse il suo passaggio. Nel giro di qualche ora avrebbe lasciato quel posto, probabilmente per sempre. Non sarebbe mai pi tornata, di questo era praticamente certa. Un leggero colpo alla porta la fece sobbalzare. Prese la borsa da viaggio e apr. Era Tende.
Pronta?
S, stavo solo controllando di non aver dimenticato nulla.
Non penso che avr occasione di tornare da queste parti disse con un mezzo sorriso, guardandosi attorno.
Lui la fiss in silenzio.
Amber si chiuse la porta alle spalle e lo segu verso la zona in cui gli uomini stavano gi caricando i veicoli. Dalla mezza oscurit sbuc Abdoulaye, che prese la borsa di Amber porgendole una tazza di latta con del caff denso e scuro. Amber lo bevve con gratitudine. Sarebbero passate ore prima di fare una sosta per rifocillarsi.
Amber. Tende la chiam da dietro una delle Land Cruiser.
Lei si volt. Ti faccio salire sulla prima macchina con Abdoulaye e me, le guardie ci seguiranno.
Il cuore le balz in gola. Annu con tutta la disinvoltura di
cui fu capace, poi addent un pezzo del pane piatto e acido che gli uomini avevano cotto, fin di bere il caff e si avvi verso la macchina con una gioia incontenibile.
Un quarto d'ora pi tardi, dopo aver finito di caricare i veicoli e assicurato i bagagli, la colonna cominci a zigzagare lentamente sulla sabbia alla volta di Timbuctu. Amber sedeva da sola sul sedile posteriore fissando la nuca di Tende mentre venivano sballottati su e gi dalle dune in attesa di raggiungere la strada pi pianeggiante e prendere velocit. Il sole era sorto velocemente e il deserto si estendeva ormai davanti ai loro occhi in un mare infinito di ondulazioni gialle e ocra. Non esisteva una vera e propria strada, solo una pista. Il giovane che sedeva al volante guidava seguendo l'istinto, e l'auto vibrava su quella superficie irregolare e imprevedibile. Tende e Abdoulaye parlavano sottovoce nella loro lingua e quel mormorio basso e continuo le faceva venire sonno. Fin per appisolarsi.
A svegliarla fu un cambiamento nel rumore del motore, poi avvenne tutto molto velocemente. Amber apr gli occhi e vide che il volante veniva strappato dalle mani del conducente, mentre Tende allungava un braccio per tenersi. Poi ogni cosa si capovolse.
L'abitacolo dell'auto si inclin pericolosamente, oscillando da una parte, quindi ci fu un colpo sordo e improvviso, e il veicolo oscill ancora, stavolta verso destra, senza pi controllo.
Furono sbattuti contro i sedili, sottosopra, e qualcosa colp Amber alla testa, mentre Tende e Abdoulaye venivano scagliati l'uno contro l'altro. Avvenne tutto talmente in fretta che non ci fu nemmeno il tempo di reagire, di gridare, di fare qualcosa.
Amber vide le immagini scorrerle davanti agli occhi come in un lampo: la sabbia gialla, le sagome scure delle teste degli uomini, le loro braccia, una borsa che veniva catapultata da dietro. Poi, finalmente, l'auto si raddrizz e con un altro rumore sordo prese
a sbandare come impazzita nella sabbia prima di fermarsi. Dopo
pochi secondi di silenzio irreale le giunse un grido di Abdoulaye.
Stavano tutti bene! La macchina non aveva riportato gravi danni e loro erano solo finiti gambe all'aria, tutto qui. L'autista si volt a guardarli con un'espressione sbalordita e gli occhi luccicanti di lacrime, e sembrava voler dire: "Tutto a posto? State tutti bene?". Amber ud una portiera che si apriva e si trov accanto Tende che cercava di sollevarla dolcemente.
Sei ferita?
No, no... solo un po' sottosopra rispose cercando di raddrizzarsi.
Nei punti in cui lui la stava toccando sentiva la pelle bruciare.
Sicura?
S, sto bene. Che cos' successo?
Siamo stati fortunati. Tende allontan le mani per chiudere la portiera, poi torn davanti al suo posto. Ma tu... prosegu rivolto all'autista nella loro lingua. Il ragazzo sorrise imbarazzato, annuendo. Tende doveva averlo elogiato per le sue doti di guidatore che li aveva fatti uscire incolumi. Abdoulaye annuiva entusiasticamente e Boubacar venne ufficialmente presentato ad Amber, che si allung per stringergli la mano. A bordo c'era una certa euforia. L'avevano scampata bella! Boubacar mise in moto con cautela e quando il motore part al primo colpo si guardarono tutti sollevati. L'auto indietreggi per rimettersi sulla pista da dove era schizzata via. Pian piano, l'enorme vastit silenziosa che li circondava ingoi anche quell'episodio e fu come se non fosse mai accaduto. Le parole di sollievo lasciarono il posto al silenzio quando ognuno di loro si perse nei propri pensieri, forse valutando quel che sarebbe potuto succedere.
A Timbuctu furono accolti dalla stessa donna pilota bionda che aveva accompagnato Amber all'andata. Era chiaro che lei e Tende si conoscevano. Amber prese posto in silenzio provando una strana agitazione mentre i due si salutavano con un abbraccio e scambiavano due parole. Passavano come niente fosse dal bambara al francese, all'inglese. Le sembrava impossibile credere che nel giro di meno di quarantott'ore sarebbe stata sulla via del ritorno e che forse non avrebbe rivisto Tende mai pi.
Se lui si era accorto della sua agitazione, non lo diede a vedere.
La trattava con la stessa impassibile gentilezza dimostrata alla festa, quattro anni prima. Ebbe il sospetto che Tende Ndiaye non fosse il tipo che abbassava la guardia o lasciava entrare chiunque dietro la barriera che aveva eretto per tenere tutti a distanza.
Persino una battuta con Abdoulaye e Boubacar, aveva notato Amber, nasceva da lui, da una sua imbeccata. Chi gli stava intorno lo trattava con la stessa circospezione che lei era abituata a vedere nei confronti di Max, come un predatore bello e forte, da ammirare e temere in ugual misura.
Poi, tutt'a un tratto, fu di nuovo luned. Si trovava a casa dei genitori di Tende, nella deliziosa stanza che aveva occupato solo cinque giorni prima. Cinque giorni? Non riusciva a crederci, le sembrava che fosse passato un mese da quando si era svegliata all'alba con l'invito alla preghiera. In casa non c'era nessuno, Salah le aveva detto che i padroni erano fuori. La sera del rientro cen da sola, Tende le spieg che doveva presenziare ad alcune manifestazioni ufficiali. Se non avesse fatto troppo tardi, sarebbe passato per un saluto. Altrimenti, le augurava un buon ritorno a casa. Amber, ascoltando al telefono la sua voce cos impersonale, ebbe voglia di piangere.
Trascorse la serata in balia di emozioni contrastanti, sussultando a ogni rumore. Poi, a mezzanotte e mezzo, si rassegn al fatto che probabilmente lui non sarebbe venuto e si avvi lentamente verso la sua camera. Gli lasci un biglietto sul tavolino al pianterreno in cui lo ringraziava per l'ospitalit e gli dava il suo numero di telefono di Londra, sperando di avere un giorno l'occasione di ricambiare la cortesia.
L'indomani lasci la casa pi demoralizzata che mai e sal a bordo dell'aereo. Otto ore dopo era seduta sul sedile posteriore dell'auto di Max, guardando Londra attraverso le gocce di pioggia sui finestrini e chiedendosi come fare per relegare Tende Ndiaye in un
angolo della mente o, meglio ancora, per dimenticarlo del tutto.
Che lei non fosse niente per lui era un dato di fatto. Era la figlia del suo socio d'affari, una giornalista... non la considerava nemmeno un'amica. Deglut. Lacrime di delusione, calde e amare, le stavano gi bruciando in gola dal mattino. Non desiderava altro che chiudersi nel suo appartamento tranquillo per potersi sfogare e per cercare di superare quell'esperienza devastante. Per la prima volta in vita sua, si rese conto di come poteva essere stata la vita di Angela: innamorarsi di un uomo che non ti vuole, non ha bisogno di te o, addirittura, non si accorge della tua presenza.
Si lasci sprofondare nel sedile, arrabbiata con Tende, con Max e soprattutto con se stessa. Come aveva potuto anche solo pensare che tra loro ci sarebbe potuto essere qualcos'altro?

57
La mente di Kieran lavorava in modo pi febbrile e veloce di quanto non avesse fatto per quasi un decennio. Di fatto, non stava nemmeno ascoltando la conversazione che si svolgeva intorno a lui; gli era venuta un'idea. Sul pavimento del salotto, il suo vecchio amico e socio nelle attivit criminali Jake Higham-Burton era impegnato in una discussione con due tipi che aveva invitato a casa. Kieran non ricordava come si chiamassero, ma nella sua testa l'idea si fece largo proprio mentre li guardava parlare. Si era imbattuto di nuovo in Jake dopo quasi due anni. Kieran a momenti non lo riconosceva nemmeno. Si era ripreso. Il padre l'aveva messo di fronte a un ultimatum: o si dava una regolata e cercava di combinare qualcosa o gli avrebbe tolto l'assegno mensile, l'avrebbe sbattuto fuori di casa e mandato nell'esercito. Jake si era rimesso subito in carreggiata; non aveva certo rinunciato alla droga, ma si limitava comunque a roba leggera. Il risultato era stato che per la prima volta dopo quasi dieci anni Jake era finalmente in grado di ricordare che cosa avesse fatto la sera prima, e l'intervallo tra il momento del risveglio e quello di andare a dormire non assomigliava pi al casino oscuro e sconclusionato che era stato per tanto tempo. Ce l'aveva fatta senza sottoporsi a un ricovero e senza l'affettuoso sostegno dei suoi genitori, ormai sempre pi freddi nei suoi confronti. Che cosa cazzo avrebbe fatto senza il suo assegno mensile? La risposta era: niente, pertanto Jake aveva iniziato a far mente locale per rimettersi in riga.
La vita di Kieran era ancora un enorme casino, ma i propositi di rinnovamento di Jake e la sua determinazione nel voler fare qualcosa si erano rivelati contagiosi. Negli anfratti pi reconditi del suo cervello, ricord vagamente che cosa significasse fare qualcosa che meritasse l'approvazione di Max. Non accadeva pi da cos tanto tempo che Kieran aveva quasi scordato il senso di soddisfazione che provava nel tornare da scuola con un bel voto o nel dire qualcosa che faceva sorridere suo padre. Da anni, poi, tutti i riconoscimenti erano stati per Amber, la ragazza d'oro della famiglia. Lui e Paola invece... Non che avesse mai pensato troppo alla sorellastra, ma le era venuta in mente tutto a un tratto, in relazione all'idea. Fece un altro tiro dallo spinello e osserv i tre uomini che discutevano.
Ascoltate disse all'improvviso, inserendosi nella conversazione.
Gli altri sollevarono lo sguardo. State un po' a sentire, una roba da sballo. Vide Jake aggrottare la fronte. No, no... sul serio, amico, ascolta. Conosci mia sorella, giusto? Jake annu lentamente, sempre con l'espressione perplessa. Quello che dobbiamo assolutamente fare  coinvolgere anche lei. Fare in modo che ci porti i suoi amici...
Chi, quella dottoressa grassa e quell'altra... come si chiamava...?
chiese Jake in tono di scherno.
No, non parlavo di mia sorella Amber, pezzo d'idiota, ma di Paola. Se riusciamo a tirare dentro Paola, il gioco  fatto.  una vera modaiola del cazzo.
Paola chi? chiese uno degli altri uomini.
Paola Rossi.  mia sorella. Be', sorellastra.
Paola Rossi... vuoi dire la... Cos', un'attrice?  quella che va in giro con tutte le modelle, no?  tua sorella?
Lui chi ? domand a Jake l'altro tipo.
Kieran Sall. Kieran trattenne un rutto e allung la mano.
Dovrei conoscerti?
Forse conosci mio padre.
Che sarebbe...?
Max Sall.
Max Sall? Manco per il cazzo! Sei il figlio di Max Sall? Davvero?
S, davvero rispose Kieran in tono sarcastico. Jake lo stava fissando intensamente. Kieran si volt verso di lui.  un'idea grandiosa, amico, ammettilo. Se coinvolgiamo lei, avremo dalla nostra tutti i suoi amici. Paola conosce un sacco di gente: attrici, cantanti, modelle. E una volta che cominciano a venire loro, tutti gli altri li seguiranno.
Sai che ha ragione? comment uno degli uomini. Digger aggiunse porgendogli la mano. E Will.
Kieran strinse la mano a entrambi, poi diede una tirata e toss.
 solo un'idea prosegu cercando di apparire modesto. Ma Paola  veramente una giusta, conosce tutta la gente che conta.
Okay. Ne dobbiamo parlare. Tra noi esclam subito Jake rivolto a Kieran. Ti chiamo pi tardi, Will. Per il momento acqua in bocca, intesi?
Tranquillo.  stato un piacere, Sall.
Digger e Will se ne andarono. Kieran non stava nella pelle.
Era da una vita che non gli passava per la mente qualcosa che non fosse come trovare i soldi per una dose o se era in grado di dare un salutino a Siobhn. Jake accompagn i due alla porta e torn nella stanza.
Che cazzo ti salta in mente? chiese in tono aggressivo.
Niente, davvero. Stavate parlando... e pensavo...  una grande idea, Jake. Sul serio.
Questa  una mia iniziativa, Kieran... Jake cominciava ad essere arrabbiato. L'idea  stata mia. Poi si interruppe. Per hai ragione. Paola sarebbe una bomba.
E so che lo farebbe.  talmente portata per queste cose.
Kieran, quando  stata l'ultima volta che le hai parlato? gli domand Jake fissandolo da vicino.
Oh, non tanto tempo fa rispose Kieran, vago. Jake aggrott le sopracciglia. D'accordo,  un bel po'. Praticamente eravamo ragazzini. Ma non ha importanza, gliene parler questo weekend.
Oh, ragazzi... potrebbe essere una vera figata!
Jake non fece commenti. Non aveva mai visto Kieran Sall cos entusiasta. Era talmente eccitato per il ? progetto, ma non doveva dimenticarsi che l'idea del nightclub era stata di Jake. Paola Rossi era una presenza costante nelle pagine di gossip delle riviste: lei era sempre fotografata in mezzo alla gente giusta: modelle, aspiranti attrici e stelline che animavano il circuito europeo delle feste. Se Paola avesse frequentato il nuovo locale con una certa regolarit e ci avesse portato i suoi amici modaioli, sarebbe stato un lancio pazzesco. Il fatto che fossero tutti europei - europei giusti, per: francesi, italiani e spagnoli - avrebbe senza dubbio aggiunto un tocco di glamour al locale. Un mucchio di bei giovani abbronzati in vetrina... s, Kieran aveva avuto proprio una bella pensata. Jake si stup di come l'amico ne fosse ancora capace.
Ascolta... adesso va' a casa, pensaci su e parlane con Paola, con Max, con chi ti pare. Ci rivediamo tra una settimana. Devo ancora sistemare alcune cose, ho solo circa la met dei soldi che mi servono. Mi tocca cercare ancora parte dei finanziamenti.
Forse Max potrebbe essere d'aiuto esclam Kieran con gli occhi che scintillavano.
Non esagerare, Sall replic Jake ridendo suo malgrado. Aveva visto Kieran intrippato, ubriaco fradicio, privo di sensi, mezzo morto, ma cos esaltato mai. Era quasi irriconoscibile.
Max guard il figlio attraverso gli occhi socchiusi. Erano due settimane che Kieran gli aveva chiesto un incontro. Max era molto occupato con il progetto di Tghaza, ma Kieran aveva insistito: si trattava di una faccenda importante. Cos, quando alla fine Max se lo ritrov davanti, in piedi al di l della scrivania nello studio che negli ultimi quattro anni era stato per Kieran zona vietata, rimase sbalordito. Il ragazzo era sovreccitato.
Max si sporse in avanti. Mi stai chiedendo dei soldi?
Neanche per sogno. Di quell'aspetto si occupa Jake, l'idea comunque  sua. Ti chiedo solo una mano per contattare Paola.
Sempre che per te non ci siano problemi. Tra i due cadde un improvviso silenzio.
Max si alz e and verso la finestra. Non l'avrebbe mai ammesso davanti a Kieran, ma era colpito. Per una volta il ragazzo non gli chiedeva soldi ma un aiuto! Si volt. D'accordo. La settimana prossima sar a Roma e gliene parler. Ci risentiamo fra una quindicina di giorni. Pu andare?
Kieran annu. Grazie. Si alz e padre e figlio si fissarono per un attimo.
Stavo per chiedere a Siobhn di portare del caff. Ne vuoi una tazza? Quell'invito stup tanto Kieran quanto lo stesso Max.
Aveva parlato senza pensare.
Il giovane fece un salto. No, non fa niente. Sar meglio che scappi. Grazie, grazie... quindi usc dalla stanza come un razzo.
Max rimase a guardarlo stringendosi nelle spalle. Bene, questo poteva essere forse l'inizio di un nuovo capitolo della vita di Kieran. Lui se lo augur di cuore. Si stup anche della propria reazione di fronte alla richiesta del figlio e si rese conto che, quando si trattava di Kieran, lui aveva rinunciato a sperare. Ma adesso le cose sarebbero cambiate. Il sangue, dopotutto, non era acqua.
Afferr il campanello di ottone e chiam Siobhn.

58
Paola stette ad ascoltare il padre con gli occhi spalancati. In un primo momento non cap che cosa Max le stesse chiedendo: Kieran voleva che lei gli aprisse un nightclub? Si gir verso la madre. Francesca aggrott la fronte.
No, non esattamente. L'idea del locale  venuta a loro, aKieran e ad alcuni suoi amici. Non mi intendo molto di nightclub, ma credo che vogliano lanciare un locale tipo Annabel's, sai, quel posto in Berkeley Square, a Londra. Max continu a mangiare sotto lo sguardo circospetto delle due donne.
A quel punto anche Francesca sbarr gli occhi. Annabel's? Allora era tutta un'altra faccenda! Si trattava di un locale esclusivo e molto alla moda. Lei e Max ci erano andati un paio di volte in passato. Comunque, Francesca continuava a non capire che cosa c'entrasse Kieran in quella faccenda. Negli ultimi anni il ragazzo aveva collezionato solo una lunga serie di esperienze negative.
Dio solo sapeva le volte in cui Max lo aveva salvato dalla galera, e adesso lui sembrava intenzionato ad aiutarlo ad aprire un nightclub?
No, non lo sto aiutando replic Max stizzito. L'impresa  loro. Non mi hanno nemmeno chiesto dei soldi. L'unico motivo per cui Kieran me ne ha parlato  per avere un appoggio. Hanno buoni motivi per ritenere prosegu indicando Paola che questa signorina li possa aiutare a portare nel locale la gente giusta.
Infilz con la forchetta un pezzo di vitello. Anche se il motivo per cui la marmaglia che frequenti tu sia considerata la gente giusta per me resta un mistero.
Paola non disse nulla, era troppo sorpresa per parlare.
Ma secondo loro Paola che cosa dovrebbe fare? chiese Francesca.
Niente. Passare di l ogni tanto. Essere presente alla serata d'inaugurazione, portare i suoi amici... non so. Siete pi brave di me in queste cose. Ma ho detto a Kieran che l'avrei appoggiato e ti avrei chiesto di fare altrettanto. Ed  quello che sto facendo.
Se hai voglia di venire a Londra per parlarne con lui...
Oh, s... s! Quando? si intromise Paola tutta eccitata.
Max si volt verso di lei. Quando vuoi. Io rientro domenica mattina. Durante la settimana sar via, ma ci sar Kieran. E anche Angela concluse ignorando lo sguardo truce di Francesca.
Oh! Sar cos divertente! Paola non stava nella pelle. Lo chiameranno Paola's? In mio onore?
Non essere sciocca la interruppe bruscamente Francesca. La proposta di Max non la convinceva affatto, soprattutto la parte che riguardava la permanenza in casa di Angela. Potrebbe anche finire in nulla. Non eri sempre tu a dire che diffidavi di qualunque cosa avesse a che fare con Kieran?
Una volta rispose Max visibilmente seccato. Ora si sta rimettendo in riga. Ha voltato pagina e questa potrebbe davvero essere la chiave del suo successo. Bevve un sorso di vino.
Alla buon'ora, perbacco. E con un cenno chiese il conto al cameriere.
Quella stessa sera Paola, a letto nella sua stanza, stava pensando ai vestiti da portare a Londra. Era stufa di restare a Roma, ma tutte le volte che proponeva alla madre di andare da quelle parte - Parigi, New York, Madrid - Francesca faceva la faccia afflitta e cercava di cambiare discorso. E adesso che Max le aveva parlato del progetto del nightclub, Paola si era resa conto di quanto bisogno avesse di qualche novit nella sua vita. Andare in giro con le amiche era divertente, ma non concludevano mai niente di importante. Facevano sempre le stesse cose: di giorno lo shopping e il salone di bellezza, di sera i locali, preoccupandosi di farsi vedere nei posti in con la gente giusta. A dire la verit, Paola cominciava ad averne abbastanza della cosiddetta
"gente giusta". Francesca sembrava non rendersi conto che a Roma la gente giusta consisteva invariabilmente in un gruppetto di quindici famiglie e Paola - come gran parte delle sue amiche - era andata a letto con quasi tutti i ragazzi papabili...
Ormai non ne poteva pi. Ecco che cosa voleva dire non avere un lavoro, una carriera o altri interessi. Non succedeva mai niente. Non che smaniasse per lavorare. Pensava solo che la vita stava cominciando a diventare un po' troppo prevedibile e se c'era una cosa che Paola odiava come tutti i suoi amici, del resto - era l'ovviet.
Si gir sulla pancia abbracciando i cuscini di seta. S, la proposta di Kieran non poteva arrivare in un momento migliore.
Cerc di ricordarsi che aspetto avesse Kieran. Paola non lo vedeva da quando lui aveva tredici anni e lei otto. Se assomigliava ad Amber... Fece una smorfia. No, non poteva essere come Amber, si era cacciato troppe volte nei guai. Quella santarellina non avrebbe mai fatto le cose che invece aveva fatto Kieran: rubare del denaro a Max, spacciare droga, vendere i gioielli di Angela per procurarsi la roba... Si sarebbe detto un vero ribelle. Pi simile a Paola che ad Amber.
Torn a concentrarsi sul suo guardaroba. La nuova minigonna scamosciata e magari una camicetta bianca con giacca in tinta- S, sarebbe stata perfetta. E quegli stivali alla coscia che aveva visto in vetrina alla Bottega sarebbero stati una favola con la gonna corta. Poi qualche paio di jeans: quelli nuovi, gli altri stinti...
e anche il paio strappato, perfetti con una giacca di pelle. Fece mentalmente una lista della spesa. L'indomani sarebbe uscita con Francesca, anche se la madre non sembrava contenta come lei o Max; magari era solo preoccupata che improvvisamente la figlia decidesse di trasferirsi a Londra. Paola non ne aveva l'intenzione, ma non sarebbe stato male avere un punto d'appoggio lass, specialmente adesso che ci sarebbe stato un locale con il suo nome... Londra era un posto dove bisognava essere presenti, lo dicevano tutti. Strinse di nuovo il cuscino. Fantastico. Proprio quando la vita cominciava a sembrare noiosa, una ventata di novit era quel che ci voleva.

59
Kieran strabuzz gli occhi, incredulo. Quella era Paola? Sua sorella?
Deglut. Mai prima d'ora aveva visto una creatura pi meravigliosa.
Al suo fianco Jake emise un lungo fischio senza farsi sentire. Paola scese dalla Jaguar di Max, gett all'indietro la lucente chioma castana e si volt per dare un'occhiata sprezzante all'edificio. Indossava una gonna - praticamente un brandello minuscolo di pelle nera -, stivali neri di pelle con il tacco alto
- come quelli che portavano le modelle in certi video, pens subito Kieran -, una T-shirt bianca con le maniche lunghe che le fasciava il seno mettendo in evidenza i capezzoli e una stola di pelliccia attorno al collo. Era uno schianto.
Cazzo, e questa sarebbe tua sorella? esclam Jake.
Kieran annu senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso. Quando era stata l'ultima volta che aveva visto Paola? Dieci anni prima?
I due ragazzi la osservarono mentre percorreva il vialetto d'ingresso al fianco di Max, con il seno che ballonzolava dentro la maglietta. Kieran distolse lo sguardo, turbato.
Kieran? lo chiam Max entrando dal portone. Jake per poco non lo calpest nella fretta di arrivare all'ingresso.
Salve.
Ciao. Paola era disinvolta come sembrava.
Bene, andate pure avanti voi tre esclam Max dirigendosi verso la scala. Kieran, ci pensi tu a mostrare a Paola la sua
stanza? Io devo fare qualche telefonata. Vi raggiunger alle sei per bere qualcosa.
Kieran fece cenno di s col capo, incapace di staccare lo sguardo da Paola.
 fantastico averti con noi sent che le diceva Jake mentre lui si allontanava in cerca di Siobhn.
Mmm. Paola manteneva un atteggiamento distaccato, non si scomponeva. La cosa a Kieran piaceva.
Com' andato il volo? chiese Jake balbettando.
Non male, sono solo un paio d'ore. Sei mai stato a Roma?
Kieran tendeva l'orecchio per udire quel che Paola diceva.
Aveva una voce roca e gradevole. Parlava bene l'inglese ma con quella deliziosa cantilena tipica degli italiani. Cazzo, gli bastava solo ascoltarla per eccitarsi... Si blocc. Era sua sorella, per Dio.
Chiam Siobhn con un urlo.
Appendeteli pure l da qualche parte. Paola non alz quasi lo sguardo quando Siobhn e l'autista entrarono con i suoi bagagli.
Era troppo occupata a esaminare la piccola suite che le avevano assegnato. "Piccola" era la parola giusta. Non riusciva a capacitarsi delle dimensioni ridotte della casa; be', l'edificio in s era abbastanza grande, ma a parte le stanze al pianterreno, tutte le altre erano minuscole. Le tre camere all'ultimo piano che lei avrebbe occupato per quella settimana non erano pi grandi del bagno di casa sua. Erano arredate con gusto, d'accordo, ma dove pensavano che avrebbe appeso tutti i vestiti? E le scarpe, poi... in quell'armadietto a muro c'era s e no posto per le valigie, figuriamoci per le dodici paia di scarpe che si era portata dietro. Senza contare che aveva intenzione di fare shopping, andava pazza per l'abbigliamento inglese.
Apr la porta del bagno: un buco! Ma carino. Apr il mobiletto antico vicino al lavandino. Giusto giusto il posto per i suoi cosmetici. Richiuse l'uscio.
E queste dove vuole che le lasci? le chiese la cameriera appena fu rientrata in camera.
Paola aggrott le sopracciglia. In un'altra situazione avrebbe pensato che la ragazza stesse scherzando. Non lo so. Trovi lei un posto, non  casa mia. Paola si gett i capelli dietro le spalle e si spost nel salottino attiguo. In un angolo c'era un televisore.
Prese il telecomando e lo accese. Il telegiornale. Che noia.
Si lasci cadere sul divano. E cos... era a Londra. Finalmente!
Non era mai stata nell'appartamento londinese di Max. Francesca le aveva raccontato che Angela viveva al   secondo piano, Max aveva lo studio sotto di lei, al primo, e le camere di Kieran e Angela erano al terzo, proprio sotto quelle dove si trovava Paola ora. Cinque piani in una casa cos piccola? Non aveva mai capito perch la maggior parte delle case inglesi fossero tanto strette.
Perfino gli alberghi dove erano state lei e la madre quando erano venute in citt a fare shopping erano terribilmente stretti in confronto al loro appartamento romano. Quel fatto poteva spiegare i pessimi rapporti fra Angela e i suoi figli. Il pensiero le provoc una risatina.
Finalmente sent la cameriera chiudersi la porta alle spalle.
Torn in camera e si mise subito a tirare fuori i vestiti che la ragazza aveva sistemato nell'armadio. Voleva studiare gli abbinamenti che aveva pianificato per la settimana. Il lampo di apprezzamento che aveva colto nello sguardo di Kieran e del suo amico l'avevano messa di ottimo umore. Se c'era una cosa che la faceva impazzire era essere ammirata.
Allora, pantaloni in pelle attillatissimi e top di pizzo? O i jeans con lo strappo sapientemente piazzato sotto il sedere? Fece un sospiro di felicit.
Che famiglia stramba, pens Siobhn mentre chiudeva la porta e si apprestava a scendere le scale. Angela l'aveva chiamata mentre lei stava salendo. La persona che era appena arrivata era la figlia di Max? le aveva chiesto. Siobhn non sapeva che cosa rispondere.
Com'? le aveva domandato Angela guardando fuori dalla finestra.
Oh, be', insomma, abbastanza carina aveva detto Siobhn cercando di mantenersi sul vago.
 come sua madre, sai.
Siobhn era rimasta sulla soglia, carica dei bagagli di Paola.
S, signora. Cos'altro avrebbe dovuto dire? Ehm, le serve altro, signora?  che... dovrei portare su questi aveva spiegato indicando le borse.
Angela aveva annuito per poi distogliere lo sguardo. Siobhn aveva continuato a salire le scale, le avevano detto di appendere gli abiti della signorina.
E Kieran, poi. Aveva visto bene quello sguardo di... be', come definirla? Libidine? Siobhn era rimasta scioccata. Paola era arrivata con Max e quei due - Kieran e il suo amico - erano rimasti a bocca aperta. Una scena disgustosa. Era sua sorella, perbacco!
E lei, Paola, sapeva perfettamente a che cosa stavano pensando.
Si era trascinata su per le scale con quella dannata minigonna cos corta che tutti le avevano visto le mutandine mentre saliva, perfino il povero Clive, l'autista. Roba da fargli venire un colpo. Dio santo, che famiglia! Be', magari adesso che Kieran aveva qualcos'altro per tenere occupata la mente, l'avrebbe lasciata in pace. Siobhn cominciava a non poterne pi di lui. A dir la verit, non sopportava pi nessuno di loro. A parte Max, naturalmente.
Angela avvertiva il movimento di sopra, quel dannato ticchettio
dei tacchi che andavano avanti e indietro. Siobhn aveva chiuso la porta della sua stanza, ma lei continuava a sentire il rumore...
E poi Max, come al solito, stava urlando al telefono con qualcuno.
 Angela rabbrivid. Era l'unica cosa che lui le aveva promesso esattamente ventidue anni prima. Non le avrebbe mai portate in casa loro, mai. Angela era riuscita a strappare al marito quella promessa e adesso, dopo pi di vent'anni, lui l'aveva infranta, proprio come aveva fatto con tutto il resto, pens Angela. Max diceva sempre che Angela sentiva quello che voleva sentire: lui non le aveva mai promesso niente.
Rimase accanto alla finestra pensando al giorno in cui l'aveva scoperto. L per l aveva avuto una crisi isterica. Il dolore... Angela non pensava che fosse possibile soffrire tanto. Quella mattina stava facendo colazione da sola, Max era a Parigi per una riunione e sarebbe tornato all'ora di pranzo. Aveva aperto il giornale ed eccolo l, Max. Stava uscendo da un ristorante in chiss quale citt, con una donna che lo teneva sottobraccio, mentre i capelli di lei svolazzavano al vento. Angela aveva chiuso il giornale di scatto, stordita. Doveva esserci un errore. Era rimasta tutta la mattina seduta nel soggiorno della loro vecchia casa di Chelsea ad aspettare il ritorno del marito, pregando di non crollare. Aveva spedito i bambini a Kensington Park con la tata.
Lo ricordava perch era un pomeriggio freddo e la ragazza aveva protestato, ma a lei non importava. Non le importava nulla che non fosse vedere Max e sentirsi dire da lui che era tutto uno stupido equivoco. Ma non era stato cos. Quando Max era rientrato a colazione, il mondo le era crollato addosso, di colpo. Angela l'aveva affrontato subito, appena entrato. Lui l'aveva ignorata ed era andato in salotto, con lei al seguito.
No aveva detto Max lentamente, versandosi da bere. Non c' nessun errore.
Angela era rimasta sulla soglia, fissandolo con gli occhi spalancati.
Che cosa intendeva dire con quel "no"? Ma... chi ?
Si chiama Francesca,  una hostess, l'ho conosciuta durante un volo. La voce di Max era tranquilla. Angela aveva temuto che le si fermasse il cuore. Faceva fatica a respirare.
Ma... perch? Non... capisco aveva detto. Noi siamo sposati...
abbiamo...
Senti, non ne voglio parlare. Questa faccenda non c'entra niente con te. Io...
Non c'entra niente con me? Ma sei impazzito? Gli aveva vomitato addosso quelle parole e si era voltata a guardarlo. Col senno di poi, questo era stato il primo sbaglio. Max si era immediatamente chiuso in un ostinato silenzio.
Non intendo discuterne con te. Francesca vivr a Roma e tu qui. Non  necessario che andiate d'accordo... aveva detto alla fine.
Andare d'accordo? Razza di... bastardo! Angela si era stretta le mani fino a farsi sbiancare le nocche. Non riusciva a ricordare chi avesse colpito l'altro per primo. Sapeva solo di esserglisi scagliata addosso e di averlo colpito. E poi, quando lui le aveva mollato un ceffone, aveva quasi provato sollievo accorgendosi di poter sentire male in un altro punto che non fosse dentro la sua testa.
Dopo averla schiaffeggiata Max si era allontanato, lasciandola rannicchiata sul pavimento del salotto. Solo a pensarci le veniva la pelle d'oca. E lei che cos'aveva fatto? Era rimasta l fino a quando i bambini non erano entrati correndo. All'epoca Kieran aveva sei anni e Amber circa quattro. La tata li aveva fatti allontanare in tutta fretta e l'aveva aiutata ad alzarsi, le aveva sciacquato il viso e l'aveva messa a letto. Ventidue anni dopo, la situazione non era cambiata di molto. Siobhn l'aiutava ancora ad alzarsi, le lavava il viso e la metteva a letto. L'unica differenza era che adesso non divideva pi il letto con Max. Ripensando all'accaduto, Angela ricord che era stata lei a strisciare da lui supplicandolo di tornare a fare l'amore con lei. Quando Francesca aveva fatto irruzione nelle loro vite, Angela aveva venticinque anni ed era sposata con uno degli astri nascenti della finanza inglese. Avevano due bambini, una casa a Chelsea e una villa a Minorca. Max aveva appena guadagnato il suo primo milione ed era avviato a guadagnarne altri. Tutti sapevano chi fosse, anzi chi fossero loro due. Le loro nozze erano state immortalate su tutte le copertine delle riviste femminili. Ma a quel punto era la storiella di Max - se cos la si poteva chiamare - a essere sbattuta sulle pagine di quegli stessi giornali. Come avrebbe fatto a spiegarlo ai suoi genitori? E agli amici?
Si era tormentata per giorni chiedendosi se dovesse andarsene.
Ma dove? Sarebbe dovuta tornare dai suoi? Neanche a pensarci.
E i bambini? Tutte le questioni pratiche che continuavano
a venirle in mente, non erano nulla in confronto al pensiero di lasciare Max. Lei lo amava. Era ancora assolutamente persa per quell'uomo. Dopo la discussione - dieci giorni prima, quando lui se n'era andato - lei non aveva desiderato altro che rivederlo.
A mano a mano che erano passati i giorni e lui non si era fatto vedere, la rabbia si era trasformata lentamente in paura. Aveva forse intenzione di lasciarla? Angela ormai non riusciva pi a pensare di abbandonarlo, anzi, era terrorizzata all'idea che fosse lui a farlo. Era un pensiero insopportabile, che l'aveva gettata nel panico. Si sarebbe adattata a Francesca, si sarebbe adattata a qualsiasi cosa, ma lui doveva assolutamente tornare a casa. Angela aveva telefonato alla segretaria di Max, ai suoi banchieri...
a chiunque le fosse venuto in mente.
Ebbene, pens con amarezza ascoltando Paola che dava ordini a Siobhn, quello era stato il secondo sbaglio. Il sollievo che aveva provato al ritorno di Max, dopo tre settimane passate Dio sa dove, il senso di gratitudine che l'aveva invasa la prima volta in cui avevano di nuovo fatto l'amore, adesso la disgustavano. Guard gi in strada dov'era parcheggiata l'auto di Max. Il sole faceva capolino fra i tetti, era una bella giornata. Sospir. Sbagli. Aveva passato tutta la vita a commetterne uno dopo l'altro. Quello pi grande, naturalmente, era stato amare Max. E anche se erano in pochi a saperlo, la cosa strana era che lei lo amava ancora.
Dopo tutto quello che le aveva fatto, pens Angela con rabbia.
Nonostante se ne vergognasse, lei amava ancora Max. E avrebbe continuato a farlo.

60
La tappezzeria si staccava dai muri e nuvole di polvere accompagnavano i loro passi. Paola, con una giacca di pelle nuova di zecca e una gonna bianca in denim, seguiva furibonda Kieran e i suoi tre amici. Camminava a passi pesanti dietro ai quattro con un'espressione tra lo schifato e l'arrabbiato. Se c'era una cosa che odiava, era la sporcizia, e naturalmente la polvere. Al loro passaggio si sollevavano calcinacci e detriti. Lei li segu nei sotterranei dell'edificio, lanciando un urlo ogni volta che sfiorava qualcosa.
Allora, che ne dici? le chiese Kieran dopo mezz'ora di perlustrazione nella penombra.
Paola gli lanci un'occhiataccia da sopra il fazzoletto. Fa schifo rispose con voce soffocata attraverso il lino bianco.  sporco e puzza come se ci avessero vissuto dei barboni.
Probabilmente  andata proprio cos esclam Jake ridendo per la battuta. Ma  fantastico. Gi me lo vedo... sar una figata, pupa. Non riesci a immaginarlo?
No. Non ci riesco. Voglio tornare a casa. Paola stava per mettersi a pestare i piedi. Abbass lo sguardo verso i suoi stivali neri col tacco alto. Erano bianchi di polvere, rovinati. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: li aveva comprati solo una settimana prima. Sbuffando, si gett i capelli dietro alle spalle e torn sui suoi passi. Ma non era facile orientarsi, in quel posto tutti
i corridoi erano uguali. Non si ricordava se erano arrivati da sinistra o da destra rispetto all'ascensore. Dove diavolo era l'uscita?
Paola! ud gridare Kieran. Aspetta... dove vai?
A casa gli url lei voltandosi. Ne aveva avuto abbastanza.
Si guard di nuovo gli stivali: assolutamente rovinati. Al diavolo Kieran, i suoi amici e i loro stupidi progetti. Lei pensava che il locale fosse praticamente quasi finito, non che l'avrebbero trascinata in quel posto lurido e cadente. Certo, una volta sistemato, sarebbe stata tutta un'altra musica. La cosa che a Paola piaceva pi di ogni altra era mettersi in tiro per l'inaugurazione di un locale o di un bar, e non le erano mai mancati gli inviti per farsi vedere con altra bella gente la cui presenza poteva decretare il successo o il fallimento di un'impresa. Quella era la parte che le piaceva. Questa invece, imprec guardandosi la gonna, era disgustosa. Fece finta di non sentire le urla di Kieran e cerc di trovare l'uscita. Spinse con impazienza la porta e si trov in strada.
Tottenham Court Road, lei non sapeva neanche in che zona di quella dannata citt si trovasse. Ferm al volo un taxi di passaggio e salt a bordo. Ebbe qualche problema a ricordare l'indirizzo di Max, ma un'ora pi tardi, dopo aver girato in tondo per un bel po', arrivarono a destinazione. Non vedeva l'ora di infilarsi sotto la doccia e togliersi quella sporcizia dalla pelle. Gett un'occhiata alla gonna e agli stivali. Da buttare.
Kieran, Jake e Will erano arrivati a Holland Park pi o meno contemporaneamente a Paola. Kieran era preoccupato, ma Jake e Will erano cos eccitati da quanto avevano visto nel seminterrato del palazzo Centrepoint, all'incrocio fra Tottenham Court Road e Oxford Street, che volevano rientrare e discutere i passi successivi il prima possibile. Li avrebbero raggiunti anche Digger e Blake, il quinto membro del gruppo di investitori, e tutti assieme si sarebbero seduti attorno al tavolo per buttar gi una bozza dell'accordo preliminare. Max aveva accettato di fargli dare un'occhiata dal suo avvocato e di metterci un milione di sterline per aiutarli a partire. Kieran si preoccupava che Jake e Will pensassero che volesse intromettersi nella loro idea, ma da quando avevano messo gli occhi su Paola i due erano diventati incredibilmente disponibili. Durante una proficua riunione con Max e il suo avvocato la propriet del locale era stata suddivisa in sei parti, a ciascuno dei cinque investitori andava il sedici e sei per cento, mentre il rimanente sarebbe stato diviso in quattro, tra cui Max, i cui profitti erano fissati a due punti di percentuale sopra il tasso bancario in corso. A Paola sarebbe spettato il cinque per cento dei guadagni dei primi due anni, con un'opzione per il rinnovo dell'accordo dopo diciotto mesi.
Sembrava un po' complicato, ma Max aveva spiegato che era meglio mettere le cose in chiaro fin dall'inizio. Per essere sinceri, Jake aveva confessato a Kieran di essersi sentito proprio sollevato dall'arrivo di Max; quando lui, Digger e Will avevano cominciato a pensare al progetto, si erano subito resi conto che non avevano la minima idea di come realizzarlo. Max era andato a vedere il posto ed aveva convenuto con loro che era fantastico.
Il vecchio Centrepoint era un edificio di venti piani degli anni Sessanta situato proprio nel cuore del quartiere dei locali di Londra, a cinque minuti a piedi da Leicester Square in Charing Cross Road. Il palazzo era rimasto vuoto per quasi dieci anni, dopo che avevano iniziato a circolare voci riguardo alla precariet dei pannelli di vetro, che si sarebbero staccati a causa di problemi strutturali nella progettazione dell'edificio. Si raccontava addirittura che un passante fosse stato colpito e decapitato. Praticamente quel posto non era mai stato abitato.
A loro interessava il pianterreno, un'enorme locale a vetri che dava sulla strada con un grande mezzanino e due piani nel seminterrato che avevano un accesso diretto alla stazione del metr di Tottenham Court Road; dal punto di vista del gestore di un locale, questo era un incredibile vantaggio. Almeno al pianterreno, erano necessari solamente degli interventi di carattere estetico. Digger e Jake si immaginavano un locale molto illuminato, arredato in modo da attirare l'attenzione della gente che passava nella strada. Ci sarebbe stato un unico ingresso al pianterreno.
Una volta dentro, ovviamente, la gente poteva girare
liberamente, ma la cosa fondamentale era selezionare le persone all'entrata. Esclusivo ma caro... un'idea geniale. Il padre di Digger era architetto e avrebbe affidato il lavoro a un collaboratore del suo studio. Si erano dati sei mesi di tempo per prepararsi e partire. Un progetto forse ambizioso, ma del resto loro erano stanchi di ciondolare tutto il giorno fumandosi, oltre agli spinelli, anche i propri sogni. I cinque si guardarono in faccia con un ghigno. Tutto procedeva molto meglio di quanto avessero osato sperare. Jake diede una pacca sulla spalla a Kieran, era stata una manna dal cielo. Chi l'avrebbe mai detto?
Di sopra, nel suo bagno, Paola si avvolse in un asciugamano e torn in camera. Sentiva le voci dei ragazzi da basso. Mentre lei saliva, Angela aveva aperto la porta e le due donne si erano trovate a fissarsi sulle scale. Era stato imbarazzante. Poi Angela si era voltata sbattendo la porta. Non l'aveva salutata e non le aveva rivolto la parola, e Paola aveva fatto altrettanto. Ma c'era qualcosa negli occhi di quella donna... sembrava mezza matta. Per un attimo le aveva fatto quasi pena, ma in ogni caso era stata maleducata.
Paola si era gettata i capelli dietro le spalle e aveva continuato a salire. Angela assomigliava moltissimo a Kieran, con i capelli castano chiaro e i grandi occhi azzurri. Non aveva niente a che fare con Amber. Grazie a Dio, almeno Amber non era fra i piedi. Kieran era molto, molto pi carino.
Paola tir fuori un abito lungo nero di jersey che lasciava la pancia scoperta. No, era un po' troppo vistoso per la cena. Studi una gonnellina di denim con degli intarsi a rete e un maglione con un profondo scollo a V. S... con le scarpe a punta e il tacco a spillo che aveva comprato da Christian Louboutin poteva andare. Lasci cadere l'asciugamano e cominci a vestirsi.

61
Max e Francesca si stavano godendo il weekend a Minorca. Nelle ultime settimane lui era stato talmente di buonumore che Francesca aveva pensato che i suoi dubbi fossero decisamente infondati.
Paola era tornata da Londra con il triplo del bagaglio con cui era partita e un mucchio di racconti di quanto fosse stato fantastico e di come si fosse divertita e che Kieran era stato molto carino con lei. Non aveva fatto commenti su Angela e, a quanto pareva, Amber non era presente. Tutto sommato sembrava che il viaggio fosse stato proficuo. Inoltre aveva messo Max di umore eccellente. Lui l'aveva chiamata il venerd pomeriggio dicendole di raggiungerlo alla villa, quasi come se fossero due ragazzini che si davano appuntamento. Francesca si godette fino in fondo queste attenzioni impreviste. Di giorno e anche di notte.
Era radiosa. Non c'erano dubbi che l'improvviso ravvedimento di Kieran e il ritrovato rapporto con Paola fossero motivo di grande gioia per Max. Francesca aveva sottovalutato quanto il figlio l'avesse fatto soffrire. Richiam l'attenzione di una delle cameriere e le chiese di servire il caff in terrazza. Un corriere aveva appena consegnato un giornale per Max che era subito corso fuori a leggerlo. Lei attravers il pavimento di marmo sorridendo fra s.
Maledizione! ud improvvisamente Max gridare dal patio.
Si blocc. "E adesso che cos' successo?" si chiese precipitandosi fuori.
Max teneva il giornale col braccio allungato davanti a s e aggrottava minacciosamente la fronte.
Cos' successo?
Maledizione! ripet lui, arrabbiato. Cosa diavolo ha scritto?
Chi? Che cosa?
Amber. Le avevo detto espressamente che volevo un articolo favorevole. Che cosa diavolo  andata a fare laggi? Passami subito il telefono.
Francesca corse in soggiorno. Cazzo! Quella maledetta famiglia!
Era cos di buonumore... Che cosa aveva combinato quella ragazza? Prese il cordless e torn fuori. Max lo afferr e si diresse verso la piscina premendo i tasti con l'indice. Francesca alz gli occhi al cielo. Vedeva gi avvicinarsi la lite e la serata rovinata.
Avrebbe potuto ammazzare Amber col sorriso sulle labbra.
Di che articolo si trattava? Lei raccolse il giornale e lesse il titolo:
"Oro bianco: ridare vita alla sabbia? Dalla nostra corrispondente Amber Sall". Francesca aggrott le sopracciglia. Che cosa c'entrava con tutto quel casino?
No. Amber interruppe Max con tono arrabbiato. Mi avevi chiesto di andare l, dare un'occhiata al posto, parlare del progetto con Tende... ed  esattamente quello che ho fatto.
Ti avevo chiesto di scrivere un articolo in nostro favore sibil Max. Non queste cazzate liberali su una cultura che sta morendo e la fine di un modo di vivere. Che cazzo  questa roba?
Sono una giornalista! url Amber nella cornetta. Non un fottutissimo animale da circo! Se volevi un pezzo favorevole, perch non te lo sei scritto tu? Mi avresti risparmiato due settimane in quel postaccio con quel tipo arrogante... Avresti potuto semplicemente portarmi il tuo dannato articolo da firmare! Sapevi che avrei scritto quello che ho visto. Lo sapevi benissimo!
Amber perse la pazienza. Era alla sua scrivania in redazione. Tim, il direttore, le lanci un'occhiata attraverso la porta a vetri del suo ufficio. "Datti una calmata" mimo con le mani. Amber arross.
Senti, sono al lavoro continu, cercando di riacquistare la
calma. Se vuoi parlare di questo argomento, chiamami a casa.
 ?Adesso non posso discutere. Oltretutto, se ti fossi preso il disturbo di leggere l'articolo fino in fondo, avresti visto che  un pezzo positivo. Considera semplicemente i due aspetti della questione.
Proprio come mi hanno insegnato a fare e sbatt gi il telefono.
Dammi quel maledetto giornale! url Max a Francesca.
Non prendertela con me! ribatt lei porgendoglielo. Non sono stata io a scriverlo. Si alz e si allontan, seccata.
Max scosse la testa, apr il giornale e riprese a leggere.
Mezz'ora pi tardi, riconobbe a denti stretti che Amber aveva ragione. D'accordo, non era proprio il pezzo osannante che lui aveva sperato, ma effettivamente non era niente male. Agli angoli della bocca cominci a delinearsi un sorriso. La sua figliola.
Aveva scritto una storia lunga, obiettiva e anche abbastanza gradevole sul sale, sul deserto, sul futuro di una cultura complessa in un paese che esisteva solo da qualche decennio. Non avrebbe dovuto fare quella scenata. Max era orgoglioso di lei. Riprese in mano il telefono.
Dopo la chiamata di Max, Amber era cos arrabbiata e sconvolta che aveva deciso di chiedere a Tim il pomeriggio libero. Vedendo la sua faccia scura, il capo aveva acconsentito. Aveva percorso City Road e poi aveva proseguito lungo il fiume. Camminare accanto al Tamigi sarebbe stato un ottimo modo per rinfrescare le guance in fiamme.
Arriv a casa che erano quasi le nove. Aveva camminato fino all'Embankment, poi aveva telefonato a Becky e avevano bevuto qualcosa insieme. Becky l'aveva fatta ridere raccontandole della serata d'inaugurazione della mostra della sua nuova artista. Tutto era andato storto fin dall'inizio, ma poi Becky era riuscita a convincere la proprietaria della galleria a darle un'altra opportunit e adesso, a circa un mese di distanza, l'episodio era quasi dimenticato. A quanto pareva Charlie quella sera era stato grande: l'aveva portata a mangiare al ristorante thailandese e prima di tornare a casa avevano fatto un giro in macchina lungo il fiume.
A onor del vero, le aveva detto Becky, non sapeva come avrebbe fatto senza di lui. Amber l'aveva ascoltata, felice che l'amica avesse trovato una persona cos speciale, ma si era sentita anche un po' triste, perch a lei non era capitata la stessa fortuna.
Quella sera Amber era di umore strano. Dopo aver varcato la porta di casa, lanci lontano gli stivali, apr il frigorifero e si vers un bicchiere di vino bianco. Non era da lei bere da sola, ma in quel momento aveva bisogno di qualcosa di pi di un panino al prosciutto davanti al telegiornale della sera. Si port in salotto il bicchiere e una mela e accese la tiv. La segreteria telefonica lampeggiava - c'erano quattro messaggi -, probabilmente era Max ma in quel momento lei non aveva voglia di parlargli o di starlo ad ascoltare. Lo avrebbe chiamato l'indomani. Appoggi i piedi sul divano, bevve un sorso di vino e cerc di rilassarsi. Erano da poco passate le dieci quando squill il telefono. Fece finta di niente. Sarebbe scattata la segreteria. Il mondo esterno poteva aspettare. Almeno per quella sera.
Tende ascolt la voce registrata, chiara e impostata di Amber e lasci un breve messaggio. Sul tavolino accanto al telefono c'era una copia del giornale con l'articolo di lei. Tende lo guard di nuovo, era molto ben scritto: equilibrato, obiettivo eppure anche poetico. La cosa non lo meravigliava. Durante il viaggio a Tghaza era rimasto colpito da quella ragazza. La ricordava poco dalla festa in Spagna, era stata la sorella Paola a rimanergli impressa.
Aveva giudicato Amber piuttosto distaccata e un po' fredda.
Gli riusciva pi facile rispondere all'aperta sensualit della sorella minore, sebbene fosse chiaro, solo a guardarla, che Paola era pericolosa. Una volta nel deserto, per, parlando con Amber, era rimasto stupito dalle pacate intuizioni di lei. Dopo l'episodio del ragno, aveva sentito per caso i suoi uomini parlare di Amber.
Abdoulaye aveva mormorato che poteva capire come una donna cos potesse accendere la mente di un uomo ma non il suo corpo.
Quelle parole gli avevano strappato un sorriso e Tende aveva concordato in silenzio con loro, ma in quel momento non ne era
pi tanto sicuro. Amber non aveva il tipo di bellezza della sorella o delle donne che lo attraevano di solito, ma in lei c'era qualcosa di speciale. Dopo averle parlato, ti ritrovavi a pensare a lei e a desiderare dell'altro. Amber aveva uno di quei volti che cambiano completamente quando sorridono. Dopo due giorni nel deserto Tende aveva provato il desiderio di rivedere quel sorriso ogni volta che parlava con lei. Scosse la testa. Sapeva che era meglio lasciar perdere. Max Sall non era il tipo che stava in disparte per lasciare che qualcuno come Tende corteggiasse sua figlia. L'una o l'altra. Nel suo interesse, avrebbe girato al largo da Amber e Paola Sall. E in quel momento quello che contava era il progetto: farlo partire e decollare. Forse era un bene che Amber non fosse in casa. Non sapeva nemmeno perch l'avesse chiamata. L'articolo l'aveva colpito, proprio come lei. Moltissimo.
Becky aveva guardato Amber con la coda dell'occhio. Perch mai aveva mentito all'amica? Era stata sul punto di raccontarle di Henry. In fondo, non era successo niente tra loro. Una cosa assolutamente innocente. Allora, perch aveva detto una bugia?
A quel punto, per, era troppo tardi per spiegare ad Amber quel che era accaduto. Becky si sarebbe picchiata. Che cosa sarebbe successo se Henry avesse incontrato Amber per caso? A quel pensiero aveva storto le labbra.
Prendi tu il primo taxi aveva detto ad Amber una volta uscite dal bar. Hai avuto una giornataccia. Io aspetter il prossimo.
Sei sicura? le aveva chiesto l'amica con uno sguardo riconoscente.
Sicurissima. Eccolo... prendilo! Ti chiamo domani, okay?
aveva gridato mentre Amber saliva. Le aveva mandato un bacio e aveva seguito con lo sguardo i fari che si perdevano in lontananza, sospirando. Aveva combinato un gran casino per niente.
Dal venerd in cui erano usciti a bere qualcosa, Henry non l'aveva pi chiamata; e perch poi avrebbe dovuto farlo? Probabilmente con quell'invito lui aveva voluto semplicemente assicurarsi che Becky stesse bene. Comunque, avevano passato la serata a parlare di Amber. Dopo che si erano salutati, Becky si era resa conto di avere dato troppa importanza alla cosa: Henry non era interessato a lei. Non che lei fosse coinvolta, beninteso. Un aperitivo, una cena thai e la cosa era finita l. E allora, perch non l'aveva raccontato ad Amber, n a Charlie? Aveva fermato il taxi successivo ed era salita a bordo.
"Grazie a Dio  venerd" pens Amber spegnendo la sveglia il mattino dopo. Rimase a letto qualche minuto ascoltando il gorgoglio familiare delle tubature dell'acqua calda, poi guard fuori.
Stava piovendo. "Un classico" si disse. Dopo una settimana di sole il weekend non prometteva niente di buono. Scost le coperte e si alz. Avviandosi verso la doccia premette il tasto "Ascolto" della segreteria telefonica. I primi due messaggi erano di Max.
Si stava lavando i denti quando, attraverso il rumore dell'acqua corrente, all'improvviso ud la voce di Tende. Amber interruppe l'operazione a met. ...va be'... magari ci vediamo a Londra uno di questi giorni. Ah, sono Tende Ndiaye. Per scavalcare il letto e arrivare in tempo in corridoio lei rischi di rompersi l'osso del collo. La sua segreteria cancellava automaticamente i messaggi ascoltati. Raggiunse l'apparecchio con un balzo e schiacci il pulsante per riavvolgere il nastro, col cuore che le martellava nel petto. Ciao, Amber Sall, ho appena letto il tuo articolo.
L'ho trovato molto bello, di grande effetto. Mi  piaciuto. Va be'... magari ci vediamo a Londra uno di questi giorni. Ah, sono Tende Ndiaye. Amber riavvolse un'altra volta il nastro. Ciao, Amber Sall... Rimase dieci minuti attonita a fissare la segreteria, come annientata. Tende aveva chiamato. E adesso?


Quinta parte
62
Il Cairo, Egitto, 1991
L'idea di andare in Egitto era stata di Alasdair. Una vacanza invernale, qualche giorno al sole. Le aveva fatto una sorpresa una sera dopo una giornata particolarmente impegnativa in chirurgia. Si era perfino consultato con l'ufficio del personale per sapere quando Madeleine sarebbe stata di riposo. Aveva organizzato tutto... due giorni al Cairo, tre in crociera lungo il Nilo, che si sarebbe conclusa a Luxor, e poi un weekend al resort sulla spiaggia di Sharm-el-Sheikh. Avevano studiato insieme la guida turistica. Madeleine era eccitatissima. Era riuscita a non pensare ai suoi genitori, al lavoro, agli interventi che l'aspettavano.
Non aveva detto a nessuno di quel viaggio, neppure ad Amber o a Becky, e dal momento che le capitava spesso di essere di turno per sei giorni di seguito, nessuno si sarebbe stupito non vedendola.
E quando avesse fatto ritorno tutta abbronzata, be', avrebbe pensato allora a inventarsi qualcosa.
Partirono da Gatwick in una tipica giornata cupa di novembre.
Il cielo era plumbeo e uggioso e mentre l'aereo si sollevava fendendo le nuvole, sull'aeroporto cadeva una pioggerella sottile.
Prese la mano di Alasdair tra le sue, notando di nuovo le macchie marroncine sul dorso. Lui aveva cinquantadue anni, venticinque pi di lei. In quel momento aveva gli occhi chiusi e russava leggermente.
Madeleine si allung e gli rimbocc la coperta, con un gesto da moglie che la fece sorridere. Cerc la borsa sotto il
sedile e ne estrasse un manuale. Alasdair Laing era all'apice della carriera, mentre quella di Madeleine era solo agli inizi. Aveva ancora un sacco di cose da fare.
L'arrivo al Cairo fu caotico. Subito dopo essere scesi dall'aereo, furono investiti dal secco caldo invernale, e Madeleine rimase affascinata.
Quel posto era cos diverso da tutti gli altri che aveva visitato. Il calore, la polvere, il rumore e un'infinit di persone che si muoveva intorno a lei. Cercarono un taxi mentre centinaia di giovani circondavano i nuovi arrivati, offrendosi di fare da guide, da autisti, da intermediari o da tuttofare, magari anche da fidanzati... Sfoderando il suo sorriso pi gentile, Madeleine scosse la testa - No, no... sono con mio marito - e segu Alasdair sul sedile posteriore della piccola auto. Il tassista, un simpatico giovanotto di nome Mohammed, continu a chiacchierare per tutto il tragitto fino all'hotel in un miscuglio di inglese, francese e arabo assolutamente incomprensibile per Madeleine. Lei si gir a guardare la citt che correva veloce dal finestrino. Il Cairo.
Era come l'aeroporto, solo molto pi grande. Gli autobus facevano a gara con le macchine, che a loro volta minacciavano i motorini; nessuno aveva piet dei ciclisti, che infatti si ammassavano pericolosamente ai bordi delle strade. In tutto quel caos, folle di pedoni riuscivano in qualche modo a farsi largo. Madeleine rest col naso incollato al finestrino, incantata dalle immagini e dai rumori della citt. Alasdair intanto faceva del suo meglio per non lasciar cadere la conversazione con Mohammed. Gli disse che era gi stato al Cairo una volta, quando era studente.
Ah, e adesso ha portato sua figlia? chiese candidamente l'uomo.
Alasdair annu brevemente mentre Madeleine gli cercava la mano per dargli una strizzatina d'intesa.
In albergo faceva fresco, e l'aria era secca a causa del condizionatore.
La stanza era ampia e comoda, con un copriletto con delle rose stampate e le tende con motivi floreali.
Non ha l'aria molto egiziana esclam Madeleine entrando in bagno. Dopo quel viaggio polveroso, si sentiva accaldata e appiccicosa. Il commento di Alasdair fu coperto dallo scroscio della doccia. L'acqua tiepida le diede una sensazione magnifica.
Si lav i capelli, godendosi il vigore del getto che la rimetteva in sesto rinfrescandole il corpo. Rimase sotto la doccia per quasi mezz'ora e quando usc tamponandosi vigorosamente i capelli con l'asciugamano, trov Alasdair addormentato. Gli si sedette accanto e lo rimprover di dormire troppo, finch, liberatasi dall'asciugamano, guard felice la mano di lui cercare meccanicamente il suo seno. Poi lui la tir a s incurante delle sue proteste per via dei capelli bagnati e le copr il viso di baci. Madeleine si stese sul letto e chiuse gli occhi mentre lui le apriva le ginocchia e faceva sapientemente risalire la mano lungo l'interno delle cosce. Otto giorni meravigliosi, fantastici. Si sarebbero rifatti di tutti quelli rubati quando erano a casa.
I due giorni seguenti furono splendidi. Madeleine si era ormai abituata a non condividere le sue esperienze con i genitori - raramente diceva a Maja quando o dove andasse , ma questa volta sarebbe stato pi difficile. Mentre girava per il suk con Alasdair, lei pensava a suo padre. Come gli sarebbe piaciuto vedere quei posti! E i regali che avrebbe portato a casa... costava tutto talmente poco. Prese fra le dita una collanina in filigrana d'argento con il bracciale abbinato che avrebbero fatto impazzire Maja. Sarebbe mai riuscita a spiegarglielo? Scoprire insieme Il Cairo: le ampie strade caotiche, i vicoletti interni seminascosti, il mercato con le sue piramidi di spezie sconosciute dai colori cos accesi e le montagne di frutta e verdura esotica, il chiassoso suk con i tappeti e gli oggetti d'artigianato, i monumenti in rovina, gli edifici coloniali parzialmente conservati e i nuovi quartieri popolari di Nasser gi quasi fatiscenti...
vedere queste cose con Alasdair e ascoltare le spiegazioni di lui mentre attraversavano la citt era davvero qualcosa di speciale.
Al crepuscolo del secondo giorno lasciarono Il Cairo e salparono alla volta di Luxor circondati da un paesaggio in cui si fondevano le molte tenui sfumature della sabbia, dal rosa chiaro al rosso. Attraversarono i campi con le palme da dattero e le canne
da zucchero che ondeggiavano al vento al calar della sera. Madeleine rimase in coperta con il capo appoggiato alla guancia di Alasdair che le cingeva la vita. Lungo tutto il ponte vennero accesi dei bracieri di carbone il cui profumo, mischiato agli altri - limone, cuscus, carne - indic loro che da qualche parte si stava preparando la cena. Madeleine si strinse ad Alasdair e guard la riva sparire lentamente mentre la notte calava e loro entravano nel cuore del Nilo.
Fu la sera del loro terzo e ultimo giorno di crociera che Alasdair inizi a sentirsi poco bene. Nel pomeriggio la nave aveva attraccato e loro erano scesi a terra, in un piccolo albergo ai piedi della Montagna Bianca, quella scolpita dal vento. L'alloggio era un piccolo e semplice bungalow fatto di foglie di palma, pietra e argilla: sei camere perfettamente mimetizzate nel paesaggio color sabbia. A cena - una meravigliosa combinazione di agnello, riso e albicocche - Alasdair non aveva mangiato molto. Aveva ordinato un brandy, tanto per avere qualcosa da sorseggiare mentre stavano seduti accanto al fuoco di carbone. Con loro c'erano altre tre coppie e una famiglia di quattro persone; Madeleine ricordava di aver sentito le proteste dei bambini mentre la madre cercava di mandarli a letto. Alasdair era pallido e aveva un aspetto stanco ma aveva continuato a ripeterle che stava bene: non era nulla, solo un po' di stanchezza, la giornata era stata faticosa.
Quando rientrarono in camera, Madeleine lo osserv preoccupata spogliarsi e mettersi a letto mentre, nonostante l'aria fresca della notte, piccole goccioline di sudore cominciavano a imperlargli la fronte e il labbro superiore.
Una bella dormita, e domattina sar vispo come un gallo le disse con un sorriso togliendosi gli occhiali e tirandosi le lenzuola fino al mento. Aveva i brividi, le disse. Magari era qualche linea di febbre, niente di preoccupante. Madeleine rimase al suo fianco finch non si fu addormentato. Verso mezzanotte, lei and alla porta finestra e usc all'esterno. Fu avvolta dai suoni della natura, il vento che soffiava leggero fra le dune, il fruscio delle foglie e il cigolio delle enormi palme che oscillavano
avanti e indietro. Quell'aria fresca la fece rabbrividire. Si augur che l'indomani Alasdair stesse meglio.
Invece non fu cos. Lui si svegli prima di lei e quando Madeleine apr gli occhi lo vide seduto, che si teneva la pancia in preda a forti dolori. Era pallido e aveva gli occhi cerchiati, come se
avesse dormito male.
Che cos'hai? gli chiese lei, mettendosi a sedere allarmata.
Niente... solo un dolorino in questo punto rispose indicando lo sterno con una smorfia.
Madeleine lo fiss preoccupata. Gli tast l'addome. Era un po' teso. Forse poteva trattarsi di uno strappo muscolare. Vuoi che vada a chiedere qualche farmaco? disse domandandosi che medicine potessero tenere in un albergo cos piccolo. Che cosa avrebbe potuto assumere? Forse dell'aspirina.
No, no, non c' da preoccuparsi. Per l'ora di pranzo star bene.
Ma l'ora di pranzo pass e Alasdair giaceva ancora a letto, facendo continue smorfie di dolore e rifiutando qualsiasi cosa da
bere o mangiare. La nave sarebbe ripartita di l a un'ora. Madeleine and alla reception e chiese se era possibile chiamare un medico. Il giovanotto al banco si mostr preoccupato: il medico dell'albergo era stato chiamato per un'emergenza in un altro hotel a cinque o sei ore di automobile. Poteva magari esserle utile lui?  Di che cosa aveva bisogno? Qualche aspirina poteva servire?
gliene diede un flacone e Madeleine torn in camera. Alasdair non era in condizioni di risalire a bordo, decisero quindi di rimanere in albergo per altri due giorni e di riprendere la nave al suo ritorno. Luxor poteva aspettare, insistette Madeleine, era molto pi importante che lui si rimettesse. Alasdair, troppo debole per protestare, scivol di nuovo nel sonno mentre lei accendeva il ventilatore sul soffitto e cambiava l'acqua della brocca.
Quella notte, nessuno dei due riusc a dormire. Lui aveva la febbre, come testimoniavano le lenzuola fradicie e i violenti attacchi
dI brividi che gli scuotevano il corpo. Il mattino seguente era sudato freddo al tatto e riusciva a stento a sorseggiare dell'acqua. Fu allora che Madeleine si fece prendere dal panico. Corse di nuovo
alla reception. Dov'era l'ospedale pi vicino? Il ragazzo tir fuori una vecchia cartina logora da sotto il banco: a Siwa, a circa cinque ore di automobile da l. Madeleine gli porse subito la carta di credito di Alasdair. La prego, ci trovi una macchina con autista.
L'altro annu, accorgendosi di quanto lei fosse spaventata.
A parte qualche goccio d'acqua, erano due giorni che Alasdair non mangiava e non beveva. Rimase sdraiato sulle lenzuola umide mentre Madeleine organizzava tutto con la massima urgenza. I bagagli furono pronti in pochi minuti. L'autista era stato rintracciato e li avrebbe accompagnati il pi in fretta possibile in ospedale.
Durante il tragitto Alasdair non disse quasi nulla, era in uno stato di dormiveglia e non cessava di tremare, nonostante il gran caldo di met mattina. Quando arrivarono nella cittadina di Siwa erano da poco passate le tre. Un contadino diede all'autista le indicazioni per raggiungere l'ospedale. In realt sembrava pi una clinica, pens Madeleine quando si fermarono davanti all'edificio con i muri di recinzione in fango. Era piccolo anche se, not lei con un certo sollievo, sembrava pulito. L'infermiera che accolse Alasdair non parlava inglese ma con l'aiuto dell'autista riuscirono a scoprire che s, l'apparecchiatura per i raggi c'era. La figlia era un medico? Sarebbe stata in grado di leggere le radiografie?
Madeleine annu furiosamente. L'infermiera si mostr alquanto perplessa ma, aiutata dall'autista, inizi a spingere Alasdair per il corridoio. Sarebbero tornati di l a poco con le lastre. Madeleine trascorse l'ora pi lunga della sua vita passeggiando su e gi per l'afosa sala d'attesa sotto lo sguardo curioso di una mezza dozzina di pazienti del posto con i loro parenti.
Finalmente dal corridoio arriv di corsa un medico che stringeva un fascio di lastre.
Lei  medico? chiese a Madeleine, sollevando le pellicole bluastre verso la luce.
Madeleine annu, guardandole col cuore in gola. Era appendicite.
Perforata.
Dev'essere operato immediatamente! esclam Madeleine rivolta al dottore.
Signora, purtroppo qui non abbiamo le attrezzature per questo tipo di intervento. Dovete andare al Cairo.
Ci si arriva in macchina? chiese lei non sapendo a che distanza si trovassero.
No, bisogna prendere un aereo. Arriverete al Cairo in un'ora, forse due. Non di pi. Venga, le spiego come fare. Madeleine lo segu fino alla porta della clinica. Il dottore le disse che c'era una piccola pista privata per i proprietari delle piantagioni.
L avrebbe trovato un pilota. Le sarebbe venuto a costare parecchio
- Madeleine annu impaziente, s, certo -, ma era l'unica possibilit. In auto, prosegu il dottore, ci avrebbero messo quasi otto ore e come lei ben sapeva, il paziente non sarebbe resistito cos a lungo. Era molto probabile che la setticemia fosse gi in corso. Madeleine ringrazi il medico con gli occhi bagnati di lacrime di paura. Torn di corsa alla sedia a rotelle su cui avevano fatto sedere Alasdair, che appariva sempre pi debole e stremato.
Dice che dobbiamo portarti all'ospedale del Cairo gli comunic col cuore che le si stringeva in petto. Alasdair si limit a fare un cenno col capo. Da come teneva la testa, le apparve chiaro che le forze lo stavano rapidamente abbandonando. Teneva gli occhi chiusi e sembrava facesse fatica a respirare. Madeleine si chin verso di lui mettendogli una mano sul ginocchio. Vado a recuperare un pilota, non ti preoccupare... arriveremo al Cairo in un baleno. L'uomo annu faticosamente senza dire una parola.
Madeleine gli sfil il portafoglio dalla tasca della giacca e lasci Alasdair con l'infermiera. Poi, scortata dall'autista, part alla volta del piccolo campo d'aviazione. In mezz'ora aveva sbrigato le pratiche necessarie e furono di ritorno. Con l'aiuto del medico e dell'infermiera, Alasdair fu caricato a bordo del piccolo velivolo e, poco prima che il portellone venisse chiuso, il medico affid a Madeleine le radiografie.
Lo porti all'Al-Faisal General Hospital le disse. Far in modo che ad attendervi al Cairo ci sia un'ambulanza per accompagnarvi.
Madeleine annu, troppo terrorizzata per parlare.
Durante il volo la respirazione di Alasdair cambi, divenne
corta e difficoltosa. Lei gli teneva la mano, parlandogli con quanta pi calma possibile, ignorando i continui sguardi preoccupati del pilota. Il viaggio fu breve e, come aveva promesso il medico, un'ambulanza era effettivamente gi l ad attenderli all'arrivo.
Non appena il piccolo aereo si ferm sulla pista, due infermieri si diedero da fare per tirare fuori una barella. Sal anche lei sull'ambulanza con Alasdair e per la prima volta si concesse di pensare che tutto sommato le cose si stavano mettendo meglio.
L'ambulanza era nuova e l'quipe molto efficiente. L'infermiere che le stava accanto le spieg che lo stavano portando in uno dei migliori ospedali di tutto l'Egitto. Suo padre sarebbe stato in buone mani, disse. Non parl della prognosi, disse semplicemente che era in buone mani. Queste parole le sarebbero tornate in mente pi tardi.
Alasdair venne spinto all'interno dell'ospedale in tutta fretta su una barella. Madeleine, al suo fianco, aveva ancora in mano le lastre. Aveva lasciato i bagagli sull'ambulanza, ma nessuno sembr preoccuparsene. La cosa pi urgente in quel momento era prendersi cura dell'uomo, che presentava difficolt respiratorie.
Ad aspettarli c'erano gi due medici in camice bianco. Uno prese Madeleine per un braccio e le fece qualche domanda mentre lei fissava disperatamente la sagoma di Alasdair che si allontanava.
Poi, in fondo al corridoio, si aprirono due doppie porte e lei non lo vide pi. Si volt verso il medico senza quasi riuscire ad articolare le parole. Gli porse le radiografie e osserv l'uomo mentre le sfilava dalla busta, troppo spaventata per chiedergli che cosa sarebbe successo. L'uomo sollev le lastre verso la luce, analizzandole con professionale rapidit.
S, bisogna operare immediatamente.  un'appendicite. Per favore, aspetti qui. E se ne and anche lui.
Madeleine si avvicin barcollando alla fila di sedie lungo la parete. Deglut. In un angolo della stanza c'era un telefono pubblico.
Lo raggiunse, infil tutte le monete che riusc a trovare e compose il numero di Amber. Aveva un disperato bisogno di parlare con qualcuno. Mentre il telefono squillava, guard l'orologio: erano le cinque al Cairo, le quattro a Londra. Probabilmente Amber era ancora in ufficio. Lasci cadere la cornetta e si accasci su una sedia.
Alasdair mor quella stessa sera, sotto i ferri. Glielo venne a dire un'infermiera, scuotendola con garbo per svegliarla. Madeleine la fiss. Avrebbe voluto dire qualcosa ma non riusc. L'infermiera la guard con dolcezza e poi spar. Lei invece rimase l in piedi, con i pugni stretti lungo il corpo, facendo respiri rapidi e profondi come se non riuscisse a prendere abbastanza aria o ad assimilare ci che le avevano appena comunicato.
Qualche tempo dopo fu il primo segretario dell'Ambasciata britannica a spiegarle che, nel caso di Alasdair, l'appendice anzich ingrossarsi fino alla lacerazione provocando forti dolori addominali localizzati, si era subito lacerata causando quasi immediatamente un'infezione. Lui si era andato lentamente spegnendo negli ultimi giorni. Il suo sangue era stato avvelenato praticamente da subito. Nessuno avrebbe potuto fare qualcosa, questo almeno era stato quanto avevano riferito dall'ospedale. Il segretario naturalmente non sapeva che Madeleine era un medico.
Avete figli, signora Laing?
Madeleine lo guard mentre altre lacrime le salivano agli occhi.
Fece un profondo respiro. Non sono la moglie.
Ah.
Non sembr esserci molto altro da dire.
Amber si affacci alla porta. Madeleine era sdraiata sul letto nella stessa posizione in cui l'aveva lasciata il mattino. Non dormiva.
Ciao mormor entrando nella stanza buia. Madeleine sbatt le palpebre e sorrise debolmente. Come ti senti? le chiese Amber sedendosi sul bordo del letto.
Madeleine annu lentamente. Sto bene.
Amber le prese una mano. Hai mangiato qualcosa?
No, non avevo fame. Sono a posto cos.
Amber si morse un labbro, si vedeva che non stava bene. Vuoi che ti prepari qualcosa? Un po' di minestra?
No, davvero. Sto bene.
Maddy, non hai mangiato niente in tutto il giorno. Su, prendiamo qualcosa insieme. Devo preparare per me. Madeleine scosse debolmente la testa. Gli occhi le si riempirono subito di lacrime. Amber le prese la mano senza sapere cosa dire. Madeleine era andata a stare da lei subito dopo l'accaduto - quasi tre mesi prima - e anzich migliorare, sembrava andare sempre peggio.
Le diede qualche colpetto sulla mano e si alz. Adesso, che ti piaccia o no, ti porto qualcosa da mangiare le disse con dolcezza.
Stai scomparendo, Madeleine. Tra un po' non ci sar pi niente... la voce le svan in gola. Forse non era la cosa giusta da dire. Guard Madeleine chiudere gli occhi mentre calde lacrime le scorrevano sulle guance. Si alz e and in cucina.
Mise sul fuoco una zuppa in scatola e affett un po' di pane.
Madeleine aveva bisogno di un aiuto professionale. Non quello che le potevano dare lei, Becky o perfino i suoi genitori. Amber per non sapeva a chi rivolgersi.
Rimasta sola, Madeleine lott con se stessa. Non ce la faceva.
Non voleva piangere o starsene l sdraiata tutto il giorno a letto, e soprattutto non voleva essere un peso per chi le stava accanto.
Ma non riusciva a reagire. C'erano dei giorni in cui si svegliava il mattino convinta che non sarebbe riuscita a sopravvivere le dodici o tredici ore che la separavano dal momento di tornare a dormire. Alcune volte non aveva nemmeno la percezione del trascorrere del tempo. Certi giorni aveva la sensazione di non fare altro che dormire. Erano trascorsi tre mesi e tutti dicevano che col tempo sarebbe andata meglio. Nessuno poteva capire. Gir la testa verso la parete. Era grigia. Anche gli occhi di Alasdair erano grigi. Lo erano stati. Ricominci a piangere.
Maddy? Amber la scosse dolcemente. Su un vassoio c'erano un piatto di minestra e un panino imburrato. Coraggio, mangia qualcosa. Ti prego, Madeleine. Per favore.

63
Prima di sgusciare fuori dal letto, Becky aspett di sentire il portone sbattere alle spalle di Charlie e il rumore dei passi di lui che si allontanava. Si meravigli di se stessa: non aveva mai pensato di essere particolarmente abile come bugiarda, ma in quel periodo...
bastava guardarla all'opera. La sera prima aveva telefonato a Morag per dirle che non si sentiva bene e sarebbe rimasta a casa un paio di giorni; niente di grave, solo un'influenza. Comunque alla galleria c'era calma, erano in un periodo fra due mostre.
Si infil la vestaglia e and in bagno. Aveva un'ora per prepararsi prima dell'arrivo di Henry. Un lungo bagno, un quarto d'ora per sistemarsi i capelli e il trucco, e poi sarebbero partiti. Li aspettava un'intera giornata in un albergo di campagna nel Berkshire.
Era stata una scoperta di Henry, Dio solo sapeva come aveva fatto.
Becky non stava pi nella pelle dall'eccitazione. Apr il rubinetto e si sedette sul bordo della vasca a guardare la schiuma. Aveva una storia. Mormor le parole fra s ancora mezzo incredula. Lei, Becky Aldridge, prossima a diventare Becky Mason, aveva una noria! E non lo poteva raccontare a nessuno. Amber era ovviamente fuori discussione. Specialmente adesso, dopo quello che era successo alla povera Madeleine. Poteva forse dirlo a sua madre? Assolutamente no. I suoi genitori adoravano Charlie; oltretutto, non si sarebbero mai immaginati che Becky potesse comportarsi in quel modo. Pens a Madeleine e al modo terribile in
cui era finita la sua relazione. Era proprio cos, riflett, la felicit andava presa come e quando si poteva. "Non si sa mai quello che pu succedere" si disse e scivol nella vasca.
Un'ora dopo, puntualissimo, Henry suon il campanello. Becky si diede un'ultima occhiata allo specchio in camera e corse gi.
Qualche minuto pi tardi correvano sulla South Circular in direzione della M25. Henry tolse la mano dal cambio e le diede una strizzatina alla coscia. Becky si appoggi al sedile, cercando di dominare lo sfarfallio e la tensione che le attanagliavano lo stomaco. Con Henry era sempre cos, anche dopo sei mesi di incontri e di sesso clandestini. Non riusciva a spiegarlo nemmeno a se stessa: avere una relazione era una cosa talmente lontana dal suo modo di essere, perlomeno fino a quando non aveva iniziato a frequentare Henry. La prima volta che si erano dati appuntamento, lei era rimasta sbalordita dal proprio comportamento.
Si era allacciata il vestito con calma, si era infilata il cappotto, era arrivata alla stazione della metropolitana ed era rientrata un'ora dopo, tutta sorridente. A Charlie non aveva dovuto spiegare nulla, un po' perch lui era molto preso dal lavoro e un po' perch comunque anche Becky spesso tornava tardi dalla galleria; aveva un sacco di amici che lui neanche conosceva e di cui non gli importava granch. Ogni cosa le pareva cos semplice, e l'idea di lasciare Charlie non l'aveva mai neppure sfiorata. Tutto nella vita di Becky continuava come sempre: il mattino si alzava, faceva colazione, dava a Charlie un bacio per augurargli buona giornata, poi si recava al lavoro in metr. Passava la giornata alla galleria e la sera prendeva un aperitivo con gli amici o incontrava qualche nuovo artista. Una o due volte la settimana, per, s'incontrava con Henry per fare quel genere di sesso di cui lei aveva solo letto sui libri o che aveva visto qualche volta in tiv: intenso, selvaggio, anche violento... Poi si rivestiva e lo lasciava sdraiato con la faccia nascosta nel groviglio di lenzuola e indumenti che avevano creato qualche minuto prima.
Becky non riusciva a spiegarselo e non aveva nemmeno mai
provato a farlo. Continuava ad andare a letto con Charlie e le piaceva pure. Era come se Becky avesse scoperto una parte di s che non conosceva. Nella vita di tutti i giorni lei continuava a essere la Becky Aldridge sensibile e carina che era sempre stata, ma in certi momenti si trasformava in una donna sensuale che non si tirava indietro di fronte a nulla. In realt, Becky non era sicura di voler arrivare con Charlie alle vette - o erano piuttosto abissi? - d'intimit che raggiungeva con Henry. Con lui lei si apriva totalmente e scopriva fantasie di cui fino allora aveva ignorato l'esistenza. In Henry c'era tuttavia un confine, sottile e pericoloso, che lei non aveva mai oltrepassato. Era una sorta di disperazione, che a volte le faceva paura ma al tempo stesso la intrigava. Henry era diverso da come lei lo pensava, da come lui voleva apparire. Becky si domandava spesso se Amber se ne fosse accorta e se fosse quella la ragione per la quale si era allontanata da lui. Ma non avrebbe mai potuto chiederglielo. Amber non sapeva niente della sua storia con Henry e Becky voleva che continuasse cos. Henry era una cosa sua, una faccenda privata, che non riguardava nessun altro. Questo pensiero la aiutava ogniqualvolta pensava a Charlie. Qualunque cosa fosse successa tra lei ed Henry, erano solo affari loro. Aveva una tale fiducia nelle proprie capacit di tenere separate le due met della propria vita, che non si prendeva nemmeno la briga di togliersi l'anello quando stava con Henry. Certe volte lui ci giocherellava, soprappensiero, nelle pause dopo il sesso. Non aveva mai fatto commenti e lei nemmeno.

64
Percorse il lungo corridoio bianco leggendo i nomi sulle porte che si susseguivano a destra e a sinistra. Borowski, Hammond, professor Greaves... Harrigan. Eccolo. Si ferm e buss una, due volte. Si augur di fare la cosa giusta.
Avanti disse una voce dal di dentro. Lei apr la porta.
Dottor Harrigan? Sono Amber Sall, ci siamo sentiti al telefono.
Il sorriso sul volto di lui la rincuor, si ricordava.
Ah, s, la signorina Sall. Venga, venga. Scusi il disordine, stavo leggendo. Si accomodi, le faccio posto. Tolse una pila di carte dalla sedia di fronte alla scrivania. In cosa posso esserle utile?
Si tratta di Madeleine Szabo disse Amber senza preamboli.
 una delle sue praticanti, nell'equipe di chirurgia. Il dottor Harrigan annu lentamente. Non so se lei  al corrente di ci che  accaduto e nemmeno se sia giusto che io sia qui a parlarne ma...
Sappiamo tutto, signorina Sall rispose Harrigan con calma.
Una tragedia terribile. Alasdair in questo dipartimento aveva molti amici, non solo colleghi. Credo di essere stato uno dei pochi a conoscere la situazione. Come sta Madeleine?
Non bene. Non so cosa fare e nemmeno come aiutarla. Per questo ho pensato di venire da lei anzich cercare di rintracciare il suo medico generico. Non  solo perch non si riprende e non riesce a superare il trauma, secondo me la situazione  ancora pi grave. Continua a ripetere che  tutta colpa sua, che avrebbe dovuto capirlo prima. Parlarne con me non le  di nessun aiuto. Mi chiedevo...
Se posso dirle qualcosa io? Certo. Vive da sola?
Amber scosse il capo. No,  venuta a stare da me appena  successo. Ma non  riuscita ad andare al funerale e praticamente non ne parla con nessuno... Credo che questo complichi ancora di pi la situazione.
Capisco. E quando potrei fare un salto?
In qualunque momento, quando  libero. So che  molto impegnato.
Alasdair Laing era un mio amico. Se posso fare qualcosa per aiutare la sua... si interruppe. Amava Madeleine. Chiunque lo avrebbe capito. Mi dispiace molto per quello che  successo. Passer questa sera stessa. Verso le sette?
Amber annu con gratitudine mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
Non mi ringrazi. Alasdair era un mio amico. Sento molto la sua mancanza. Tutti noi la sentiamo.
Madeleine sent il campanello. Stava sonnecchiando da un paio d'ore. Di notte faceva fatica a dormire e rimaneva quasi sempre sveglia fino alle prime ore del mattino, ad ascoltare i rumori notturni della casa e i fruscii dell'albero che c'era davanti alla finestra della camera.
La notte precedente era stata particolarmente agitata. Appena riusciva ad appisolarsi, vedeva Alasdair e si svegliava di soprassalto.
Era stato solo un sogno, uno stupido, terribile incubo...
Poi, una volta sveglia, si rendeva conto di dove si trovava e scoppiava in lacrime.
Il campanello suon di nuovo. Amber non era ancora rientrata.
Madeleine sgusci fuori dal letto, trov una vestaglia e si avvi scalza per il corridoio. Dietro la porta a vetri smerigliati intravide una sagoma, un uomo basso e piuttosto robusto. Si schiar la gola. Chi ? chiese allacciandosi la cintura.
Sono Harrigan. Madeleine?
La ragazza rimase impietrita. Harrigan? Quello dell'ospedale?
Madeleine? le ripet lui in tono dolce. Ero da queste parti...
posso entrare?
Prima di aprire, lei si guard i piedi scalzi.
L'uomo la condusse con delicatezza in salotto, si tolse il cappotto e, senza dire una parola, spar in cucina per preparare un t. Non sembrava provare alcun imbarazzo di tipo professionale o personale, Harrigan sapeva esattamente che cosa fare. Le port il t, prese una sedia in modo che fossero vicini, ma senza alcun contatto, e aspett che lei cominciasse a parlare. Quando Madeleine ebbe finito e lui vide che si era tranquillizzata, estrasse un fascio di documenti dalla tasca del cappotto e lo apr, sparpagliando i fogli sul tavolino.
Se ne vada, Madeleine. Lasci il paese per un po'. Lei alz lo sguardo. Vorrei che desse un'occhiata a questi. Ora come ora, ha la sensazione di non poter esercitare mai pi. La capisco. Le passer. Comunque, esistono molti modi di fare il medico.
Non ce la faccio. Ho chiuso disse Madeleine senza alzare gli occhi dalla tazza. Avrei dovuto sapere di che cosa si trattava...
avrei dovuto capirlo... fare qualcosa.
Harrigan annu. Aveva perso la fiducia in se stessa. Non pu nemmeno immaginare a quanti di noi sia successo le disse in tono pacato. Ma lei  un bravo medico, Madeleine. Superer questo momento. Nel frattempo, voglio che rifletta su questo progetto, che si occupi di altro per un po'. Non c' bisogno che decida subito, mi prometta solo di pensarci. Madeleine annu lentamente. L'uomo non aggiunse altro. Non parl di Alasdair, non disse quanto tutti loro ne sentissero la mancanza, quanto fossero dispiaciuti... nessuna delle solite frasi di circostanza. La lasci con qualcosa di ben pi utile: una domanda. Su se stessa.
Non appena Amber apr la porta, cap che qualcosa era cambiato.
Dal salotto provenivano le note della musica dei Madredeus, un gruppo portoghese che Alasdair aveva fatto conoscere a Madeleine e che lei, a sua volta, aveva fatto ascoltare a tutti gli altri.
Sbirciando dalla porta Amber vide l'amica seduta sul divano, circondata da fogli, appunti, l'elenco telefonico; sembrava impegnata.
Quando Amber entr, Madeleine alz lo sguardo. Ciao disse piano.
Amber fece un cenno. Si direbbe cbe tu sia occupata.
S. Madeleine si lasci scappare un sospiro. Stamattina  passato il dottor Harrigan. Immagino che l'abbia mandato qui tu. Amber annu cautamente. Mi ha dato questi continu porgendo all'amica un paio di fogli.
Amber lesse rapidamente la prima pagina. "Il Comitato internazionale per l'emigrazione si occupa di questioni sanitarie legate al suddetto fenomeno nei paesi di origine, transito e accoglienza.
I servizi sanitari del comitato operano in accordo con il governo e gli altri enti per rispondere alle esigenze sanitarie individuali e collettive degli emigranti." Rivolse a Madeleine un'occhiata interrogativa.
Leggi l'altra pagina rispose Madeleine.
Amber prosegu. "Disturbi psicologici di carattere postraumatico in Serbia. Categoria: servizi sanitari per l'emigrazione. Sintesi: obiettivo del progetto  l'offerta di un servizio temporaneo di assistenza ai bisogni psicosociali che stanno emergendo presso le popolazioni in relazione al recente conflitto." Si interruppe.
Te ne vai disse.
Devo farlo, Amber. Se rimango qui finir con l'impazzire.
Qualunque cosa mi ricorda lui. Non posso nemmeno varcare la porta dell'ospedale. Ho perso fiducia in me stessa. Non so se porr esercitare ancora.
Te l'ha suggerito il dottor Harrigan? chiese Amber sedendosi accanto all'amica sul divano.
Madeleine fece segno di s. Ha detto che mi far bene non pensare a me stessa per un po', aiutare gli altri. Poi abbass lo sguardo. Non ho idea se funzioner, ma so che non posso restare qui. Sono stata al telefono tutto il giorno. Ho un colloquio a
Vienna marted prossimo. Amber sbatt le palpebre, cos presto?
A quanto pare stanno cercando una persona per una delle missioni speciali a Belgrado. Hanno bisogno di qualcuno che abbia esperienza nel campo della medicina e che parli inglese, francese e russo. Non penso che in giro ce ne siano molti aggiunse Madeleine con una breve risata. Era la prima volta che Amber la vedeva sorridere di nuovo. Si tratta prevalentemente di questioni amministrative, di aiutare a formare i gruppi per interagire con quelle che loro definiscono "le persone dislocate internamente". Il linguaggio tecnico si impara abbastanza in fretta.  un contratto di dodici mesi e pagano bene. Spero di ottenere il posto.
Amber non disse nulla. Non le sembrava la soluzione migliore.
Gi la vita era stata molto dura con Madeleine, e adesso le si prospettava quella nuova prova: un contratto di un anno in uno dei luoghi pi pericolosi del mondo non sembrava esattamente una opportunit da non lasciarsi scappare. In ogni caso, riflett Amber, quell'eventualit aveva fatto scattare qualcosa in Madeleine, aveva acceso una luce... e lei non poteva che esserne felice.

65
Avevi detto che non avresti pianto disse Becky asciugandosi a sua volta le lacrime.
Amber si soffi il naso. Ho detto che avrei cercato di non piangere rispose attraverso il fazzoletto. Le due amiche si guardarono. Erano le due e venti di una domenica pomeriggio.
Madeleine era appena sparita nella sala partenze del Terminal 2 di Heathrow dopo averle salutate fino all'ultimo con la mano, e loro erano rimaste l a fissarsi a disagio chiedendosi che cosa fare.
Sono contenta che i suoi non siano venuti esclam Becky dopo un attimo.
Amber annu. Sarebbe stato un inferno. Li ha salutati stamattina e sua madre ha avuto un attacco isterico.
Becky aggrott un sopracciglio. Faccio fatica a immaginarmi la madre di Madeleine che versa una lacrima, figuriamoci in preda a un attacco isterico disse. Non ho mai conosciuto una persona cos... fredda, mi capisci?  sempre tesa.
Be', lo saresti anche tu se avessi passato quello che ha passato lei.
Immagino di s. Sai, Maddy mi mancher davvero constat Becky mentre si avviavano al parcheggio.
Amber la prese sottobraccio. Anche a me. Allora, cosa vogliamo fare adesso che siamo rimaste noi due sole? Che ne dici di un cinema? Ho bisogno di qualcosa che mi tiri su il morale.
Mi sa che non posso. Alle cinque devo vedere Henry rispose Becky.
Henry? Amber aggrott le sopracciglia. Becky ammicc.
Quale Henry?
Oh. Ho detto Henry? Volevo dire Charlie! Aveva la faccia in fiamme. Cerc di sdrammatizzare, facendo una risatina. Che strano. Chiss perch l'avr detto?
Amber la fiss per un attimo ma non disse nulla. Non era la prima volta che Becky aveva un lapsus di questo tipo. Raggiunsero la macchina di Amber in silenzio. Becky, ti vedi con qualcuno, a parte Charlie? le chiese una volta salite a bordo.
Becky mormor una silenziosa preghiera di ringraziamento.
Qualunque fossero i sospetti di Amber, era chiaro che non aveva capito la situazione. No, non essere sciocca.  stato un lapsus, non so proprio perch ho detto cos. Ho appuntamento con Charlie alle cinque a casa.
Me lo diresti, vero? domand Amber mettendo in moto.
Ma certo esclam Becky guardando in basso e allacciandosi la cintura per non incrociare lo sguardo dell'amica. Intravide il proprio viso nello specchietto laterale. "Bugiarda. Stronza." Poi si volt dall'altra parte.
Tre ore dopo, col viso appoggiato sulla pancia nuda di Henry e le dita che gli accarezzavano la leggera peluria scura sotto l'ombelico, Becky chiuse gli occhi piena di vergogna.
Cosa c' che non va? le chiese Henry mentre la sua pancia si sollevava dolcemente sotto la guancia di lei.
Niente sussurr Becky. Sono solo triste, ecco. Questo pomeriggio  partita Madeleine.  andata a lavorare a Belgrado.
E che cosa far? Henry le prese una mano spingendola con decisione verso il basso.
Non lo so...  un progetto che ha a che vedere con la sanit.
Amber non me l'ha spiegato bene. Oh. Ti piace?
S. E tanto bast. Guardando il viso di Henry - la pi dettagliata mappa del piacere che lei avesse mai visto - Becky dimentic la sua vergogna.
S, mi piace.
Dopo aver lasciato Becky alla stazione della metropolitana di Hammersmith Amber torn a Islington. Becky era stata molto determinata, non voleva che l'amica l'accompagnasse fino a East Dulwich, era troppo lontano, troppo fuori mano per lei.
Nonostante Amber avesse protestato dicendo che non aveva altri impegni, Becky era stata irremovibile. Amber l'aveva osservata attraversare la strada con la chioma rossa che le ondeggiava intorno al viso. Negli ultimi mesi c'era qualcosa di diverso in Becky. Amber non avrebbe saputo dire esattamente di che cosa si trattasse, ma l'amica era un po' pi circospetta del solito, un po' pi pensierosa. Amber immaginava che fosse per via del lavoro: la galleria si stava ingrandendo. Morag aveva rilevato in blocco alcuni locali a qualche isolato di distanza e stavano pensando di suddividere gli artisti in due categorie: una per "Composizioni e Sculture" e un'altra per "Belle Arti e Fotografia". Ad Amber era sembrata una buona idea, sebbene lei non fosse un'esperta in quel campo, ma stranamente Becky non ne aveva voluto parlare. Non era proprio da lei, di solito Becky annoiava a morte chiunque con le sue descrizioni delle sottigliezze del mondo dell'arte e delle differenze, pi o meno reali, tra i sei o sette artisti del gruppo che gravitava attorno alla galleria di Morag. Ultimamente, per, non era il mondo dell'arte a occupare la mente di Becky e ad Amber sarebbe piaciuto scoprire che cosa ci fosse al suo posto. Non aveva niente a che vedere con lei, di questo Amber era quasi certa.
Si ferm davanti a casa. Erano le quattro e mezzo di una domenica pomeriggio e lei non aveva niente da fare. Si guard le mani. L'anello che portava sempre all'indice destro si era girato.
Lo raddrizz. "Speranza." Per il suo compleanno Madeleine e Becky le avevano regalato tre anelli d'argento con incise le parole "Speranza", "Fiducia" e "Lealt". Quello della Lealt l'aveva perso gi il primo giorno mentre quello della Fiducia le era caduto un mese dopo nel lavandino mentre si stava lavando le mani. L'anello della Speranza, invece, lo portava all'indice. La lotta per infilarlo era stata dura, ma almeno Amber non avrebbe corso il rischio di perdere anche quello. Nella sua vita, pensava, la speranza era una causa persa. Dopo il messaggio che Tende le aveva lasciato sei mesi prima, lei non l'aveva pi sentito. Non sapeva come rintracciarlo, non avendo n un numero n un indirizzo.
Aveva accarezzato l'idea di chiedere a Max, ma quando aveva fatto un tentativo, lui le aveva lanciato un'occhiata strana, quasi arrabbiata, e lei aveva deciso di lasciar perdere. Era rimasta in attesa di un'altra chiamata, ma invano. La cosa peggiore era che, pur non avendo sue notizie, Amber non riusciva a toglierselo dalla testa. Anzi, bastava una giornata come quella
- con Madeleine che partiva e la preoccupazione per Becky
- e il pensiero di lui le si affacciava con prepotenza alla mente.
Amber non riusciva a spiegarsi il perch e ogni volta si spazientiva con se stessa. Per quale motivo non riusciva semplicemente a dimenticarlo, chiudendo il capitolo di quella storia mancata, e andare avanti?

66
Nel pieno della riunione al palazzo presidenziale, Tende alz gli occhi e incroci lo sguardo del suo diretto superiore, il ministro dell'Interno. L'uomo aggrott un sopracciglio. La proposta che giaceva sul tavolo davanti ai ministri e ai loro vice stava creando un po' di scompiglio,
Perch lui  interessato a questo progetto? chiese il ministro dell'Economia guardando con aria scettica il rapporto che aveva di fronte.
Tende riflett qualche istante prima di rispondere. Per il profitto, naturalmente. Si tratta di un progetto ambizioso che richiede capitali ingenti. Nessuno si lancia in un'impresa del genere senza cercare di trarne il massimo guadagno. Ma c' dell'altro.
Max Sall  un uomo ricco. Molto ricco. A questo punto della sua vita, non credo sia solo il profitto a stargli a cuore. Penso sia davvero interessato...
A cosa? lo interruppe una voce stizzita.
... al nostro sviluppo. Al progresso. A ricambiare, per capirci.
Nella stanza cal il silenzio.
Perch nel nostro paese? chiese il viceministro per lo Sviluppo.
Non  un francese. Non ci sono in gioco interessi coloniali... o rimorsi.
Alcuni dei presenti si lasciarono scappare una risatina.
Chi lo sa? Timbuctu... dal Medioevo ha sempre rappresentato
un sogno per gli europei. Specie per un tipo come Sall. Come dicevo prima, i soldi li ha gi fatti. Questo progetto per lui ha qualcosa a che vedere col desiderio di dimostrare che la sua idea pu essere realizzata; non  una questione di denaro.  logico che ci debba essere un guadagno, ma secondo me la cosa che pi gli sta a cuore  un nuovo ruolo, suo e nostro. Penso si tratti di un'occasione unica che non possiamo permetterci di sprecare. Potrebbe rivelarsi una grande opportunit...
 sostenibile dichiar il consigliere economico del presidente.
Ecologicamente e anche culturalmente. Porterebbe molta occupazione nel Nord-est.
Ci fu un breve silenzio. Tutti i presenti erano fin troppo consapevoli dei problemi che affliggevano quella parte del paese.
Nell'arida e vasta zona ai confini col Sahara la disoccupazione era endemica e causava agitazioni. Sconfiggere le tensioni alimentate dai Tuareg ribelli che puntavano a una secessione dal Mali, oltre a essere assai dispendioso, era anche pericoloso. Tutti coloro che sedevano attorno a quel tavolo giudicavano impensabile la perdita di Timbuctu, uno dei luoghi pi famosi del mondo, la cui scoperta si doveva a tanti uomini che vi avevano dedicato la propria vita; quel posto costituiva una pietra miliare dell'identit e dell'orgoglio nazionale. Non era ammissibile che Timbuctu potesse appartenere ad altri. Ciononostante i problemi che la citt e l'intera regione si trovavano a fronteggiare erano innumerevoli. Timbuctu, come Max aveva constatato con i suoi occhi, si stava lentamente avviando verso il declino; la proposta di costruire le cave di sale pi grandi del mondo a Tghaza e Taoudenni, con un centro di distribuzione e lavorazione di primissimo ordine a Timbuctu, era praticamente una manna dal cielo perch se da un lato avrebbe consentito di mantenere le promesse elettorali dell'anno precedente, dall'altro avrebbe reso ricchi coloro che avevano investito nel progetto.
Tende abbass lo sguardo verso il paragrafo iniziale della relazione di Max.
"Far fiorire il deserto: opportunit per la realizzazione di investimenti e infrastnitture nella regione di Timbuctu. Questa citt leggendaria, un tempo centro nevralgico del commercio e della cultura nel Sahara occidentale,  avviata verso un lento declino.
Noi della Sall Investments, Inc. siamo in grado di proporre una straordinaria soluzione capace di porre un freno alla riduzione del ruolo strategico della regione e di restituire a Timbuctu il posto che le spetta a livello nazionale e internazionale. Crediamo che Timbuctu, un luogo ricco di storia e un simbolo del passato, debba essere anche un centro nevralgico del futuro, attraverso opportunit e prospettive."
Si diede una rapida occhiata intorno. Avevano tutti letto la relazione e, nonostante i loro volti fossero scuri e privi di espressione, Tende percep l'eccitazione e l'interesse suscitati dalle parole di Max. Lui stesso era rimasto colpito da quella descrizione di un piano di investimento di miliardi di dollari cui si aggiungeva l'assistenza tecnica necessaria per realizzarlo. Scorse la ricca brochure che Sall si era fatto realizzare appositamente. Aveva azzeccato lo stile: lucida, su carta patinata, estremamente professionale; abbastanza tecnica per convincere i membri pi scettici del governo, poetica e ottimista al tempo stesso. Tende si chiese se in quella relazione ci fosse anche lo zampino di Amber, anche se quello non sembrava il suo stile. La ragazza irruppe nei suoi pensieri in maniera improvvisa e del tutto inattesa. Tende ricordava ogni dettaglio di Amber: i capelli ricci che si muovevano quando lei si girava per riflettere su una domanda e i suoi occhi azzurri. Lui si rese conto tutt'a un tratto che gli mancava. Erano trascorsi quasi sei mesi dall'ultima volta che... Alz gli occhi.
Amadou Traor, il ministro dell'Interno, gli aveva chiesto qualcosa. Si volt subito verso di lui cercando di tornare con la mente al presente e alle questioni di cui stavano discutendo.
Chi sar il socio di Sall? Lei? ripet il ministro. Stava sorridendo ma la domanda era seria. Tutti si girarono a guardarlo.
No rispose Tende scuotendo la testa. Il ministero bandir una gara d'appalto, cercando di fare in modo che si costituisca un consorzio che raggruppi le diverse competenze. Il procedimento
sar pubblico e trasparente. Prima del bando effettueremo una preselezione come per qualunque altro progetto. Attorno al tavolo, tutti annuirono. Tende tir un cauto sospiro di sollievo. Le gelosie e i meschini nepotismi che assillavano il governo - come accadeva del resto in ogni parte del mondo - per il momento erano stati scongiurati. Lui si augur solo che continuasse cos.
La riunione giunse rapidamente alla conclusione. Il ministro incaricato ringrazi tutti i presenti esortandoli a prendere una copia del documento per esaminarlo in maniera approfondita e successivamente formulare eventuali domande. Seguirono le rituali frasi di chiusura. Tende guard tutti gli uomini - e l'unica donna, Maryse Konat, ministro dei Trasporti - prendere le carte che erano state loro consegnate e uscire lentamente dalla sala.
Poi si appoggi le dita sulle labbra. Max aveva lanciato la sfida e adesso sarebbe toccato a Tende fare in modo che il proprio governo la raccogliesse. Segu i colleghi fuori dalla stanza, rallegrandosi per l'andamento della riunione. Era per turbato per il modo con cui il viso di Amber Sall continuava ad affacciarglisi alla mente. In fin dei conti Tende era un amante della disciplina, gli piaceva che le cose seguissero un ordine logico e preciso. Non amava le sorprese, e Amber l'aveva sorpreso. Si meravigliava ?anche di se stesso. Perch non riusciva a smettere di pensare a lei?
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Kieran si guard attorno. I quattro amici - Jake, Digger, Will e Kieran - erano sul mezzanino di passaggio e guardavano, sotto La scala di vetro, gli operai che incassavano nel pavimento l'ultima lampada della fila che correva parallela alle finestre. Gli architetti avevano pensato di giocare sugli effetti sonori e luminosi per ?caratterizzare il locale. Mentre a Kieran l'idea era piaciuta subito, Jake e Digger si erano mostrati scettici. Digger aveva vissuto a New York alla fine degli anni Ottanta e secondo lui bisognava ispirarsi a club tipo lo Studio 54 e l'esclusivo Xenon, con i loro allestimenti elaborati e gli arredi stravaganti. Kieran e Will La pensavano diversamente. Entrambi si immaginavano il Paradise di Paola in tutt'altro modo: non sarebbe stato una discoteca
n un nightclub, ma piuttosto un laboratorio di suoni e luci, secondo la definizione dell'architetto. Paul Oakenfield, il deejay emergente che Will aveva conosciuto a Ibiza l'estate prima, aveva accettato di essere ospite del loro locale a patto che gli venisse data carta bianca in fatto di musica. Nel suo campo Paul era un'autentica star. Will raccontava di aver visto migliaia di persone affollare la spiaggia di Ibiza solo per assistere alle sue performance alla console, pagando per ascoltarlo; il suo dito magico sapeva davvero conquistare il pubblico.
Paul era pian piano riuscito a convertire i quattro alla sua visione di un grande spazio vuoto al pianterreno, pieno di luci che
cambiassero colore e intensit a seconda della musica. Uno spazio in grado di accendere la folla che inevitabilmente si sarebbe accalcata in coda attorno all'isolato e dare il la alla festa del dopo mezzanotte. I cinque bar del locale, dove non si sarebbero serviti alcolici, sarebbero stati illuminati in controluce con lastre di acciaio inossidabile a tutta altezza, mensole in cristallo ed enormi frigoriferi industriali nascosti sotto piani lucidi di corian nero. Riflettendo le variazioni di colore delle pareti pi esterne, le lastre d'acciaio avrebbero gettato bagliori soffusi sulle sagome e sui volti che - ci si augurava - avrebbero preso d'assalto il bar.
Il mezzanino col pavimento in cristallo e la scalinata sospesa in vetro e acciaio era l'arena del deejay. Quasi due terzi dei primi due milioni di sterline erano serviti per pagare l'impianto acustico; come aveva spiegato Paul, avrebbe dovuto reggere lunghi periodi di utilizzo ed essere di grande impatto. I deejay stavano cominciando a diventare veri divi e pretendevano la stessa attenzione e visibilit delle pop star. Lass, in quella postazione con le console luccicanti e la schiera di sintetizzatori e piatti, c'erano pavimenti di cristallo da dove la bella gente, come quella che avrebbe portato Paola, si sarebbe potuta sporgere per osservare lo spettacolo sottostante.
Altrettanto importanti per il successo del locale, erano i due piani sotterranei. La sala bianca del primo interrato riservata ai vip era uno spazio minimalista, quasi asettico, arredato con divani in pelle bianchi, pannelli di cristallo fum e luci soffuse; era provvista di un bar che serviva qualunque tipo di alcolico. La sala poteva contare su un impianto sonoro separato e alcuni angoli raccolti e appartati dove la clientela pi matura poteva rifugiarsi dopo aver fatto follie al piano superiore. L'idea di rilasciare una tessera vip per la sala bianca era stata di Will: in questo modo si sarebbero evitati sovraffollamenti e l'accesso selettivo avrebbe tenuto lontani gli ubriachi, preservando cos il raffinato arredamento della sala e dando un tocco esclusivo al locale; inoltre la direzione avrebbe avuto la possibilit di controllare chi entrasse e che cosa facesse. Il secondo e ultimo piano interrato, infine,
era riservato ai bagni e ad alcuni comodi spazi per il relax, dove le clienti potevano ritoccarsi il trucco, chiacchierare e darsi una rinfrescata prima di tornare di sopra.
Quando Kieran vide Paola salire le scale per raggiungerli, le rivolse un'occhiata di ammirazione. Dopo il comportamento isterico della volta precedente, adesso sembrava incantata dal posto.
I quattro le strisciavano dietro mentre l'architetto, rosso in viso, prendeva febbrilmente nota dei difetti che lei gli faceva notare.
Era molto efficiente: qui manca un portarotolo per la carta igienica, l la superficie non  stata verniciata... Kieran e Digger si guardarono. Ricordavano bene i capricci che Paola aveva fatto la prima volta che era stata l, frignando per un po' di polvere sugli stivali. Udendo le dichiarazioni entusiaste di cui stavolta la ragazza era prodiga, l'architetto si concesse un cauto sorriso e Kieran e Digger tirarono un sospiro di sollievo. Mancava meno di una settimana all'inaugurazione del Paradise di Paola ed erano tutti stanchi e irascibili.
Kieran non aveva mai lavorato tanto in vita sua: si svegliava tutte le mattine alle sette e Will passava a prenderlo alle otto.
Poi trascorreva tutta la giornata al club per controllare i lavori, incontrare i fornitori, i deejay, gli addetti alla sicurezza, i rappresentanti del comune e cos via. Comunque gli piaceva da morire.
Non avrebbe mai pensato prima di allora che avere qualcosa da fare ogni giorno fosse cos elettrizzante. Il mattino Kieran praticamente non vedeva l'ora di alzarsi.
Inoltre, e non era cosa da poco, lui aveva smesso con la droga. Non avrebbe mai potuto tenere quei ritmi lavorativi se si fosse fatto. Naturalmente, durante la giornata i quattro amici si facevano qualche spinello e la sera Kieran fumava un po' d'erba prima di addormentarsi, ma in confronto allo stato in cui si ira ridotto negli ultimi anni, adesso si sentiva pieno di energia.
Lanci un'occhiata furtiva a Paola. Sembrava sempre cos in forma: dorata, luccicante e pulita. Lui adorava starle vicino per cogliere l'aroma del suo costosissimo profumo o dei suoi capelli quando li gettava dietro le spalle. Quella ragazza sembrava cos
perfetta, e Kieran la trovava irresistibile. D'altra parte Paola era un vero schianto e nessuno sarebbe stato immune al suo fascino.
Kieran scrut le occhiate estasiate che gli altri le lanciavano.
Lei indossava un top scollato e un paio di jeans molto attillati.
Lui ebbe il sospetto che anche gli amici facessero fatica a concentrarsi su quel che Paola stava dicendo e la cosa lo fece sentire in imbarazzo.
Il fatto era che Paola lo metteva sempre a disagio. Kieran non riusciva mai a capirla fino in fondo e non sapeva come comportarsi con lei. Tuttavia, dentro di s, era consapevole che avrebbe dovuto limitarsi a considerarla sua sorella, proprio come Amber, per quanto qualunque tipo di paragone tra le due ragazze fosse impossibile. Amber riusciva sempre a farlo sentire stupido, debole e patetico, e la dinamica del loro rapporto era ormai talmente radicata che era impensabile cambiarla. Anche se ultimamente, si disse Kieran, le poche volte che si erano parlati, Amber gli era sembrata diversa. Negli ultimi due mesi lei aveva accennato un paio di volte al fatto che Kieran stava facendo un ottimo lavoro e l'attenzione della sorella lo aveva stupito. E anche il rapporto di Kieran con Max era cambiato: dopo tanti anni, improvvisamente, erano pi vicini. Gli piaceva che il padre ascoltasse con interesse ci che lui gli diceva e che ogni tanto Max andasse al locale per vedere come procedevano i lavori. L'ultima volta che era stato l, Max gli aveva persino dato una pacca sulla spalla.
Quel gesto lo aveva fatto sussultare ma al tempo stesso lo aveva riempito d'orgoglio.
Okay. Io vado disse Paola. Ciao, Kieran. Ci vediamo la settimana prossima. I saluti con Paola duravano una decina di minuti.
Tre baci a ciascuno dei presenti e a lui un veloce abbraccio.
Mentre la osservava andare via, sent crescere l'irritazione per il modo in cui gli operai si erano incantati a guardarla. Kieran prov un miscuglio di rabbia e gelosia. Scosse subito la testa. Quella ragazza lo sconcertava. Non solo, era sconcertato anche da se stesso. Si avvi verso i bagni.

Non dirmi che vuoi chiedermi un altro favore disse Amber per punzecchiare Max. Erano seduti sulla terrazza del nuovissimo River Caf di Hammersmith, sicuramente non il genere di locale preferito da Max, ma Amber si era rifiutata di spingersi oltre Garrick.
Certo che s le rispose lui con un rapido sorriso. Quando furono interrotti dal cameriere, Amber not che Max osservava soddisfatto la terrina incandescente di salmone e indivia che aveva davanti. Ah, tra l'altro, offri tu esclam prendendo un pezzetto di pane.
Amber alz gli occhi al cielo. D'accordo. Di che favore si tratta?
Che tipo di articolo vuoi, stavolta?
No, non si tratta di scrivere. Sarebbe eccessivo. Porta solo degli amici.
Portarli dove?
Al locale di Kieran. L'inaugurazione  fra una settimana.
Non sar un'impresa difficile, ne parla mezza citt rispose Amber assaggiando un asparago. Era favoloso.
Davvero? Max sollev lo sguardo, sorpreso e compiaciuto.
Immagino che ci sar anche Paola.
Certo. Dopotutto  il suo locale.
Gi.
Veniamo a noi. Come sai, ci hanno lavorato sodo. Non ho problemi ad ammettere che sono piacevolmente sorpreso. Amber annu con aria torva. Paola  stata davvero preziosa.
Ne sono certa. D'accordo. Be', sparger un po' la voce, ma non credo che ce ne sar bisogno, i miei amici mi stanno gi chiedendo se li posso inserire nella lista dei VIP.
Ovvio che puoi. Baster che tu dia l'elenco dei nomi a Kieran.
Max port alla bocca una forchettata di salmone. Ci sar anche Tende aggiunse.
Amber rischi di soffocarsi. Veramente? Non mi sembra il
tipo che interviene a un evento del genere disse cercando di rentare disinteresse. Aveva il cuore in gola.
No, sar a Londra per il nostro progetto. Sta procedendo Ivne spieg Max allegro.  gi riuscito a ottenere gran parte delle approvazioni che servono. Secondo lui, potremo partire nel giro di sei mesi. Penso che il nostro obiettivo siano sei settimane, anche se dalle sue parti pare che le cose in genere vadano per le lunghe. Max cominci a divagare ma Amber aveva smesso di ascoltarlo. D'un tratto una settimana le sembr un tempo terribilmente lungo.
In effetti, i giorni sembrarono non passare mai. Amber faceva fatica a concentrarsi sul lavoro al punto che persino Becky cominci a lamentarsi che l'amica era distratta. Non che Becky fosse particolarmente concentrata: era diventata molto riservata riguardo ai propri impegni. Amber era convinta che stesse combinando qualcosa, ma dopo aver ricevuto la notizia dell'arrivo di Tende Ndiaye, le sue preoccupazioni per l'amica erano state temporaneamente archiviate. C'era una questione ben pi importante e spinosa di cui Amber doveva occuparsi: Paola. L'eccitazione che Amber provava ogni volta al pensiero di rivedere Tende era offuscata dall'ansia all'idea che ci sarebbe stata anche Paola.
Qualunque cosa potesse succedere alla festa d'inaugurazione, le sarebbe stato impossibile competere con la sorella per conquistare l'attenzione di Tende o di chiunque altro. Amber passava le serate sdraiata sul divano in balia di una sensazione a met tra l'attesa e la paura. Quando pensava a quello che avrebbe potuto indossare per la serata subito si diceva che qualunque cosa si fosse messa sarebbe sembrata insignificante di fronte alla mise della sorellastra. Amber non era abituata a guardarsi con apprensione nuda nello specchio del bagno - quella era pi una cosa da Becky -, tuttavia in quella settimana lo fece ogni sera. Troppo magra, troppo pallida, troppo mascolina... e i capelli? Non erano n corti n lunghi. Che cos'avrebbe potuto fare? Becky non le era stata di alcun aiuto. Le aveva detto di essere troppo impegnata: il lavoro, le bizze degli artisti, Morag che pretendeva troppo. Ma 
quando due giorni prima della serata d'inaugurazione, Amber era saltata su un taxi all'ora di pranzo e si era fiondata alla galleria per farsi dare un consiglio sul taglio di capelli, Morag le aveva detto che Becky non si era fatta vedere per tutta la settimana.
A quanto pareva, era ammalata. Amber si era scusata ed era uscita di corsa, ma l'espressione perplessa sul volto della ragazza non era sfuggita a Morag.
In casa la tensione nell'aria era percettibile. Amber arriv alle sei, intenzionata a depositare i bagagli e volare subito dopo al
ireene's Salon & Spa sulla Elgin Avenue. Aveva un appuntamento alle sei e un quarto. Intravide Siobhn precipitarsi paonazza di sopra mentre si udivano il rumore di un vetro in frantumi e le urla stridule di Angela. Amber si domand che cosa stesse succedendo. In realt non l'aveva neppure sfiorata l'idea
che la madre avrebbe potuto presenziare alla serata. Aveva intenzione di andarci? Sicuramente no. Innanzitutto, ci sarebbe stata Francesca e Kieran non avrebbe gradito quel quadretto alla serata inaugurale. Amber appoggi le valigie a terra e chiuse la porta. Era gi abbastanza nervosa e non aveva intenzione di lasciarsi turbare da una delle sfuriate di Angela. Quindi usc in strada
e s'incammin a passo spedito.
alle nove e un quarto Max era sulla soglia della camera di Angela e la osservava con malcelata irritazione. Siobhn le aveva appoggiato sul letto i vestiti che lei le aveva chiesto e se n'era andata in silenizio. Dove diavolo pensava di andare? le aveva chiesto Max.
Se credi che abbia intenzione di perdermi il momento pi
importante della vita di mio figlio - anzi, di nostro figlio - sar meglio che ci ripensi gli rispose guardandolo nello specchio del
mobile da toeletta. Max non disse nulla. E non me ne frega nulla  se c' anche Francesca. Kieran  mio figlio, non il suo.
Paola non valeva neanche la pena nominarla. Si raccolse i capelli Aveva le mani che tremavano ma era decisa a non darlo
a vedere. Alle sue spalle qualcosa si mosse. Max le si era avvicinato.
Lo vide nello specchio. Improvvisamente lui alz le mani
gliele appoggi sulle spalle nude. Angela deglut. Si fissarono un attimo.
Stai... bene le disse lui alla fine.
Grazie sussurr lei. Non riusciva neppure a ricordare l'ultima volta che Max le aveva parlato senza arrabbiarsi. Si guard nello specchio. Morbidi riccioli biondi raccolti, gli occhi truccati con l'eyeliner nero e il mascara; una spolverata di fard e le labbra ben disegnate, di un rosso intenso. Siobhn era brava quanto la ragazza del parrucchiere, se non addirittura di pi.
Max fece scivolare una mano fino a insinuarsi nella scollatura della vestaglia e le accarezz il seno. Angela trasal. Rimasero a guardarsi, immobili, davanti allo specchio. Quando infine le dita di lui si fecero lentamente strada verso un capezzolo e lo sfiorarono con delicatezza, Angela chiuse gli occhi. Poi lui fece ruotare la sedia su cui lei sedeva e quando furono l'uno di fronte all'altra, senza allontanare la mano, si chin a baciarla con passione.
La sua lingua aveva il sapore che lei ricordava e lei ripens all'ultima volta in cui aveva sentito quell'esplorazione calda e familiare. Gli si strinse contro muovendo istintivamente le mani verso la cintura di lui. Riprov la dolce e conosciuta frenesia che precedeva il momento in cui lui la penetrava. Max gemette, senza preoccuparsi del fatto che giacevano sull'abito che Siobhn aveva stirato con grande cura e che lui non si fosse nemmeno tolto i calzoni.
Sst. Il viso di Max era uno strano miscuglio di desiderio e disgusto. Angela se ne accorse poco prima che le esplodesse dentro chiudendo gli occhi come se non potesse sopportare la vista di quanto aveva appena fatto. Ci fu qualche momento di silenzio prima che lui la allontanasse. Angela non riusc a guardarlo, si port le ginocchia al petto abbracciandosi con fare protettivo il corpo nudo. Fatica sprecata. Max si alz senza dire una parola e usc.
Amber alz lo sguardo proprio mentre Angela scendeva le scale. Stava molto bene. Indossava un completo pantalone bianco e un paio di stivaletti con il tacco a spillo; appena visibile sotto la giacca, spuntava una camicetta di pizzo nero. I capelli erar
sciolti a incorniciarle il viso con morbide onde e il viso era sapientemente truccato. Aveva perfino lo smalto alle unghie. Erano anni che Amber non vedeva sua madre cos in forma. Si disse che era stata sciocca a pensare che Angela non sarebbe stata presente a quella serata. Dopotutto Kieran era il suo cocco, da sempre, ed era assolutamente naturale che lei desiderasse condividere il suo successo.
Sei una meraviglia le disse quando la madre ebbe raggiunto l'ultimo gradino.
La donna le rivolse un sorriso incerto e nervoso che le strinse il cuore. Il tremore delle mani era l'unico segnale dello sforzo che doveva esserle costato arrivare fin l. Anche tu, tesoro rispose Angela rovistando nella borsetta alla ricerca di una sigaretta.
Ormai sei una donna.
Grazie. Amber sorrise. Dov' Max?
Ehm... penso che stia arrivando.  dovuto andare a cambiarsi.
Divent paonazza. Amber le rivolse una rapida occhiata ma prima che potesse aprire bocca, sent i passi di Max scendere le scale.
Siamo pronti? domand lui con un sorriso.
Kieran  gi l? si inform Amber. Non se la sentiva di chiedere notizie di Tende.
Max annu. Star assaporando il panico dell'ultimo momento, sicuramente. Andiamo? Ad Angela non rivolse uno sguardo, n una parola.
I tre uscirono e si infilarono nella Jaguar che li stava aspettando.
...
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...
FINE Parte 2.